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Galliani: Serie A nell’anno solare

Adriano Galliani suggerisce al calcio una migliore collaborazione con Coni e politica ("Nel 2003, con i ricorsi del Catania di Gaucci, ne uscimmo con condivisione totale delle scelte finali") e rilancia il suo mantra
Monica Tosolini

Adriano Galliani suggerisce al calcio una migliore collaborazione con Coni e politica (“Nel 2003, con i ricorsi del Catania di Gaucci, ne uscimmo con condivisione totale delle scelte finali”) e rilancia il suo mantra: “Finire i campionati è infinitamente meglio che non giocare più”.

L’ad del Monza mette sempre davanti salute e sicurezza: “La prima data utile sembra giugno ma se così non fosse sposteremmo le lancette più in là”.

Nell’intervista al Giornale si parla della proposta di allineare i campionati all’anno solare, finendo con calma la stagione 2019/20 anche oltre settembre e ripartire nell’anno nuovo con la prossima stagione: “Intanto se tra campionati e coppe si andasse in autunno, sarebbe una conseguenza quasi inevitabile. E poi nel 2022 ci saranno i Mondiali in Qatar da novembre a dicembre, possiamo allinearci”.

Galliani spiega anche come, dopo il 2022, si tornerebbe al classico svolgimento della stagione tra agosto e maggio dovendo giocare in pochi mesi: “Dividere la Serie A in due gironi da dieci squadre con le prime otto o prime quattro che si sfidano ai playoff per lo scudetto facendo durare la stagione solo cinque mesi”.

Rimarrebbe il problema dei contratti in scadenza al 30 giugno: “Da quello che so e leggo, i campionati europei finiranno in periodi diversi da loro. Quindi si potrebbe trasformare la data del 30 giugno nella frase ‘fino ai termine del campionato’. Ovviamente andrà chiuso il mercato fino alla conclusione dei tornei in modo che chi non accettasse la nuova clausola, non possa accasarsi in un’altra squadra a campionato ancora in corso”.

Chiusura sulla Lega Pro che ragiona anche sullo stop definitivo: “Quello di Serie C è un campionato senza risorse che vive grazie al mecenatismo di 60 eroi che investono 120 milioni l’anno nel settore. Chissà quanti resisteranno alla tempesta economica prodotta dal virus”.

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