Home » L’ Italia del calcio presa a “bastonate” in Bosnia

L’ Italia del calcio presa a “bastonate” in Bosnia

Nessun alibi, sistema e governance da riformare
Redazione

Che non fosse nata sotto un’egida propriamente apotropaica questa Nazionale lo si era intuito da tempo, ma l’eliminazione contro la Bosnia Erzegovina aggiunge una nuova, grottesca nota a piè di pagina nella storia recente del calcio italiano. Non è tanto la sconfitta in sé ai rigori poi a scandalizzare – il calcio, dopotutto, contempla anche l’imprevisto – quanto la sensazione, ormai cronica, di un sistema tutto italiano, che inciampa sempre nello stesso modo, con la stessa goffaggine, come un attore che dimentica la battuta clou nella scena madre.

Eppure abbiamo campioni come Sinner, Bezzecchi, e lo stesso Kimi Antonelli che avrebbero molto da insegnare.

La Bosnia non ha fatto nulla di trascendentale, se non presentarsi con ordine, dignità e una fame che agli azzurri pare estranea da anni, spesso adusa vivacchiare come a Zenica sul gol semi-rubacchiato da Kean. E qui sta il punto: l’Italia non perde solo contro un avversario modesto pari ad un’area geografica simile a Toscana e Emilia accorpate, perde contro una versione più essenziale e moderna di questo sport, quella che non ha bisogno di narrazioni consolatorie, né di alibi strutturali. Una squadra umile quella slava che sa cosa vuole ottenere, una – quella azzurra – che sembra ancora chiederselo, specchio di un calcio ormai vetusto, a tratti improponibile.

Il problema non è tecnico – o meglio, non è solo tecnico. È culturale. Da troppo tempo il calcio italiano vive di rendita, aggrappato a un passato che funziona ormai come una coperta logora: scalda poco e lascia scoperti nei momenti decisivi. Si invocano cicli, si parla di rifondazioni, si cambia il volto ma non la sostanza. Si chiede a Gattuso che in carriera poco ha combinato come coach, di assemblare un gruppo i cui valori tecnici sembrano persino eterei come dimostrato in occasione dei fatali penalty. E intanto, ogni eliminazione diventa meno sorprendente e più inevitabile.

C’è qualcosa di profondamente ironico nel modo in cui questa Nazionale si scioglie proprio quando dovrebbe compattarsi. Il talento, quando c’è, si disperde in giocate sterili, in passaggi all’indietro anziché in opportunità da creare; l’organizzazione si sgretola alla prima difficoltà, il carattere – quello che un tempo veniva dato per scontato – sembra emergere solo davanti al precipizio, quando ormai la situazione é compromessa. E così si assiste a partite in cui il possesso palla diventa un esercizio estetico privo di incisività, una sterile coreografia che non porta da nessuna parte, con giocatori conclamati che commettono errori imperdonabili.

Nel frattempo, altrove, si costruisce. Senza proclami, senza nostalgia. La Bosnia, con tutti i suoi limiti, ha offerto una lezione semplice: il calcio premia chi ha un’idea chiara e la persegue con coerenza. L’Italia, invece, appare come un laboratorio permanente dove si sperimenta tutto tranne ciò che serve davvero: identità, coraggio, lucidità ispirandosi a chi oramai é avanti di lustri, vedi Spagna o Inghilterra, ma ora amaramente anche la Bosnia, un paese che supera di poco 3 milioni di anime.

E allora forse questa eliminazione non è un incidente, ma un sintomo. L’ennesimo. Continuare a trattarlo come un episodio isolato evocando deficienze arbitrali sarebbe l’errore più grave, perché significherebbe non aver capito nulla, ancora una volta. Il rischio non è perdere una partita, o peggio il terzo mondiale consecutivo !!, ma smarrire definitivamente il senso di ciò che si è stati e, soprattutto, di ciò che si vuole diventare, con un establishment che non ha nemmeno la dignità di togliere il disturbo.

Facile ora rimuginare sul grottesco post Irlanda, quando elementi importanti si facevano riprendere in incomprensibili festeggiamenti per il passaggio della Bosnia, la quale chissà per quali reconditi motivi venivano considerati dai nostri “fenomeni” inferiori ai gallesi, esternando in tal senso una miseria tipica di chi si sente davvero piccolino. Un onta che rimarrà agli annali, davvero difficile da debellare. 

La speranza è che tale delusione sportiva ci regali forse l’unica soluzione auspicata; la sola almeno forse in grado di lenire il dolore che ogni amante del calcio avverte in maniera lancinante – che se ne vadano tutti a casa! 

AM

Articoli Correlati

©2023 UDINESEBLOG. Tutti i diritti riservati | IL FRIULI – P. IVA 01907840308
Powered by Rubidia