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120 anni di Udinese: nel 1964 la Primavera è campione d'Italia

Nel 1965 Bruseschi torna al timone del club

120 anni di Udinese: nel 1964 la Primavera è campione d\u0027Italia

1962-63 LA DECADENZA – Bruseschi non si perde d'animo, è convinto che la squadra ha una solida base da cui rialzarsi dopo la dolorosa caduta nella cadetteria, oltretutto ci sono giovani emergenti che sembrano avere un valido futuro e punta sulla loro completa valorizzazione. Questi giovanotti (su alcuni si sono poste anche le attenzioni di club importanti) sono Del Zotto, De Cecco, Salvori, Manganotto, Del Pin, Mantellato, Inferrera, soprattutto Zoff cui nel corso del campionato si aggiungono il difensore Zampa, il centravanti Braida. Nel contempo c'è la smobilitazione della vecchia guardia: Bonafin e Moro sono lasciati liberi, Mortensen rientra in Danimarca, Romano chiude con il calcio giocato, l'altro portiere Dinelli viene ceduto al Cosenza, Sassi al Parma, Tinazzi al Modena. L'accoppiata Pentrelli-Canella è acquistata dalla Fiorentina (per un centinaio di milioni), Rozzoni rientra alla Lazio. Vengono riconfermati Gon, Burelli, Tagliavini, Beretta (per lui Bruseschi ha rifiutato alcune interessanti offerte), Andersson e tra gli anziani i superstiti sono Valenti, Selmosson e Segato. Come allenatore viene ingaggiato il triestino Alberto Eliani, ex terzino di Fiorentina e Roma, con due presenze in azzurro. L'organico sembra valido, l'Udinese è considerata una delle favorite per la promozione, ma ben presto crollano le sue quotazioni. L'avvio del torneo è a dir poco desolante, la squadra perde a Cosenza (1-0), poi a Messina (3-2) contro la rivelazione del torneo che concluderà al primo posto. Nelle successive due gare casalinghe con la Pro Patria, con il Cagliari, la situazione non migliora, 0-0 con i bustocchi, 1-3 con il Cagliari. Eliani è già in discussione che individua in Zoff il capro espiatorio per quell'andazzo invitandolo senza mezzi termini a tornarsene a casa e a riprendere in mano gli arnesi del falegname. Il momento peggiore culmina con il 2-7 casalingo con il Foggia. Siamo alla settima giornata, l'Udinese non ha vinto alcun incontro. I tifosi se la prendono con Bruseschi che cerca di correre ai ripari e a novembre novembre porta a Udine i laziali Carosi e Pinti, un mediano e un centravanti, l'ala Novali dalla Sambenedettese e, per accontentare Eliani, il portiere Collovati dal Modena. Piano, piano i bianconeri si riprendono, si “accendono” finalmente anche gli svedesi Anderson e Selmosson quest'ultimo utilizzato in cabina di reagia, Pinti dimostra di essere una punta centrale di affidamento, Zoff che ha respinto la rivalità di Collovati (quattro sole presenze per l'ex modenese in quel torneo), pur sapendo che non gode della fiducia del tecnico, dimostra di non essere uno sprovveduto, tutt'altro.

Tra i giovani cresce il centrocampista Salvori, atleta dinamico, discreta tecnica; pure Manganotto , 19 anni, si mette in evidenza e dopo il disastro con il Foggia, dopo la sconfitta di stretta misura a Padova (2-3), l'Udinese conquista il primo successo superando al “Moretti” il Simmenthal Monza per 6-2 trascinata da Selmosson versione sublime e autore di una doppietta come del resto Novali. Nelle successive dieci gare i bianconeri perdono una volta soltanto a Lecco (1-2), conquistano tre affermazioni e sei pareggi e si assestano in posizione medio alta. Tra la tifoseria e Bruseschi c'é tregua. Ma il 20 gennaio a Como la cattiva sorte si accanisce contro la formazione friulana che perde il suo giocatore più forte, Selmosson, colpito duramente alla schiena da una gomitata di Giovanni Invernizzi, già atleta bianconero (nel 1953-54) in seguito affermatosi definitivamente all'Inter prima di chiudere la carriera proprio a Como. Il malanno, trauma al polmone con versamento pleurico, si manifesta in tutta la sua gravita due giorni tanto da richiedere il ricovero urgente all'ospedale “Santa Maria della Misericordia di Udine”; Selmosson rimane out per quattro mesi, rientrerà il 26 maggio nella vittoriosa gara casalinga con la Lucchese (2-1). Senza lo svedese il gioco ne risente, la squadra deve dire addio alle residue speranze di centrare uno dei pass per la serie A. L'Udinese concluderà il cammino in sedicesima posizione con 34 punti. Vengono promosse Messina, Bari e Lazio.

1963-64 – Questo torneo si rivelerà disgraziato per le zebrette. La parabola discendente è inarrestabile, invano Bruseschi rivoluziona la squadra: Carosi e Pinti rientrano alla Lazio, Salvori (da un paio di mesi è di proprietà della Roma come del resto Manganotto e Del Zotto) passa alla Fiorentina, Manganotto al Mantova i cui dirigenti hanno la felice intuizione di puntare su Zoff ben sapendo che Eliani non vuol saperne del portierino di Mariano del Friuli. Pur di assecondare l'allenatore, Bruseschi accetta l'offerta del club virgiliano (una quarantina di milioni) come quella del Padova per l'emergente mediano Beretta e per il difensore Del Pin (quest'ultimo a titolo di prestito). Ad ogni cessione fa riscontro un acquisto: il centravanti Sestili viene prelevato dalla Sambenedettese, il portiere Galassi dal Rimini, il mediano Del Negro dall'Arezzo, i difensori Flamini e Eufemi dalla Lazio. La mezzala Del Zotto (la Roma ha deciso di lasciarlo in Friuli) è ormai una certezza. L'avvio di campionato non è dei migliori, 0-2 al “Moretti” nella gara del debutto contro la Pro Patria, vittoria a Venezia (1-0 con gol di Selmosson) cui fanno seguito il pari (1-1) casalingo con il Parma, la sconfitta di Varese (0-1). Bruseschi, che si sta rendendo conto di aver sbagliato a cedere Zoff pur di accontentare Eliani, perde la pazienza ed esonera il tecnico triestino affidando la squadra al calciatore Segato il cui debutto sulla panchina bianconera coincide con la vittoria nel derby con la Triestina (1-0). Il suo momento migliore l'Udinese lo attraversa da metà novembre a fine dicembre e si insedia in posizione mediana, ma il girone di ritorno è una specie di calvario, va in crisi, scivola inesorabilmente verso le sabbie mobili della retrocessione e non c'è verso di invertire la rotta. I tifosi ormai non ci credono più, voltano in massa le spalle alla squadra del cuore, le presenze al “Moretti” calano vistosamente (da 8 mila a 2 mila), la squadra non ha né idee, nè gioco, né un' anima. Sembra rassegnata al peggio. Nelle ultime nove gare vince una volta soltanto (in casa contro l'Alessandria il 24 maggio 1964), conquista due pareggi e viene sconfitta sei volte. Concludendo mestamente l'avventura in penultima posizione con 29 punti, tre in più dell'ultima, il Cosenza. A distanza di quattordici anni è nuovamente serie C. La piazza è incredula. La società e la piazza si consolano, si fa per dire, con il trionfo dei giovani della Primavera allenati da Gigi Comuzzi (Bruseschi lo aveva portato a Udine dodici anni prima) che, dopo essersi aggiudicato lo scudetto di serie B, sconfigge in un duplice confronto l'Inter campione d'Italia di serie A. All'andata a Milano i bianconeri superano i nero azzurri per 2-1 (rete dell'interista Di Cristoforo al 10' del primo tempo, pareggio 6' dopo di Braida, gol decisivo di Bosdaves al 5' della ripresa); nel ritorno, il 21 giugno, proprio nella giornata in cui la prima squadra conclude il suo deludente campionato perdendo a Verona per 4-2, pareggia 0-0 al “Moretti”.

1964-65 - BERTOLI COMMISSARIO - Prima dell'inizio della nuova stagione è in programma nella sede di Viale Venezia a Udine l'assemblea dei soci dell'Acu. Il consiglio Direttivo, con a capo il suo presidente Dino Bruseschi, si presenta dimissionario. Bruseschi in particolare, dopo aver elogiato il successo della Primavera che “è un esempio per tutti noi” ha proposto la nomina di un Commissario straordinario nella persona del presidente onorario (ed ex presidente) Giuseppe Bertoli. “Vi chiedo – così si è rivolto ai soci – che nominiate un Commissario Straordinario con tutti i poteri del Consiglio Direttivo. Non è che con questa proposta vogliamo andarcene, ma desideriamo permettere una netta divisione tra la vecchia e la nuova gestione”. La proposta è stata accettata anche da Bertoli (rimarrà in carica per l'intera stagione) il cui primo provvedimento è quello di affidare la squadra a Severino Feruglio con Armando Segato che assume la responsabilità tecnica del Venezia. Con il nuovo corso viene usata la ramazza, vendono ceduti Andersson e Burelli al Varese, Tagliavini al Foggia, Collovatti alla Triestina, Del Zotto (con il placet della Roma) al Verona, Eufemi e Flamini all'Anzio, Galassi al Padova, Valenti al Monfalcone, Mantellato al Rimini (in prestito), mentre Selmosson dice addio alle sua avventura italiana e rientra definitivamente in Svezia. Vengono acquistati Bernard dal Lanerossi Vicenza, Ferrari dal Varese, Hubacech dal Destrosport-Castelmassa), Fedele dal Feletto, Carniello dal Casarsa, Vincenzi, Baldo e Cavasin dal Montebelluna e Sdrigotti dalla Manzanese. Le operazioni di compravendita si concludono con un utile di un'ottantina di milioni di lire. La squadra comunque ha scarsa qualità, i giovani che hanno conquistato lo scudetto Primavera non sono ancora pronti per garantire un contributo importante. Le eccezioni sono rappresentate dai vari De Cecco, Ferrari, Pin, Zampa. Il cammino è deludente, poi la situazione si aggrava: l' allenatore Feruglio è costretto a rinunciare per un lungo periodo a guidare le zebrette per motivi di salute. Ad un certo punto l'undici bianconero si trova addirittura invischiato nella lotta per non retrocedere in serie D, in particolare dopo la sconfitta casalinga (0-2) ad opera del Savona, il 21 marzo 1965. Quella domenica la squadra si fa anche tradire dal nervosismo: dopo 9' Ferrari è espulso per bestemmia e al 41' tocca ad Inferrera a raggiungere anzitempo gli spogliatoio per essersi reso protagonista di un duro intervento su un avversario. Ma le decisioni dell'arbitro Pontini di Ferrara sono dure da digerire per i delusi tifosi che a fine primo tempo e al termine dei 90' si rendono protagonisti di una sassaiola all'indirizzo del fischietto estense e dei bianconeri rei di non aver evidenziato il cuore. Di vitale importanza, però, è il successo che conquista in casa il 19 aprile 1965 a spese del Crda di Monfalcone, 1-0, con rete di De Cecco a 6' dalla conclusione. In questo campionato l'Udinese tocca davvero il fondo, è considerato il peggiore del dopo guerra, segna soltanto 21 reti in 34 incontri, conclude all'undicesimo posto a quota 32, con sei lunghezze di vantaggio sull'ultima, il Fanfulla.

1965-66 – Il 30 giugno 1965 termina la fase del commissariamento e Dino Bruseschi torna al timone del club. La situazione è assai delicata sotto tutti i profili, l'orizzonte si presenta a tinte cupe, non ci sono quattrini in cassa, al contrario gli Istituti di Credito chiedono alla società di alleggerire il debito che vanta nei loro confronti. Bruseschi però non si perde d'animo, è caricato a mille, ha le idee chiare, rinuncia anche all'idea di diventare il presidente della Lazio (su specifico invito di alcuni consiglieri del club capitolino), promuove responsabile tecnico della squadra Gigi Comuzzi di cui ha piena fiducia e gli affida il “Progetto Giovani”: l'Udinese dovrà puntare su quei ragazzini, nel frattempo cresciuti sotto tutti i punti di vista, che nel giugno del 1964 con la Primavera hanno conquistato lo scudetto. Rientrano Manganotto dal Mantova, Mantellato dal Rimini e Del Pin dal Padova. Pure Fedele, acquistato l'anno prima dal Feletto, fa parte a pieno diritto della rosa dei titolari. E' una squadra che ha fame, entusiasmo e qualità, gli ingredienti giusti per porsi alla ribalta. Non deluderà le attese anche se, pronti via, cede in casa (1-2) contro il Savona che alla fine sarà promossa in B. Turno dopo turno la squadra di Comuzzi trova una sua precisa identità e impone il suo gioco. Il 28 novembre sconfigge in casa l'Ivrea (in cui milita il trentaseienne portiere friulano Lorenzo Buffon agli sgoccioli di una carriera più che gloriosa) per 7-0, ma il suo capolavoro le zebrette lo firmano nel girone di ritorno conquistando sedici risultati positivi su diciassette. Perdono solamente alla prima giornata, il 23 gennaio 1966 a Savona (0-1). Ma la sconfitta è immeritata, beffarda. Sullo 0-0 Dolso sbaglia un incredibile gol a pochi passi dalla porta sguarnita. La Dea Bendata non aiuta di certo la formazione di Comuzzi, lo dimostra anche la clamorosa svista dell'arbitro a Solbiate Arno, il 2 maggio 1966 (mancano quattro gare alla fine) che non convalida un gol del centravanti Braida il cui tiro, dopo essere entrato in porta, colpisce il ferro interno a sostegno dei pali e rimbalza in campo. L'Udinese è seconda con 43 punti a due lunghezze dal Savona. Rimane la soddisfazione di aver valorizzato numerosi giovani sui quali però sono puntati i fari di alcuni club di serie A.

 

(8 - continua)

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