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Apertura stadi: Conte e gli altri del fronte del ‘no’

Nel nuovo Dpcm atteso per domani si confermerà la chiusura al pubblico degli stadi.
Monica Tosolini

Nel nuovo Dpcm atteso per domani si confermerà la chiusura al pubblico degli stadi. Il Premier Giuseppe Conte ha dichiarato ieri: “Nello stadio l’assembramento è inevitabile: l’apertura la trovo inopportuna. È chiaro che se dobbiamo convivere con la pandemia, dobbiamo privilegiare le attività più importanti, quelle che sono caratterizzanti il nostro vivere quotidiano, la nostra vita sociale, la nostra vita associativa, la scuola. Per quanto mi riguarda, ma non è ancora una riflessione condivisa con il governo, la presenza allo stadio, così come manifestazione in cui l’assembramento è inevitabile, perché ci si siede vicini, vicinissimi stretti, come pure in fase di ingresso e di uscita, secondo me non è assolutamente opportuna”.

Si sono espressi in tal senso prima di tutti il presidente dell’Istituto Superiore della Sanità Silvio Brusaferro, ma anche il presidente dell’Aia Renzo Ulivieri e il ministro della Salute Speranza.

Contrario Matteo Salvini, che a ‘Radio Punto Nuovo’ ha risposto a Conte: “Non sono d’accordo sulla chiusura degli stadi, e non è una questione politica. Lo sport è passione, le partite di pallone, tennis, basket, pallavolo senza pubblico non mi paiono sport. Ricordo a Conte, giusto per non farne una questione di partito, che nella Emilia Romagna governata dal Pd per il Gp di motociclismo a Misano hanno autorizzato l’ingresso di 10 mila persone a gara in maniera oculata. Se gli stadi di Roma, Milano, Napoli, che ne contengono 50-60 mila fanno entrare 10 mila i tifosi va bene, direi. Infine temo che il tifoso, alla terza partita in televisione con il pubblico finto, cambia canale e che senza vendere i biglietti le squadre di B o C fra due mesi possono arrivare a una strage di club e di lavoratori”. Opinione condivisa dal tecnico del Bologna Mihajlovic e dal presidente della Lega Pro Ghirelli.

E la Lega Serie A? La Gazzetta dello sport riassume la sua posizione: “La Confindustria del pallone aveva presentato un dettagliato e scrupoloso protocollo da seguire per la riapertura degli stadi in percentuali variabili a seconda degli impianti in massima sicurezza. Ma quel documento risale a luglio, in una situazione ben differente per quanto riguarda il numero dei contagi rispetto a quella attuale. Si spiega così la posizione attendista di via Rosellini: ora tocca a chi ha il potere di decidere comunicarlo. Fermo restando che nell’inevitabile mosaico di pareri tra i 20 club ci possono essere presidenti più propensi alla riapertura e colleghi più sensibili all’attesa. Il vero obiettivo, come detto, rimane ottobre. E a dare un segnale in tal senso ci penserà la scuola. La riapertura della maggior parte degli istituti fissata per lunedì 14 consentirà di avere un quadro dell’andamento dei contagi nei 10-15 giorni successivi. Se l’impatto lungo la penisola verrà contenuto si potrà pensare alle aperture degli stadi di calcio. Il calcio va a scuola dunque. Un ritorno virtuale sui banchi per tornare a guardare una partita dal vivo”.

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