Home / Storia / 120 anni di Udinese: l'eredità di Zac raccolta da Guidolin

120 anni di Udinese: l'eredità di Zac raccolta da Guidolin

Il dopo Zaccheroni nel segno di Guidolin e De Canio

120 anni di Udinese: l\u0027eredità di Zac raccolta da Guidolin

La splendida stagione 1997-98 dei bianconeri suggella la definitiva crescita dell'Udinese che ha un gioco e una struttura da grande club. Merito della politica dei Pozzo: accanto al Paròn comincia a muoversi con l’abilità del consumato manager il figlio Gino, laureato a pieni voti nel 1988 in “Business Administration” all’American University di Washington), con il patron che ha fatto tesoro degli errori commessi nei primi anni della sua avventura calcistica; merito di Zaccheroni, tecnico che ha trasmesso la mentalità vincente. E l’Udinese, dopo aver conquistato la promozione nella massima categoria nel 1994/95, inizia una nuova, più ambiziosa e più gloriosa avventura nella massima categoria. Merito ovviamente di tutta la squadra e dei gol pesanti come macigni di Bierhoff per il quale il Milan ha offerto 25 miliardi di vecchie lire cui ne ha aggiunti altri 17 per avere anche Helveg. L'offerta è irrinunciabile.

Al Milan si trasferisce pure Zaccheroni che da tempo andava dicendo che quella con l'Udinese sarebbe stata un'avventura in scadenza il 30 giugno 1998. In realtà sperava di approdare all'Inter dopo essere stato contattato da Massimo Moratti ad aprile. Ma il presidente del club nero azzurro alla fine ha preferito concedere ancora fiducia a Luigi Simoni e il Milan ne ha approfittato per far suo il tecnico del momento.

Naturalmente Gianpaolo e Gino Pozzo, che erano al corrente delle intenzioni di Zac, si sono mossi per tempo e ai primi di maggio hanno bloccato Francesco Guidolin, pure lui tecnico emergente che ha fatto la storia del Vicenza vincendo la Coppa Italia 1997 per poi approdare alle semifinali di Coppa delle Coppe dove la squadra berica è stata sconfitta dal Chelsea. Guidolin ha messo nero su bianco il 18 maggio 1998, il giorno dopo l'ultima di campionato che ha visto l'Udinese vincere proprio a Vicenza per 3-1 con doppietta di Bierhoff che si aggiudica la classifica cannonieri con 27 reti, due in più dell'interista Ronaldo. Assieme al Guido arriva in Friuli anche il “nuovo Bierhoff”, Roberto “El Pampa” Sosa, viene riscattato dal Milan per 4 miliardi Tomas Locatelli che consente al nuovo allenatore di disegnare la squadra con il 3-4-1-2.

Pozzo (Gianpaolo) fa anche un timido tentativo per avere in prestito dall'Inter Nwankwo Kanu, ventunenne attaccante nigeriano. Invano. Si conclude con un nulla di fatto pure la corte alla punta del Lione, Joseph Job, 20 anni. Il 22 maggio Sosa mette nero su bianco e pochi giorni dopo Gino Pozzo annuncia che “il nostro mercato è chiuso” anche se poi arriveranno il centrocampista olandese Van der Vegt detto il pittore e l'esterno destro Bisgaard, danese. Carnevale, reduce dall'esperienza con il Pescara, appende gli scarpini al classico chiodo e diventa osservatore del club bianconero.

Nel corso dell'estate Gino Pozzo si dimostra facile profeta: “Sarà l'anno di Amoroso” dice. Il brasiliano segnerà 22 gol e vincerà la classifica cannonieri. Capitan Calori a fine giugno è contattato dal Nottingham Forrest che gli offre bei quattrini, il difensore guadagna tempo, alla fine rimane “per amore dell'Udinese”. Parte, invece, Cappioli, destinazione Bologna.

Il campionato si apre nell'anticipo di sabato 12 settembre con il 2-2 casalingo contro la Sampdoria di Luciano Spalletti, mentre il 15 i bianconeri debuttano in Coppa Uefa ospitando al “Friuli” il Bayer Leverkusen con cui non vanno oltre il pareggio (1-1, reti di Kirsten e Walem). Perdere la domenica successiva a Bologna sarebbe pericoloso, il Guido se ne rende conto, ma alla prova dei fatti i bianconeri al “Dall'Ara”sono impeccabili: vincono per 3-1 con Amoroso devastante, autore di una doppietta. Fa seguito il 2-0 casalingo sulla Salernitana, quindi è in programma la gara di ritorno a Leverkusen, ci sono concrete speranze di farcela, ma serve un'impresa che non arriva, il responso del campo è negativo, 1-0 per i tedeschi, rete di Beinlich e il sogno europeo svanisce sul nascere. La domenica successiva per l'Udinese c'è la beffa di Firenze (0-1 con gol di Edmundo al minuto 92) cui fanno seguito i pareggi di Bari e con il Venezia, soprattutto il tonfo di Roma con i giallo rossi (0-4). Due giorni dopo il match dell'Olimpico Guidolin annuncia che rivolterà la squadra come un calzino, in realtà è dibattuto su chi utilizzare là davanti a fianco dell'inamovibile Amoroso. Poggi o Sosa? Sosa o Poggi? Questo è il dilemma che tormenterà il tecnico sino alla fine della stagione. Con la Juve, il turno successivo, 8 novembre 1998, tocca a Poggi fungere da valletto a Marcio, ma ecco che al 31' della ripresa con i torinesi in vantaggio per 2-1 Guidolin richiama in panchina il veneziano e fa entrare El Pampa. E' la mossa vincente e l'argentino al 94' segna il gol del pareggio. I bianconeri sembrano ridestarsi dopo un periodo non dei migliori, ma è un fuoco di paglia e il turno seguente a Parma beccano sventole che fanno scattare inevitabilmente il campanello d'allarme. Meno male che nelle successive due gare sconfiggono di misura il Piacenza (1-0, gol di Poggi) e il Cagliari (2-1, reti di Bachini e di Amoroso), ma non c'è ancora continuità di rendimento e di risultati e ai due citati successi fanno seguito tre cadute consecutive, due contro le milanesi, 0-3 al “Meazza” contro i rossoneri, 0-1 in casa con l'Inter, la terza, 1-3, a Roma contro la Lazio.

Guidolin è sempre tormentato da mille dubbi, è ansioso, ma è uomo caparbio, convinto che la sua squadra troverà la strada giusta per risalire la corrente (alla quattordicesima giornata i bianconeri hanno solamente 16 punti e occupano l'undicesima posizione in condominio con il Piacenza). Continua il tormentone Poggi-Sosa, ma piano, piano l'Udinese ritrova una sua identità, chiude il girone di andata con 23 punti in decima posizione. Per le sue ambizioni europee nulla è perduto anche se il Guido preferisce indossare il saio e predicare umiltà e prudenza. Per lui l'obiettivo minimo-massimo rimane sempre la salvezza anche se questo traguardo dopo le prime tre gare del ritorno sembra essere quasi una formalità: l'Udinese sale in sesta posizione con 30 punti, Amoroso è incontenibile, è il miglior bomber del campionato, non c'è difesa che riesca a disinnescarlo quando parte palla al piede. Guidolin lo utilizza da punta centrale atipica, da falso nueve, il brasiliano è devastante negli spazi. Cresce anche Sosa (match winner contro la Fiorentina e autore di una doppietta contro il Bari che subisce quattro reti al “Friuli”). L'Udinese alla ventiduesima giornata è quinta con 36 punti, l'Europa sembra davvero a due passi, ma quella bianconera è una squadra pazza che decide di salire sulle montagne russe alternando con regolarità sconcertante una vittoria e una sconfitta. Grave è il capitombolo del 3 aprile a Piacenza esattamente una settimana dopo il capolavoro casalingo con il Parma (2-1 con prodezza di Amoroso per il gol-vittoria). I bianconeri contro la formazione di Matterazzi si portano subito sul 2-0 poi, dopo che gli emiliani accorciano le distanze, reagiscono e segnano la terza rete per poi peccare di vanità che fa perdere loro la necessaria concentrazione. Alla fine vince il Piacenza per 4-3. Guidolin non si estranea dalle critiche: “forse anch'io ho sbagliato nelle scelte”. L'Udinese più pazza arriva al penultimo atto del torneo in quinta posizione con 51 punti. Il risultato sarebbe eclatante se non fosse ancora vivo il ricordo del terzo posto dell'anno precedente, se inevitabilmente non venisse fatto un raffronto con la squadra di Zaccheroni, Bierhoff e Helveg. Al “Friuli” è atteso il Perugia, la formazione che in trasferta è si è rivelata alla mercé di chiunque per cui ci sono i presupposti per il successo e per...sognare. Gianpaolo Pozzo chiama a raccolta i tifosi, fa mettere in vendita biglietti a prezzi stracciati e il 16 maggio 1997 lo stadio è riempito da 21598 persone paganti cui vanno aggiunti i 15664 abbonati. C'è aria di festa. Di grande festa. Ma l'Udinese quella domenica va in tilt. I suoi giocatori sembrano imbambolati, sbagliano i passaggi più elementari, hanno le gambe pesanti, sono eccessivamente tesi e il Perugia ne approfitta, 1-0 con rete di Petrachi dopo i primi 45', 2-0 dopo nemmeno un minuto nella ripresa con Petrachi ancora sugli scudi. Il Guido è in piedi a bordo campo, incita continuamente i suoi come fa l'intera Curva Nord. Al 18' ecco che l'arbitro Tombolini assegna un rigore ai bianconeri per fallo assai dubbio su Poggi e Amoroso trasforma. Il “Friuli” diventa una bolgia, ma l'Udinese attacca a testa bassa senza ragionare, senza lucidità e precisione. Fa ressa al centro ma il bunker umbro resiste. Un gol di Calori viene annullato tra le proteste generali. Non c'è niente da fare. A fine gara Guidolin è impietrito, è l'emblema della delusione, parla pochissimo. Il giorno dell'annunciato trionfo (in caso di successo l'Udinese si sarebbe posizionata ad un solo punto da Fiorentina e Parma appaiate in terza posizione, quindi con concrete chance di qualificarsi per la Champions League), si tramuta nella più cocente delusione degli ultimi cinque anni. Nell'ultimo atto c'è la parziale riabilitazione, 3-1 in quel di Empoli. In classifica la squadra del Guido è quinta in condominio di Roma e Juventus. Per la classifica avulsa è l'undici giallo rosso che conquista il pass per accedere alla Coppa Uefa; per conquistare l'ultimo posto libero per l'Europa si rende necessario uno spareggio di 180' con la Juventus. A Udine all'andata finisce 0-0, nel ritorno è un altro pari, ma il risultato è di 1-1 (per le zebrette va a bersaglio Poggi dopo che la Juve si era portata in vantaggio con un rigore di Pippo Inzaghi), che promuove l'Udinese. La qualificazione alla Coppa Uefa mitiga un po' la delusione generale, ma a Pozzo non piacciono i continui piagnistei di Guidolin che viene “dipinto” come tecnico perdente. Soprattutto è indispettito perché il Guido , dopo essere stato contattato dal Betis Siviglia, si reca in Spagna per incontrare il presidente di quel club anche se alla fine rifiuta l'offerta pur allettante.

1999-00 – DE CANIO NUOVO TECNICO - Guidolin è convinto di poter guidare ancora l'Udinese non solo per riportato in Europa la squadra bianconera, ma anche perché, dopo un “summit” che ha il 14 giugno nella sede della società con patron Gianpaolo Pozzo e il diesse Pierpaolo Marino, viene (ufficiosamente) confermato. Il Guido dopo il colloquio a tre rilascia le prime dichiarazioni. “Sono da sempre in perfetta sintonia con la società” (In realtà non è stato possibile ricucire lo strappo tra le parti che si era verificato alcuni giorni prima a partire dalla disgraziata gara con il Perugia). Il giorno dopo viene presentato a Udine uno dei nuovi acquisti, Stefano Fiore, regista del Parma e parziale contropartita per Amoroso la cui vendita al Parma è “l'affare del secolo”. Pensate, il club emiliano garantisce all'Udinese 64 miliardi di lire, oltre che Fiore che un anno dopo viene acquistato dalla Lazio (che si aggiudica per altri 20 milioni pure Giannichedda) per 45 milioni più Pinzi che alla fine si rivelerà uno dei migliori centrocampisti di sempre del club friulano. Al Parma va anche Stephen Appiah, centrocampista ghanese, ma poco dopo alle visite mediche viene “stoppato” dato che gli viene diagnosticata l'epatite virale per cui viene rimandato al mittente. Assieme a Fiore viene presentato un altro acquisto, il giovane attaccante Massimo Margiotta; viene ingaggiato anche il difensore Marco Zamboni dal Lecce, mentre in uscita i Pozzo centrano un altro clamoroso colpo: Jonathan Bachini il 22 giugno passa alla Juve che dà in cambio 18 miliardi più il portiere Morgan De Sanctis. Vengono ceduti anche Pierini (Fiorentina) e Walem (Parma), mentre alle buste viene riscattato il difensore Zanchi (dall'Atalanta). Arrivano altri due difensori, Sottil (Atalanta) e il giovane Manfredini (Spal) Manca però una punta e il Milan offre Ganz che non va d'amore d'accordo con Zaccheroni, ma a Pozzo (Gino) il giocatore non interessa. Il figlio del patron sta trattando con il Cagliari Roberto Roberto Muzzi allora uno dei migliori attaccanti del nostro calcio. Alla fine (8 luglio), il Cagliari dà via libera al bomber romano con l'Udinese che si impegna a garantire al club sardo 15 miliardi di lire. Contemporaneamente Pozzo (Gianpaolo) che si trova a Barcellona telefona a Guidolin per dirgli che il rapporto con l'Udinese deve ritenersi concluso. Lo fa con un certo imbarazzo, a malincuore, ma la confusione generatasi a livello di comunicazione tra i due a maggio è la principale causa della fine del rapporto tra Udinese e Guidolin. I tifosi non ci stanno e protestano, il Guido é entrato nei loro cuori, ma è tardi per fare retromarcia. “Pozzo si è pentito – sono le dichiarazioni del Guido – ma c'è un'altra regia determinante per la fine del mio rapporto con l'Udinese. Ma spero di tornare un giorno...”. Il tecnico di Castelfranco non vuole fare nomi, non vuole alimentare la polemica anche se per alcuni il bersaglio del tecnico pare sia Pierpaolo Marino.

Il nuovo allenatore è il quarantunenne Luigi De Canio, lucano di Matera, che viene presentato il 12 luglio. Sei giorni inizia ufficialmente la sua nuova avventura alla guida dei bianconeri nel ritiro di Tarvisio. La squadra dà valide garanzie, non presenta punti deboli, ma la sfortuna è in agguato e il 28 luglio Sosa è sottoposto a meniscectomia anche se riesce a recuperare per la prima di campionato. Il 3 agosto la società completa la rosa ufficializzando l'acquisto di David Pizarro, centrocampista cileno di vent'anni. La fase precampionato è incoraggiante e c'è giustificata fiducia per il campionato che vede l'Udinese pareggiare (1-1) nel debutto a Venezia per poi sconfiggere (3-0) il Piacenza. Alla terza giornata c'è lo stop di Torino con la Juventus (1-4), ma è ben più preoccupante il capitombolo interno con la Lazio (0-3) alla sesta giornata con i bianconeri nel frattempo scesi in quartultima posizione con 6 punti, ma le prime inevitabili contestazioni sono respinte con vigore da due successi consecutivi, 3-0 a Cagliari e 3-2 in casa con la Reggina anche se tra l'ultima domenica di novembre e metà dicembre i bianconeri perdono con Roma e Inter e pareggiano in casa (3-3) con il Verona.

L'IMPRESA DI LEVERKUSEN - Poco prima della fine dell'anno solare 1999, l'Udinese riempie una delle pagine più splendide della sua storia ultracentenaria con il trionfo in casa del Bayer che è al comanda della Bundesliga. Quella sera a Leverkusen, 10 dicembre 1999, viene sovvertito il pronostico che per (quasi) tutti dava l'Udinese perdente nel return match dei sedicesimi di Coppa Uefa considerato che nella gara di andata, il 23 novembre, i tedeschi avevano espugnato il “Friuli” vincendo per 1-0 con rete di Ballack al 31' del secondo tempo. Ma i bianconeri riescono a centrare un'autentica impresa per volontà, acume tattico, sacrificio, personalità, tecnica, concentrazione, freschezza atletica. Vincono per 2-1 pur privi di Turci, Giannichedda e Poggi. Il mattatore è Margiotta che va a segno al 9' e al 18' del primo tempo. Poi la rete di Ballack al 23' sembra la fine del sogno. Nulla di ciò. L'Udinese non si perde d'animo, non accusa il colpo, anzi ritrova nuove energie fisiche e mentali per tener testa agli scatenati tedeschi con l'attaccante Kirsten che le prova tutte per trafiggere De Sanctis pure lui grande eroe, autore di interventi prodigiosi. Ad onor del vero i bianconeri vengono penalizzati dall'arbitro, il portoghese Cardoso che fa finta di non vedere un intervento decisamente falloso su Muzzi quindi meritevole della massima punizione. Alla fine i tedeschi ammettono i meriti della squadra di De Canio che negli ottavi affronterà lo Slavia di Praga da cui verrà. Nella Capitale della Repubblica Ceca, il 29 febbraio 2000, bianconeri sono sconfitti per 1-0, autogol di Zanchi, mentre nella gara di ritorno, il 7 marzo, superano l'avversario per 2-1 reti di Fiore, Koller e Sosa, ma non basta per superare il turno anche se la sfortuna (traversa nel finale di Bertotto) mette il suo zampino. Dopo l'impresa di Leverkusen il 1999 si chiude con un successo, 1.0 a Torino contro i granata, gol di Jorgensen al 27'.

L'Udinese comunque conclude l'andata al decimo posto a quota 22 punti a pari merito con la Fiorentina. Il nuovo anno si apre (6 gennaio 2000) con la sconfitta interna (0-1) con il Parma. Si comincia a vociferare sempre più insistentemente della cessione di Paolino Poggi che il turno successivo a Perugia (vittoria dell'Udinese con un sonante 5-0) rimane in panchina. Il giorno dopo nella sede dell'Udinese ci sono due dirigenti del Torino che si incontrano con l'attaccante veneziano, ma questi non ci sta, non è al corrente della trattativa tra l'Udinese e il club granata e rifiuta il trasferimento, rimane in bianconero e il 16 al “Friuli” gioca gli ultimi 33' contro il Milan (1-2). Nel frattempo si fa viva la Roma, il suo allenatore Capello ha chiesto proprio Poggi per per completare l'attacco che già dispone di Delvecchio, Montella, Totti. Ma la trattativa non decolla anche perché la contropartita a favore dell'Udinese non soddisfa i Pozzo, poi le parti trovano un punto di incontro anche se manca l'ufficialità dell'operazione per cui Poggi viene convocato per la sfida interna del 23 gennaio 2000 con il Venezia, la squadra della sua città. Ci tiene a giocare almeno 5' sapendo che saranno gli ultimi con la maglia bianconera, ma De Canio gli nega questa soddisfazione anche se ci sarebbero tutti i presupposti per accontentarlo dato che la sfida con i lagunari si tramuta in una passeggiata (5-2). La squadra è solidale con l'attaccante, Fiore, quando pareggia all'8' il gol iniziale di Ganz si precipita verso la panchina dell'Udinese e abbraccia Paolino imitato da quasi tutta la squadra. E' una scena emozionante, il pubblico è in piedi e applaude, vorrebbe Poggi in campo. Niente da fare. L'attaccante rimane male, si sente tradito, ce l'ha con De Canio che ha dimostrato nella circostanza poca sensibilità. A fine gara Poggi si reca sotto la Curva Nord per salutare i tifosi che scandiscono a lungo il suo nome, poi completa il grio di campo andando facendo altrettanto con gli altri tifosi in particolare si ferma sotto la tribunetta dei disabili L'Udinese, dopo il successo sui lagunari, espugna il campo del Piacenza (1-0, rete di Muzzi che non fa rimpiangere Amoroso). E' il momento più bello dell'Udinese che ora offre calcio vero, De Canio si rivela abile stratega e dopo il successo contro gli emiliani, l'Udinese al “Friuli” impone il pari (1-1) alla Juve, poi ai viola in trasferta (ancora 1-1) e sconfigge in casa il Bari per 5-1.

La squadra consolida la settima piazza che le garantirebbe l'accesso in Coppa Uefa, rifila cinque gol anche al Cagliari il 4 marzo (5-2 il risultato finale), si scatena pure Sosa, protagonista assoluto contro l'Inter cui segna una tripletta, ma nel frattempo la Fiorentina scala posizioni e si porta a tre lunghezze dai bianconeri, 41 contro 44 punti, quando mancano cinque giornate alla fine. L'Udinese nelle successive tre gare ottiene altrettanti pareggi, 2-2 a Verona, 0-0 con il Torino, identico risultato a Parma, mentre la squadra viola conquista un punto in più. Sembra comunque fatta per l'undici di De Canio considerato che la Fiorentina al penultimo atto deve giocare contro l'Inter a Milano mentre l'Udinese ospita in casa il Perugia che viene sconfitto per 2-1 grazie alle reti di Warley e, quella decisiva di Margiotta dopo il provvisorio pari di Amoruso per gli umbri. Ma a San Siro succede l'imprevisto: l'Inter, in giornata a dir poco negativa, soccombe per 4-0 e nell'ultima giornata i viola battono in casa il Venezia per 3-0 con l'Udinese che è sconfitta a Milano dai rossoneri per 4-0 facendosi in tal modo superare di un punto dalla squadra toscana che conquista l'ultimo pass disponibile per partecipare alla Coppa Uefa. All'Udinese non rimane che puntare sull' Intertoto per accedere anch'essa alla manifestazione continentale. 2000-01- De Canio viene riconfermato e la stagione inizia per tempo dato che va affrontato l'impegno dell'Intertoto. Nel frattempo il Parma riprende Appiah nuovamente abile, mentre Locatelli viene ceduto al Bologna. Il 20 giugno scatta la nuova stagione con il ritiro sempre a Tarvisio. Pozzo cerca una punta dopo aver acquistato il giovane Iaquinta, si fanno diversi nomi, Nuno Gomez, Kavacevic, Koller alla fine viene ribadita fiducia in Sosa che sarà decisivo nell'Intertoto.Nel primo turno, il 16 luglio 2000, El Pampa, che concluderà il torneo segnando qualcosa come sei reti pesantissime, firma il successo casalingo a spese dell'Aalborg (2-0). I danesi si rifanno nel ritorno al “Friuli” vincendo per 2-1, ma il risultato dell'andata li condanna. Nelle semifinali lo scoglio da superare è rappresentato dall'Austria Vienna, ma ci pensa ancora Sosa a mettere tutti d'accordo: segna il gol con cui l'Udinese vince in Austria (1-0), si ripete a Udine il 2 agosto aprendo le marcature per il 2-0 finale (la seconda rete è realizzata da Muzzi). In finale l'Udinese deve vedersela con i cechi del Sigma Olomouc e ancora una volta Sosa si supera: è lui dopo la rete dell' 1-2 di Walem a segnare il definitivo 2-2 al 19' della ripresa dopo che l'Olomouc si era portato in vantaggio per 2-0. Nel return match al “Friuli” ci vogliono i supplementari per promuovere i bianconeri in Coppa Uefa anche se la fortuna è stata loro benevola considerato che che all' 86' sono in svantaggio (0-1) e dopo il pari di Muzzi tornano sotto all' 88' (1-2). Ma Muzzi 90” dopo si fa espellere, ma ci pensa il difensore ceco Ujfalusi (in seguito in forza alla Fiorentina), con i tifosi friulani ormai rassegnati, a dare una mano all'Udinese protagonista di un autogol per cui ogni decisione su chi dovrò accedere all'Uefa è rimandata ai supplementari ed eventualmente alla lotteria dei rigori. Sosa all'8' va in gol facendo esplodere lo stadio e 3' ecco che Margiotta mette al sicuro il risultato segnando la quarta rete. Finisce 4-2 con il “Friuli” riempito da 30 mila spettatori che fa festa grande. La squadra nel frattempo si rinforza nel mezzo, dalla Spagna arriva Luis Helguera, fratello minore del centrocampista del Real Madris, Ivan Helguera. Alla vigilia del debutto in Coppa Uefa il Varsavia Polonia, il 13 settembre, scoppia passaportopoli: all'aeroporto di Varsavia la polizia trattiene Warley e Alberto con l' accusa di aver presentato passaporti falsi. Con loro c'è anche il diesse Pierpaolo Marino che ha smosso mezzo mondo per venire a capo della vicenda riuscendo alla fine a convincere le autorità polacche a “liberare” i due brasiliani che in serata raggiungono il ritiro dell'Udinese nella capitale polacca. Il giorno dopo i bianconeri vincono per 1-0 ed è proprio Warley a segnare il gol del successo all'11 della ripresa. Tre giorni dopo l'Udinese debutta in Coppa Italia e a Piacenza, gara di andata, pareggia 1-1, per poi vincere nel ritorno per 2-1. Si aggiudica anche la gara di ritorno con il Polonia Varsavia per 2-0 anche se perde Genaux per una lesione al crociato anteriore del ginocchio destro. In campionato i bianconeri partono sparati a mille, battono il Brescia per 4-2, pareggiano a Verona (1-1), sconfiggono al “Friuli” l'Inter per 3-0, espugnano il Delle Alpi (2-1) alle Juventus, battono il Lecce a Udine con identico risultato e si trovano in vetta alla classifica.

C'è aria di festa in casa bianconera, con la sola eccezione rappresentata da David Pizarro che De Canio, dopo averlo fatto partire nell'undici titolare, leva al 39' del primo per far posto a Margiotta. Pizarro è imbufalito, rientra negli spogliatoi, si cambia senza nemmeno fare la doccia, abbandona lo stadio giurando che non giocherà più con l'Udinese. Vuole tornarsene in Cile, alla fine Pierpaolo Marino riesce a calmarlo e a farlo ragionare. “L'Udinese ti ha acquistato ben conoscendo le tue qualità, avrai modo e tempo per evidenziarle. Nessuno ti vuole del male”. Pizarro rimane, ma De Canio non lo “vede”, lo utilizza in altre tre gare e per una manciata di minuti, con il Parma, con il Bari e con il Milan oltretutto in un ruolo poco congeniale per il cileno, quello del tre quartista. Pizarro ha un diavolo per capello, va a parlare con i Pozzo e con Marino. “Io non ho alcune intenzione a rimanere a Udine se c'è De Canio”. A gennaio viene prestato all'Università del Cile, sarà la grande fortune del giocatore che, quando rientrerà in Italia, sei mesi dopo, si dimostrerà uno dei pià grandi registi del campionato.

Il primato nel frattempo genera eccessivo entusiasmo e sogni, la squadra abbassa la guardia, ripone la tuta dell'operaio per indossare l'abito da festa, tutta Italia esalta i bianconeri costretti ben presto a tornare con i piedi in terra: nelle successive sei gare subiscono cinque sconfitte vincendo la sfida casalinga con la Reggina (3-0) del 19 novembre 2000 e dal primo scende in nona posizione per poi chiudere il girone di andata grazie anche si successi di Napoli e di Vicenza in settima posizione a quota 25 in condominio con Fiorentina e Perugia. Anche in campo europeo le cose non vanno nel verso giusto: nel secondo turno i bianconeri vengono eliminati dal Paok di Salonicco. All'andata, il 24 ottobre 2000, la squadra di De Canio vince per 1-0 con rete di Margiotta al 90'; con lo stesso risultato, ma a favore degli ellenici che vanno in gol al 73' con Camps, si chiudono i 90' a Salonicco. Nei supplementari non c'è storia il Paok è padrone assoluto e segna altri due gol, all'11' del primo tempo supplementare ancora con Camps, al 3' del secondo tempo con Frousos. Anche la sfortuna ci mette del suo e al termine della vittoriosa gara con il Bologna (3-1) del 23 dicembre 2000, Muzzi accusa forti dolori al tendine d'Achille che dà tempo gli provoca problemi limitandolo nella sua attività. Deve fermarsi, finisce sotto i ferri e sta fuori ben quattro mesi e la sua assenza incide ulteriormente nel rendimento della squadra il cui girone di ritorno, specie nella prima parte, è una specie di calvario. Alla fine saranno appena 13 i punti conquistati in 17 incontri.(solo il Bari farà peggio con 8 punti). De Canio è messo in discussione e a marzo, dopo la sconfitta casalinga con il Parma (1-3) del 18 marzo 2001 (i tifosi per la prima volta contestano anche Pierpaolo Marino), Pozzo chiama al capezzale della squadra Luciano Spalletti il cui debutto (1 aprile) coincide con il pareggio di Reggio Calabria, 1-1 (l'Udinese in vantaggio con Alberto al 76' si fa raggiungere all'87ì con un colpo di testa del portiere Taibi). Poi l' 8 aprile, nella sfida casalinga contro il Bari, rientra Muzzi che al 61' sostituisce Margiotta, Ed è proprio il romano al 90' a segnare la seconda rete dei bianconeri che vincono per 2-0. La situazione sembra normalizzarsi, l'Udinese alla venticinquesima giornata ha 32 punti è decima, a più otto dalla zona retrocessione, ma nelle successive tre gare, con Milan, Roma in casa e Fiorentina, subisce altrettante sconfitte per poi pareggiare in casa (1-1) a Bologna Ci sono comunque sempre cinque punti di vantaggio sulla quartultima, il Napoli, ma il vantaggio è destinato a scemare ancora con la squadra di Spalletti che non sa più vincere: 3-3 in casa contro il Perugia, 1-3 a Roma contro la Lazio. Quando mancano quattro turni alla fine, l'Udinese ha solamente tre punti in più rispetto al Napoli, ma ha la possibilità di chiudere il discorso salvezza ospitando nel turno successivo, il 27 maggio, proprio la squadra partenopea. Finisce 0-0 e meno male che nel finale Turci è autore di un prodigio su un tiro improvviso e potente di Amauri in semi rovesciata tanto che poco dopo negli spogliatoi il portiere riceverà le congratulazioni (e un grazie) da parte di Gianpaolo Pozzo. La sospirata salvezza viene conquistata il turno successivo, 10 giugno a Bergamo. L'Udinese vince per 1-0 con una rocambolesca rete di Muzzi il cui tiro di destro dal limite colpisce il piede sinistro provocando una strana traiettoria al pallone che inganna l'estremo difensore degli orobici.. Nell'ultimo atto la squadra è demotivata e perde in casa con il Vicenza (2-3 con Sosa che segna le reti dei bianconeri). In Coppa Italia le cose vanno meglio, ma la sfortuna anche in questa manifestazione non è allenata dell'Udinese che debutta negli ottavi superando il Piacenza (1-1 all'andata in Emilia, 2-1 in casa nel ritorno). Poi nei quarti fa fuori anche la Lazio, 1-2 all'Olimpico, 4-1 al “Friuli” nel ritorno con Margiotta, che aveva segnato anche a Roma, autore di una doppietta. In semifinale l'Udinese deve vedersela con il Parma e l'1 febbraio 2001 a Udine, vince per 2-1 con doppietta del solito Margiotta che ribalta il risultato dopo il gol iniziale dell'ex Amoroso; mentre nel ritorno è il Parma a vincere per 1-0, rete di Di Vaio, risultato che le consente di accedere alla finalissima contro la Fiorentina che poi si aggiudicherà il trofeo.

(- 17 continua -)

BIANCONERI IN TV

Conferenze stampa

Interviste esclusive

Primavera e giovanili

Serie B

Lega Pro

Internazionali

Calcio

Altri mondi