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120 anni di Udinese: nel 1973 i bianconeri perdono lo spareggio promozione con il Parma

Nel 1976 si chiude l'era Brunello

120 anni di Udinese: nel 1973 i bianconeri perdono lo spareggio promozione con il Parma

1971-72 – Nuovamente fallito il ritorno tra i professionisti, il presidente Pietro Brunello diventa inevitabilmente il bersaglio da parte dei tifosi, ma, come ha fatto negli ultimi due anni, si rimbocca le maniche, continua a esporsi personalmente nei confronti degli Istituti di Credito nonostante la precaria situazione economico-finanziaria del maglificio di cui è comproprietario, il “Pinzana&Brunello” di Travesio, suo paese natale. E' abituato a lottare. Anche da solo contro tutti dopo averle provate di ogni sorta nella vita, dapprima, quando era un ragazzino, aiutando il padre che faceva il casaro a Travesio, poi partecipando alla campagna di Grecia nella seconda guerra, quindi per essere stato fatto prigioniero dai tedeschi che lo hanno inviato nei lager assieme al papà perché questi un bel giorno non fu in grado di garantire alle SS un certo quantitativo di formaggio. Dopo la negativa esperienza con Oscar Montez e con Paolo Tabanelli, il presidente affida nuovamente la squadra al tutto fare Luigi Comuzzi che deve anche cercare di ottenere importanti ricavi dalla vendita di alcuni elementi e, nel contempo, di acquistare il più possibile a prezzo contenuto. Comuzzi in ciò è una garanzia, soprattutto non gli manca il “fiuto” nello scoprire talenti e fa acquistare dal Monfalcone il centravanti Antonio Bordon che non farà rimpiangere Bagatti che ritorna al Lanerossi per fine prestito come del resto l'altro attaccante Sperotto. Bordon, 20 anni, nato a Cormons, rappresenta la classica scommessa, ma Comuzzi non ha dubbi in proposito: “vedrete che questo ragazzo si affermerà, ha tutte le qualità per sfondare”. Arrivano anche Bassanese dal Lanerossi Vicenza, poi Pellizzari, un ala destra e Politti, un mediano, entrambi dall'Avellino ai quali proprio Comuzzi ha riacceso la nostalgia per il Friuli. Il presidente del club irpino, Antonio Sibilia, va su tutte le furie quando viene a conoscenza che Comuzzi è in contatto con i due atleti, telefona in sede all'Udinese, vuole parlare proprio con l' allenatore dei bianconeri con il quale non è certo “tenero”. Ma non c'è più nulla da fare, Pellizzari e Politti si sono “invaghiti” dell'Udinese e alla fine prendono la strada che li riporta in Friuli. L'attaccante Dedè viene acquistato dall'Atalanta quale parziale contropartita per Lugnan che prende la via di Bergamo, ma i colpi che consentono di fare cassa sono rappresentati dalla cessione del libero Caporale per 60 milioni al Bologna e quella del mediano Tuttino alla Sampdoria per 30 milioni. Leonarduzzi, altro mediano, trova sistemazione all'Alessandria, Zanelli è ceduto al Lignano. Non basta: a novembre, nell'ambito dell'operazione Dedè-Lugnan, il terzino Moruzzi passa all'Atalanta per 50 milioni, mentre Fogolin è acquistato dal Cesena che deve impegnarsi a garantire 40 milioni. Nonostante abbia perso alcuni “pezzi” pregiati, l'Udinese è una buona squadra, omogenea, con valide alternative in quasi tutti i ruoli per cui è legittimo che il presidente Brunello, i dirigenti e i tifosi siano fiduciosi sull'esito finale del torneo anche se i favori del pronostico sono per il Lecco e per l'Alessandria.

L'Udinese parte con il piede giusto, quattro pareggi e due vittorie nelle prime sei giornate e si trova a condurre il gruppo con 8 punti assieme a Treviso e Venezia; Alessandria e Cremonese seguono a una lunghezza, il Lecca a due. Poi qualcosa si inceppa nel meccanismo di gioco causa anche qualche infortunio di troppo. In mezzo al campo comunque i senatori Galeone e Giacomini rappresentano una garanzia, la loro esperienza è determinante per tenere a galla la compagine, in attacco Bordon dimostra che Comuzzi ha visto giusto nel puntare su di lui e il suo capolavoro lo firma nel girone di ritorno segnando 12 reti in 19 incontri e grazie a lui i bianconeri si riavvicinano al vertice, ma letali si rivelano tre gare, quella del 9 aprile 1972 al “Moretti” che vede il Seregno vittorioso, quella di Padova (1-2) del 21 maggio 1972, infine quella casalinga con il Trento (1-1) una settimana dopo. Il capitombolo interno (1-2) con il Seregno ha scatenato il putiferio per la direzione dell'arbitro tanto che nella ripresa un esagitato scavalca la rete di cinta dalla parte della gradinata e corre minaccioso verso il guardalinee, ma fortunatamente viene bloccato in tempo. L'Udinese però paga le conseguenza, il “Moretti” viene squalificato per un turno e il successivo incontro casalingo (30 aprile) lo disputa sul neutro di Monfalcone dove supera (1-0 gol del solito Bordon) la Cremonese. La squadra di Comuzzi chiude il campionato al terzo posto con 46 punti, uno in meno della seconda, l'Alessandria, a cinque lunghezze dal promosso Lecco. Nel frattempo su Bordon, 18 reti, si accentrano le attenzioni di alcuni sodalizi di serie A. Nel corso dell'estate verrà ceduto al Genoa per un centinaio di milioni.

1972-73 – LO SPAREGGIO PROMOZIONE CON IL PARMA – Il risveglio dell'Udinese riaccende un po' di entusiasmo tra la tifoseria e alla prima giornata con il Savona ospite dei bianconeri al “Moretti” ci sono 9 mila persone. La squadra, sempre affidata a Comuzzi, non ha più in Bordon il suo fiore all'occhiello. Sono stati ceduti anche Miniussi all'Avellino, Nicoloso al Prato, Bassanese ritorna al Lanerossi per fine prestito, Galasso al Prato in prestito, Berzaghi alla Saici Torviscosa, Ceccolini al Pesaro, Cesaro all'Adriaese, mentre i nuovi sono il portiere Zanier proveniente dalla Casertana, l'ala Pavoni in prestito dal Genoa, gli attaccanti Di Lena (dal Mossa) e Girelli (dall'Avellino), soprattutto il bomber Blasig che a novembre rientra a Udine dal Mantova. Sempre a novembre Fogolin, rientrato dal prestito di Cesena, passa al Bolzano e Leban al Monza. E' la stagione migliore da quando l'Udinese è in C, la squadra ha una valida organizzazione di gioco, vince, diverte anche perché in difesa sono ormai una sicurezza Pighin e Zanin, con Zampa libero pressoché impeccabile. Giacomini e Galeone ripetono l'ottima stagione precedente Blasig dimostra di non aver perduto il vizio del gol con Dedè e Pavoni che pure loro danno un buon contributo realizzativo rispettivamente con 7 per 6 reti. Una sorpresa è il portiere Zannier. Turno dopo turno si dimostra il migliore del girone, sovente è decisivo, specie nel ritorno. Ben presto si comprende che la lotta per la promozione è ristretta a quattro squadre, Alessandria, Parma, Udinese e Venezia che è partito in maniera baldanzosa per poi perdere qualche punto di troppo prima del giro di boa che vede al comando l'Alessandria con 28 punti,poi Parma con 26, Udinese con 25. Il Venezia è quarto con 23. La seconda parte del torneo si annuncia incandescente, ricca di colpi di scena. I bianconeri, magistralmente orchestrati da Giacomini e Galeone con Politi che è un motorino a far da spola tra difesa e attacco, trovano la quadratura del cerchio e dopo la sconfitta di Savona alla prima del ritorno, rimangono imbattuti sino alla fine del lungo tragitto. L'Udinese nel ritorno subisce solamente 6 gol. Turno dopo turno i bianconeri danno l'impressione di potercela fare anche se Venezia e Parma non perdono un colpo, con l'Alessandria un po' distanziata, ma ancora in gioco.

LO SPAREGGIO DI VICENZA – Quando mancano due turni alla conclusione la classifica dei primi quattro posti è la seguente: Venezia 49, Udinese e Parma 48, Alessandria 47. Nel penultimo atto i lagunari, in evidente difficoltà fisico-atletica, non vanno oltre l'1-1 a Solbiate Arno, mentre le altre tre conquistano il successo, l'Udinese al “Moretti” con il Verbania (2-1), il Parma in casa con il Rovereto (1-0), l'Alessandria sempre in casa con il Legnano (2-1). Nell'ultimo atto, il 14 giugno 1973, il Venezia si “suicida” in casa perdendo (0-2) con l'Alessandria, il Parma espugna senza difficoltà il campo del Verbania (3-0), mentre l'Udinese, dopo una gara tirata, vince sul neutro di Lecco la sfida contro la Pro Vercelli (1-0 grazie ad una rete di Galeone). Di conseguenza Udinese e Parma concludono appaiate a quota 52, terza è l'Alessandria con 51 punti, quarto lo sconcertante Venezia 50. Tra friulani e parmensi si rende necessario lo spareggio per accedere alla serie B in programma il 21 giugno a Vicenza. L'attesa in tutto il Friuli si fa spasmodica, i tifosi organizzano in grande stile la trasferta nella città berica e il giorno della gara l'autostrada che conduce a Vicenza è un lungo, interminabile serpentone bianconero caratterizzato da quasi 200 pullman che sono partiti da tutto il Friuli e numerosi sono coloro che intraprendono il viaggio con i propri mezzi. Anche dai Fogolars Furlan della Svizzera è garantita una buona affluenza di fan al “Menti” che è riempito da oltre 25 mila persone con il tifo equamente distribuito. Il 21 giugno 1973 è una giornata di sole e calda che però si apre sotto cattivi presagi per l'undici di Comuzzi: Udinese e Parma hanno entrambe la stessa maglia con i colori bianconeri per cui si rende necessario il sorteggio che stabilisce che toccherà alla squadra friulana sostituirla con una di colori diversi. A quel punto i dirigenti dell'Udinese chiedono di poter usufruire di una casacca bianco rossa, molto simile a quella dei Lancieri dell'Ajax, ma l'arbitro del match, Panzino di Catanzaro è fiscale, vieta i colori bianco rossi perché sono quelli del Lanerossi con tifosi vicentini potrebbero tifare Udinese a cui non rimane altro che indossare una maglia verde pisello. Quando inizia il match con le due squadre al gran completo, fuori del “Menti” ci sono almeno duemila fan delle opposte fazioni che sono giunti a Vicenza sprovvisti del biglietto nella (vana) speranza di poterlo acquistare ai botteghini dello stadio dove invece sono appesi i cartelli con la scritta “esaurito”.

GARA A SENSO UNICO – Udinese e Parma si presentano in campo con le seguenti formazioni.

UDINESE: Zannier, Zanin, Bonora, Politti, Pighin, Zampa; Pellizzari, Giacomini, Blasig, Galeone (11'st Mendoza), Pavoni. A disposizione: Zaina. Allenatore: Comuzzi. PARMA: Bertoni, Biagini, Capra, Colzato, Benedetto, Daolio; Sega, Furlan (16' st Basili), Volpi, Colonelli, Rizzati. A disposizione: Grisendi. Allenatore: Sereni.

ARBITRO: Panzino di Catanzaro. L'inizio vede l'Udinese più intraprendente grazie a Blasig soprattutto a Pellizzari e l' illusoria supremazia territoriale dei friulani dura una decina di minuti; poi al minuto 14' il Parma passa: Sega va via sulla sinistra, si libera con un tunnel di Pighin per poi effettuare un tiro cross che sorprende nettamente il portiere Zanier. Poi al 33' gli emiliani segnano il gol del definitivo 2-0: il solito Sega, stavolta in posizione di ala destra, crossa al centro, il pallone colpisce la gamba di Bonora e spiazza l'intera difesa consentendo a Volpi di segnare da favorevolissima posizione. L'Udinese con l'orgoglio, più che con chiarezza di idee, cerca di rifarsi sotto, ma non è giornata. Troppi elementi sono stonati, Giacomini, Galeone, Pighin, Zanin, Politti, oltre che Zanier. Evidentemente la squadra di colpo si è trovate esausta dopo un girone di ritorno semplicemente splendido. A fine gara un tifoso scalmanato cerca di aggredire con l'asta della bandiera bianconera il presidente Brunello, ma su di lui vigilano Giacomini e Galeone che con uno spintone respingono l'assalitore. Il presidente piange, sa di aver fatto il possibile per riportare in B i bianconeri, ma la Dea Bendata ancora una volta si è presa gioco di lui.

1973-74 – Dopo la sfida di Vicenza, Giacomini e Galeone appendono gli scarpini al classico chiodo per assumere incarichi tecnici nel club bianconero. Brunello affida la prima squadra a Giacomini con Comuzzi che diventa Direttore sportivo, Galeone intraprende la professione di allenatore con i settori giovanili del club. Brunello non si rassegna, diventa presidente a tempo pieno, entra anche a far parte del consiglio nazionale della Federcalcio quale rappresentante delle società semiprofessionistiche, ma ancora una volta si vede costretto a piazzare gli elementi migliori e che hanno una buona valutazione sul mercato, per cui Blasig passa al Modena, Pighin e Zanin al Palermo, mentre Mendoza, un italo venezuelano, 13 presenze nel torneo 1972/73 e impiegato per pochi minuti nello sfortunato spareggio di Vicenza in cui dimostra di avere le giocate del campione, passa al Genoa per 100 milioni. Gli arrivi sono rappresentati dal difensore centrale della Manzanese, il diciannovenne Beltrame, dai centrocampisti Burlando e Farina, rispettivamente dal Piacenza e Arezzo, dal portiere Marcatti, dalla Reggina, dagli attaccanti Martellossi (Perugia) e Peressin (Cozenza), dall'ala destra Stevan (Lucchese). Il telaio è sempre buono, i bianconeri danno valide garanzie di poter essere ancora protagonisti e, con un pizzico di fortuna, anche di poter essere (finalmente) promossi. Brunello ci conta e confida più che mai sulle capacità dell'allenatore fatto in casa, Giacomini. Oltretutto la sconfitta nello spareggio di Vicenza con il Parma non ha sopito gli entusiasmi tra il popolo bianconero. Il via in campionato è rassicurante, 1-0 a Bolzano, rete di Peressin per poi rivelarsi un fuoco di paglia: nel secondo turno a Udine, la squadra di Giacomini pareggia (2-2) con il Belluno, perde a Monza (0-1), perde in casa con il Venezia (1-2) e non va oltre il pari (1-1 in entrambi gli incontri) a Trieste e in casa con il Padova per poi soccombere a Savona (0-1). Se non bastasse l'avvio in sordina, ecco che la Federcalcio, disattendendo a quanto promesso in estate, non concede la deroga a Giacomini (ancora sprovvisto del patentino di allenatore) per poter sedere in panchina per cui il presidente Brunello è costretto a chiamare Sergio Manente con Giacomini collaboratore del nuovo trainer.

CRISI ENERGETICA – Nell'ottobre del 1973, subito dopo la conclusione della guerra tra Israele ed Egitto, si registra un vertiginoso aumento del prezzo del petrolio che condizionerà non poco i Paesi dell'Occidente. In Italia viene varato un piano di “austerity economica” per il risparmio energetico che prevede il divieto di circolare in auto la domenica, la fine anticipata dei programmi televisivi e la riduzione dell'illuminazione stradale e commerciale. La tifoseria bianconera, in particolare quella aderente ai primi Udinese Club, per ovviare al divieto di circolazione degli automezzi è promotrice di un'iniziativa con cui vengono messi a disposizione dei fan oltre cento pullman per recarsi al “Moretti” e assistere alle gare dei propri beniamini. Sempre in quel periodo l'Udinese si ridesta. Vince quattro gare su quattro, perde poi a Seregno (0-1) per poi centrare altri tre successi di seguito, in particolare quello (1-0) con l'Alessandria al “Moretti” (sono presenti 14 mila spettatori) del 9 dicembre cui fanno seguito quello di Legnano (2-0) e quello di Udine con il Trento (2-1) e che consentono alla squadra di mantenere intatte le speranze di gloria. Il girone di andata termina con l'Alessandria al comando con 28 punti, seguono Lecco e Venezia 26, Udinese 23, Monza 21. I grigi piemontesi hanno una marcia in più e alla nona giornata del ritorno hanno ben otto punti di vantaggio sulla seconda che è l'Udinese, 44 contro 36; terzo è il Lecco con 35, quindi Venezia 34, Monza 33. I bianconeri però non demordono, capitalizzano numerosi calci di rigore trasformati dallo specialista Bonora, in avanti si fa notare anche Girelli atleta di buona tecnica, Peressin continua a confezionare gol pesanti e a fine corsa l'Udinese conserva il secondo posto con 47 punti dietro l' irraggiungibile Alessandria, 53.

1974-75 – L'Udinese muta ancora radicalmente pelle. Viene anche ammainata una bandiera, quella di Pietro Zampa che, dopo dodici stagioni e 328 gare disputate, lascia l'Udinese per passare al Pordenone dato che Manente e Comuzzi si sono nel frattempo invaghiti di un altro battitore libero, un atleta biondo dalle movenze eleganti che si era anche posto alla ribalta nelle due sfide che l'Udinese aveva sostenuto nel torneo precedente con il Clodia Sottomarina: Giovanni Stella, 21 anni, ravennate, ma che si dimostrerà un bluff. Assieme a Stella viene acquistato il suo compagno di squadra, lo stopper Giuliano Groppi, il regista D'Alessi dalla Triestina, la mezzala Ferrari (Enzo) dal Livorno, l' altro centrocampista Flaborea (Venezia), il terzino Monticolo (Catanzaro), mentre dalla Juventus arrivano il terzino Battoia e l'attaccante Ascagni. I partenti sono Farina (Pistoiese), Dedè (Vigevano), Jesse e Nicoloso (Trento), Pellizzari (Lignano), Picco (Venezia), Comisso (Clodia Sottomarina), Galasso (Conegliano), De Pellegrin, Piani, Da Pieve e il citato Zampa che passano al Pordenone. E' un complesso costruito in economia sulla carta valido per garantire un buon cammino che si rivelerà anche travagliato: dapprima viene squalificato il nuovo acquisto Groppi per un caso di illecito risalente ad alcuni mesi prima (Groppi in quell'annata disputa solo 3 gare, ma poi verrà riabilitato perché ritenuto estraneo ai fatti addebitatigli), poi all'inizio del 1975 muore Michele Girelli per un male incurabile. Girelli disputa la sua ultima gara il 22 dicembre 1974 contro il Belluno (1-0 gol di Politti) con la critica che è severa nei suoi confronti ignorando ovviamente che la sua prestazione risentiva della grave patologia di cui era affetto e che non era stata ancora stata diagnosticata. Pure Burlando (9 presenze in tutto) è costretto a fermarsi per un'ernia discale. Come dire che prima ancora della conclusione del girone di andata la speranze di gloria svaniscono. Anche il cambio della guardia alla guida tecnica della squadra tra Manente e il binomio Comuzzi-Galeone (dopo la gara pareggiata per 1-1 con il Trento del 17 novembre) si rivela infruttuoso tanto che, dopo la sconfitta del 2 febbraio 1975 a Mestre (1-2), Brunello affida la squadra a Humberto Rosa, un argentino, ex mezzala del Padova di Nereo Rocco nella seconda metà degli anni 50'- inizio '60. I fan però hanno perso la pazienza e inscenano una forma di protesta particolare, lo “sciopero del tifo” che attuano la domenica successiva quando i bianconeri ospitano la Solbiatese: il pubblico, nemmeno 4 mila persone, assiste in religioso silenzio al match che è vinto dall'Udinese per 2-1. I tifosi non solo se la prendono con Brunello, ma anche nei confronti dei giocatori che accusano di scarso impegno. Il presidente è alle corde, si rende conto che accontentare la piazza diventa sempre più difficile, i costi di gestione diventano insostenibili e Brunello, come vedremo, capitolerà dodici mesi dopo. Bene o male l'Udinese conclude il campionato in terza posizione a quota 46, a meno undici dalla prima che è il Piacenza. Desolante è vedere il “Moretti” deserto in occasione dell'ultimo atto della stagione, la gara del 22 giugno 1975 con il Piacenza quando sugli spalti ci sono 217 persone.

1975-76 – Brunello non si nasconde. Ammette pubblicamente, anche partecipando ad un incontro in Camera di Commercio, le difficoltà sempre più crescenti di tentare la scalata alla serie B. Il bilancio è una specie di spada di Damocle per il club, urgono cessioni per evitare il peggio. Peressin passa al Monza in cambio del centravanti Perego e 100 milioni, Stevan e Bonora passano alla Salernitana, Comisso l Sassuolo, Beltrame al Trento, Zanier all'Alessandria, i giovani Fanna, Palese, Zuccheri e Piemonte vengono ingaggiati dall'Atalanta che dà in parziale contropartita (e in comproprietà), il libero Belotti, i centrocampisti Gustinetti e Gairadi, il portiere Tamburrini, un atleta alto 195 centimetri . Ascagni rierntra alla Juventus per fine prestito. In tema di acquisti, oltre ai quattro atalantini, viene ingaggiata l'ala destra Garganico in comproprietà dal Varese, Galasso rientra dal Conegliano per fine prestito e la novità più ghiotta, che riaccende la speranza, è rappresentata dall'italo argentino Castellarin, un attaccante che però deluderà. A novembre per tonificare l' anemica prima linea viene acquistato in comproprietà dal Parma il centravanti Bozza. Humerto Rosa rimane al timone della squadra che per tre quarti di campionato conserva la seconda posizione alle spalla del Monza che è un autentico squadrone in cui militano il portiere Terraneo, i centrocampisti Casagrande, soprattutto De Vecchi e Buriani, l'attaccante Sanseverino. L'Udinese in pratica si arrende alla quindicesima giornata, il 21 dicembre 1975, quando al “Moretti” è di scena il capolista Monza. I brianzoli, condotti da un'inesauribile Buriani, si dimostrano più forti vincono con pieno merito grazie al gol al 38' del primo tempo siglato da Sanseverino. Nella seconda parte del ritorno i bianconeri hanno un vistoso calo, viene meno la concentrazione anche per le voci sempre più insistenti di un cambio al vertice della società dato che il Centro di Coordinamento dell'Udinese Club, assieme al commercialista Piero Vidoni, prendono i primi contatti con Teofilo Sanson che sembra interessato ad acquistare l'Udinese. Alla fine la squadra concluderà in quinta posizione con 43 punti a meno quindici dal Monza. L'Era Brunello, iniziata la sera del 7 ottobre 1968,è ormai agli sgoccioli.

 

Nella foto: la rosa dell'Udinese nella stagione 1975/76, l'ultima della presidenza Brunello

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