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Di Natale tra Spezia, Juventus e Udinese. Un destino bianconero!

"Desidero formarmi in mezzo ai giovani e tornare in Friuli da allenatore esperto"

Di Natale tra Spezia, Juventus e Udinese. Un destino bianconero!

Nella settimana che conduce allo speciale match di campionato tra Juventus e Udinese, la redazione di juvenews.eu ha intercettato la leggenda bianconera Antonio Di Natale. A lui è stata affidata l’analisi sulla gara valevole per il sedicesimo turno di Serie A, ma anche un excursus a 360° tra passato, presente e futuro dell’ex numero 10 friulano.

Come stai vivendo la tua nuova avventura da allenatore? “Si tratta di un’esperienza completamente diversa rispetto al calcio giocato. Come atleta giochi e pensi prevalentemente a te stesso; quando alleni invece è necessario ragionare in un modo differente. Attualmente allo Spezia Under 17 dirigo 22 giocatori, e mi piace pensare di far fare un percorso di crescita a dei giovani ragazzi; è sempre stato un mio sogno”.

Ti manca il calcio giocato? “Quando si arriva a 39 anni come ho fatto io, dopo una lunga carriera, è giusto che uno prenda la decisione di lasciare. Però ogni tanto qualche partita la faccio molto volentieri”.

Che cosa rappresenta per te l’Udinese? Credi nella salvezza della squadra? “I miei dodici anni a Udine hanno rappresentato un percorso di crescita fantastico, dopo una lunga formazione a Empoli. L’Udinese è una società molto importante, seria, e ancora adesso mantengo un bellissimo rapporto con la famiglia Pozzo. La squadra negli ultimi anni sta facendo un po’ di fatica ad ottenere risultati, ma è molto ben organizzata e costituita da tanti giocatori importanti. La classifica è quella che è, ma sono sicuro che l’Udinese farà sempre qualcosa in più per centrare l’obiettivo”.

Speri di poterla allenare un giorno? “Sicuramente è un altro dei miei sogni. Prima però vorrei migliorarmi piano piano, senza bruciare i tempi, cercando di crescere con i ragazzi e tentando di accumulare molta esperienza”.

Che tipo di partita ti aspetti tra Juventus e Udinese? ”Sarà una partita difficilissima. La Juve quando perde una gara è raro che sbagli una seconda volta. L’Udinese però deve crederci perchè la squadra di Sarri viene dal turno di Champions e ha molti giocatori indisponibili. Quindi i friulani possono tentare di giocarsi la partita, senza aver paura di affrontare una grandissima squadra. Solo così possono sperare di portare a casa qualche risultato”.

Per quanto riguarda la lotta scudetto, vedi sempre la Juve favorita o credi nell’impresa di Inter o Lazio? “Sono squadre diverse, ma credo sia una lotta tra Juve e Inter. Conte sta portando una mentalità vincente e ha un progetto di crescita elevato; sta dimostrando di essere un grande allenatore. Sarri è più concentrato sulla qualità del gioco e fa divertire un po’ di più l’ambiente. Tuttavia credo che la Juve più di tutti sia avvantaggiata per la rosa che ha a disposizione”.

Vedi un nuovo Di Natale nel calcio italiano? “Innanzitutto faccio i complimenti a Mancini, perchè ha dimostrato di essere un grande allenatore e ha puntato su tantissimi giovani che stanno maturando moltissimo. Inoltre è anche un grande dirigente, in quanto la Nazionale non va solamente allenata; è necessario saper individuare chi è all’altezza, per poi guidarlo nel percorso di crescita. Lui è in grado di gestire benissimo questo tipo di situazioni. Il calciatore che per qualità assomiglia di più a me, e nel quale mi rispecchio molto, è Insigne”.

Parlando di Ciro Immobile, pensi che il suo rendimento in Nazionale, differente da quello che ha con la Lazio, sia dovuto al peso della maglia? “Secondo me no. La Lazio gioca soprattutto per lui, come l’Udinese faceva con me. In Nazionale ci sono tanti giocatori di qualità diverse, e ognuno ha un modo differente di pensarla. Immobile deve capire che la Nazionale è di tutti e per questo deve cercare di dare qualcosa in più. Sta comunque dimostrando di essere un grandissimo attaccante e merita di giocare titolare anche con la maglia azzurra, soprattutto per il rendimento costante degli ultimi 3 anni”.

Ritornando a Juventus-Udinese, per te è una gara dal sapore speciale: da una parte la squadra di una vita, dall’altra quella alla quale sei stato molto vicino. Rifaresti la stessa scelta? “Io l’ho sempre detto: ho fatto una scelta di vita e la rifarei. Pur la Juve sia sempre stata la squadra più forte e vincente d’Italia, quando si ragiona con il cuore non è possibile pensare a nient’altro. La mia è stata una scelta per i tifosi, per la mia famiglia e per la società. Tutto quello che ho fatto in carriera è merito mio, ma anche dell’Udinese”.

Perché nel calcio di oggi non esistono più bandiere come lo eravate tu, Totti o Del Piero? “Sono cambiate tantissime cose. La gestione dei soldi e i prezzi che ci sono adesso mettono in crisi le società. Si fa fatica a trattenere dei calciatori quando si parla di cifre tra i 60, gli 80 o i 100 milioni di euro. Credo però che debba anche essere una scelta dei singoli giocatori, come è stato per me, Totti o Maldini”.

Quel gol al Chievo, come la pensi una roba del genere? “Quando Pereyra ha effettuato il lancio, la prima cosa che ho pensato è stata: “Calcio al volo”. In quei momenti si ha a disposizione frazioni di secondo, e può capitare anche che manchi il pallone, facendo una figuraccia. Fortunatamente è andato tutto bene; grande palla di Pereyra e bel tiro al volo. È stato un grandissimo gol per me”.

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