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120 anni di Udinese: l'era Sanson

Fino alla storica salvezza firmata da Gerolin nel 1981

120 anni di Udinese: l\u0027era Sanson

1976-77 – INIZIA L'ERA SANSON - Il 6 maggio del 1976 una violenta scossa di terremoto mette in ginocchio il Friuli, ma il suo popolo si rimbocca ben presto le maniche per ricostruire le case distrutte dal sisma per riprendere l'attività produttiva. Anche lo sport reagisce e i tifosi bianconeri che avevano convinto il re del Gelato, Teofilo Sanson, a subentrare alla guida dell'Udinese, organizzano anche nelle varie tendopoli la raccolta di sottoscrizioni per l'azionato popolare per contribuire all' acquisto del club bianconero. Teofilo Sanson, particolarmente colpito dalla tragedia del Friuli, fa installare un capannone a Campeglio di Faedis (località che porta ben visibili i segni del terremoto) da adibire a mensa per cinquecento persone rimaste senza casa. E' un grande gesto di solidarietà, ma anche un chiaro segnale che non ha alcuna intenzione di fare retromarcia dopo aver promessa che acquisterà l'Udinese. Il regista della trattativa Sanson-Brunello è il commercialista udinese Piero Vidoni che crea anche le premesse per la costituzione di una Spa che dovrà rilevare la vecchia “Acciu”. L'operazione va in porto, l'8 giugno 1976 viene siglato l'atto formale della costituzione della società con capitale sociale di un milione di lire. Presidente è Lino Midolini, già componente del precedente Consiglio di Direttivo. Vice presidente è Angelo Da Dalt fiduciario dell' azienda Sanson per il Friuli; completa il direttivo Paolo Cautero uno dei promotori dell'azionariato popolare. Un mese dopo nella nuova società entrano anche Teofilo Sanson e l'avvocato udinese Mario Pettoello e il capitale sociale viene aumentato a 500 milioni di cui il 10 per cento è costituito dall'azionariato popolare. Nasce l'Udinese moderna, il popolo bianconero ha piena fiducia in Sanson (per tutti Teo) che sponsorizza altre discipline sportive, il ciclismo (il suo pupillo Francesco Moser, quando era il capitano della “Sanson” ha trionfato per tre volte per Parigi-Rubaix), il Rovigo Rugby e la squadra di pallanuoto del Civitavecchia. L'industriale di Colognola ai Colli si avvale della collaborazione di Franco Dal Cin, suo braccio destro anche nella precedente gestione del Clodia Sottomarina. Dal Cin 32 anni, è un ex calciatore (nel ruolo di battitore libero) del Vittorio Veneto per poi assumere, una volta chiuso anticipatamente con il calcio giocato per motivi di salute, anche la carica di segretario del sodalizio prima tappa della sua brillante carriera manageriale. Sanson e Dal Cin hanno le idee chiare, hanno predisposto un programma ambizioso che prevede nel giro di cinque anni il ritorno in A dell'Udinese. Dal Cin è un po' il Deus ex machina, segue personalmente le trattative di mercato, ha il delicato compito di ridestare l'entusiasmo tra i tifosi e di migliorare i rapporti con la stampa. E' Livio Fongaro, ex terzino dell'Inter di Helenio Herrera, ex trainer del Conegliano, il nuovo allenatore che si avvale una o due volte alla settimana di un preparatore atletico, l'ex discobolo Cleante Zat, friulano di Caneva. Dei “vecchi” giocatori vengono riconfermati solamente Marcati, Belotti, Gaiardi, Galasso, Groppi, Gustinetti, D'Alessi, cui si aggiungono i nuovi acquisti Basili e Lomonte (Clodia Sottomarina), Bracchi (Sant' Angelo Lodigiani), Claudio Pellegrini (Barletta), Osti (Conegliano), Tormen (Belluno), Apostoli (Ancona), Giuseppe Corti (Milan), Bencina (Torino), Fanesi (Cesena), Paleari (Conegliano), Sartori (Venezia). L'inizio dell'Era Sanson coincide con l'inaugurazione del nuovo stadio cui verrà dato in seguito (1978) il nome di “Friuli”. E' un impianto che sorge nella zona dei Rizzi, è costruito con concezioni moderne, ma ancora incompleto: è stato ultimato solamente il primo lotto, l'ampia Tribuna e il settore Distinti (limitatamente al primo anello) con capienza di 23 mila persone. L'Udinese debutta nel suo “tempio” alla terza giornata, il 26 settembre 1976, contro il Seregno che è battuto per 1-0 con rete di Pellegrini al 12' del primo tempo. Durante il match, presenti 13 mila persone con un incasso di 29 milioni di lire, si verifica una scossa di terremoto peraltro avvertita solamente da pochissimi spettatori. I bianconeri dopo tre giornate sono al comando (assieme al Lecco) a punteggio pieno. Dopo il pari di Trieste al quarto turno vincono tre incontri di seguito, contro lo Junior Casale (2-0), a Biella (3-1) e contro il Clodia Sottomarina (1-0). Alla settima giornata guidano il gruppo con 13 punti, segue il Lecco con 11, quindi Cremonese e Treviso con 9. Claudio Pellegrini, dimostra subito le sue potenzialità, è già andato a bersaglio cinque volte. All'ottava giornata l'undici friulano è di scena a Cremona dove deve dimostrare di essere il più forte o comunque di essere il favorito per la promozione, ma contro i lombardi si fa prendere dal nervosismo, Pellegrini poi cade nel tranello della provocazione e al 31' viene espulso per fallo di reazione su Talami reo di un un duro intervento. L'Udinese pur in inferiorità numerica resiste caparbiamente agli attacchi dei lombardi, ma deve alzare bandiera bianca al 21' della ripresa per un autogol di Fanesi. La squadra, che accusa il contraccolpo come lo testimoniano i due pareggi nelle successive gare interne, con Treviso (0-0) e Sant'Angelo (1-1), rimane in testa in testa con 15 punti, anche se la Cremonese e Lecco, per poi tornare a correre spedita, Pellegrini è un castigamatti, Basili ne è degna spalla, il veloce Galasso nel mezzo si prodiga in un continuo movimento tra difesa e attacco, Gustinetti si dimostra in regia non fa rimpiangere l'assenza dell'infortunato D'Alessi e alla fine sarà tra i migliori dei bianconeri. Sino al 2 gennaio 1977 le zebrette sono protagoniste di una corsa spavalda, conquistano quattro affermazioni (su tutte quelle di Mestre con il Venezia per 1-0 e di Alessandria, 2-0) e due pareggi, ma la Cremonese fa ancora meglio conquista un pari e cinque affermazioni. Le due rivali sono appaiate al primo posto con con 25 punti, il Lecce è terzo con 23. Ma una settimana dopo l'Udinese inciampa di brutto a Vercelli, 0-2) con Galasso che fallisce un rigore dopo che D'Alessi si era rifiutato di eseguirlo e i lombardi la superano in vetta. Poi con il successo sul Piacenza per 1-0 (al termine di una prestazione pressoché impeccabile sul piano tattico) e il pari di Crema con il Pergocrema (0-0), rimane sulla scia della Cremonese che non perde un colpo, ma nella prima parte del ritorno non sfrutta a dovere il vantaggio del fattore campo: pareggia (1-1) con il Bolzano e con la Triestina (un altro 1-1), rimane imbattuta sino allo scontro del “Friuli” con la capolista bianco rossa. Il big match è in calendario il 20 marzo 1977 e si gioca al cospetto di uno stadio esaurito, 23 mila persone, con incasso di 62.900.000 lire. Tra Cremonese e Udinese ci sono due soli punticini di differenza e ci sono tutti i presupposti per l'aggancio alla vetta con i bianconeri annunciati in piena salute. Da subito il match è elettrizzante, intenso, giocato su ritmi sostenuti, caratterizzato da continui capovolgimenti di fronte. L'Udinese passa anche in vantaggio al quarto d'ora con Basili e il pubblico si infiamma, non fa mancare un costante roboante incitamento alla squadra, ma la Cremonese con il trascorrere dei minuti si riorganizza, sale in cattedra e nella ripresa ottiene il meritato pari con Cesare Prandelli. Per tutto l'ambiente friulano è un duro colpo e nelle successive due gare, entrambe in trasferta, i bianconeri pareggiano (0-0) a Treviso e perdono (0-1) a Sant'Angelo Lodigiani, mentre la Cremonese coglie altre due affermazioni. Il momento delicato coincide anche con la definitiva rinuncia a D'Alessi che non lega più con la società e con Fongaro dato che è accusato di essersi infortunato (una contrattura muscolare) mentre giocava a tennis al “Club Primavera” oltretutto senza aver ricevuto la necessaria autorizzazione. Poi la squadra si riprede, ma l'8 maggio svaniscono definitivamente le residue chance di gloria: i bianconeri sono di scena all'Appiani di Padova dove subiscono una sconfitta (2-3) con Ezio Vendrame, il fantasista del calcio, che ha mosso i primi calci proprio nelle giovanili bianconere, che è decisivo segnando due reti. Alla fine la Cremonese chiude con 55 punti, l'Udinese è seconda con 51.

1978-79 – IN DUE ANNI E' SERIE A - Teo Sanson e Franco Dal Cin non solo non si perdono d'animo, ma sono convinti che con pochi ritocchi l'Udinese centrerà la promozione in B. Sanson allarga anche la composizione del Consiglio di Amministrazione, vi entrano Loris Fantinel, Aristide Bortolotti, Franco Mariini, Lucio Olivo e, in rappresentanza dei club, Adino Buiatti che prende il posto di Cautero La responsabilità tecnico della squadra é affidata a Massimo Giacomini, uscito a pieni voti dal Supercorso di Coverciano, giovane dalla spiccata personalità, che ha fatto esperienza anche all'estero, con Giuliano Zoratti e il riconfermato preparatore atletico Cleante Zat suoi stretti collaboratori. I nuovi acquisti sono rappresentati dall'ala destra De Bernardi (Treviso), dal portiere Della Corna (Varese), dal mediano Leonarduzzi (Clodia Sottomarina), dal terzino destro Bonora (Paganese), dall'altro mediano Riva (Junior Casale), dall'ala Palese (Cesena), mentre cambiano casacca Basili, Bracchi e Tormen (Junior Casale), Groppi e Galasso (Avellino), Lomonte (va alla Paganese in cambio di Bonora), Belotti (Cavese), Corti (Pergocrema), D'Alessi (Monfalcone), Sartori (Bolzano), Lovison (Conegliano). In particolare l'acquisto di Bonora, per il quale si tratta di un ritorno all'ovile, si rivela azzeccato per rendere ermetica la difesa sempre imperniata nel battitore libero Apostoli. Nel ruolo di terzino sinistro Fanesi trova un posto stabile, mentre Leonarduzzi in mediana è una garanzia dal punto di vista tattico. In avanti De Bernardi dà ragione al tecnico che ne ha consigliato l'acquisto, con Pellegrini forma un tandem molto ben assortito e dal gol facile (ne realizzeranno 24 complessivamente, 12 a testa). Dopo una fase precampionato, Coppa Italia compresa, non delle migliori (che genera la contestazione della tifoseria), l'Udinese si delinea ben presto come la principale pretendente alla promozione e le rivali più agguerrite sono lo Junior Casale, il Piacenza e il Mantova. E' una squadra che concede poco agli avversari, la tattica del fuorigioco che Giacomini fa adottare ai suoi, è una trappola per chiunque, pratica un calcio totale, all'olandese. Dopo otto giornate è al comando con 12 punti, seguono Piacenza a 11, Casale e Mantova a 10. Ma la società ha l'occasione di puntellare ulteriormente l'attacco, Franco Dal Cin ha individuato in Nerio Ulivieri l'elemento ad hoc per consentire per fare la differenza e nel giro di pochi giorni, con il placet di Sanson, conclude la trattativa per l'ingaggio in comproprietà del toscano, ex Foggia e ora di proprietà del Milan. Per Giacomini è un inaspettato, splendido regalo! Ulivieri debutta in Coppa Italia il 3 novembre nella gara di andata con la Triestina e rassicura tutti sulle sue condizioni: segna le due reti dell'Udinese, quella del provvisorio 1-1 e del definitivo 2-2 e il 20 novembre firma anche il suo primo gol in campionato nella vittoriosa sfida con il Lecce (2-0 con De Bernardi autore della prima rete). “Uli” va a bersaglio anche nelle successive gare (1-1) a Omegna, ancora 1-1 in casa contro lo Junior Casale, 1-0 a Busto Arsizio con l' Udinese che si esalta ulteriormente nel periodo compreso dal 19 febbraio al 23 aprile 1978 in cui conquista nove successi consecutivi (record della storia del calcio bianconero). In particolare spiccano il 6-1 casalingo contro l'Audace e soprattutto il 6-0 al “Friuli” nel derby contro la Triestina in uno stadio completamente esaurito e con incasso record.

LA LITE SANSON-GIACOMINI - Il 22 aprile 1978, alla vigilia della gara con l'Omegna che i bianconeri vinceranno per 3-1, il “Giorno” pubblica un'intervista rilasciata dal tecnico friulano che avrebbe evidenziato alcuni screzi con Sanson e con Dal Cin in quanto i due avrebbero tentato di interferire sulle sue scelte (il pomo della discordia è De Bernardi. Sanson e Dal Cin avrebbero voluto che il tecnico nella trasferta di Padova schierasse Osti al posto di De Bernardi poi autore dei due gol del successo bianconero). Giacomini, riferendosi a Sanson, avrebbe proferito la frase diventata celebre: “Lei pensi a fare i gelati che alla squadra penso io”. Il presidente, che si trova a Verona, la mattina successiva viene messo al corrente dei contenuti dell'intervista e reagisce d'istinto, con “tuoni e fulmini”. E' indignato, telefona a Dal Cin, gli chiede chiarimenti e convoca d'urgenza il consiglio direttivo per il giorno dopo. Lunedì mattina viene raggiunto telefonicamente anche da Giacomini che nega di aver detto testualmente la frase riportata dal quotidiano, pur confermandola nella sostanza. Ma Sanson non ci sta. E' imbufalito, vorrebbe licenziare su due piedi l'allenatore. “Mi ha telefonato probabilmente perché qualcuno gli ha fatto pressioni – sbotta - Giacomini avrebbe dovuto farsi vivo con me sabato mattina, appena venuto a conoscenza di quanto riportato dal giornale...”. Sanson si sente tradito anche dai componenti del Consiglio direttivo che non gli hanno manifestato la loro solidarietà e lunedì 24 rassegna le dimissioni da presidente ed è disponibile anche a cedere il suo pacchetto azionario, il 60 per cento delle quote. Il rischio è che il bel giocattolo si rompa anche perché giunge la notizia – e nessuno ne fa mistero – che Dal Cin sarebbe in contatto con la proprietà della Fiorentina che gli avrebbe proposto la carica di General manager. I tifosi sono in apprensione e la domenica seguente, dopo una settimana di “tempesta”, i bianconeri perdono (0-1) a Casale contro la loro diretta rivale per la promozione. Il campionato si riapre, l'Udinese ha solamente tre punti di vantaggio sui piemontesi, 48 a 45, ma la squadra, nel momento più brutto, reagisce alla grande, conquista tre successi di seguito mentre lo Junior Casale non va oltre due pareggi e una vittoria e quando mancano solamente tre turni alla fine con l'Udinese che ha 54 punti contro i 49 dei piemontesi. I bianconeri hanno la matematica certezza del ritorno in B a distanza di quattordici anni al terzultimo turno quando sconfiggono in casa la Pro Vercelli per 2-0, reti di De Bernardi e (splendida davvero) di Ulivieri. E' il trionfo. Gran parte dei tifosi invade il terreno di gioco per abbracciare i propri beniamini. Alla fine l'Udinese chiude con 58 punti, il Casale è secondo con 50, terzi ex aequo Mantova e Piacenza con 46. I bianconeri sono stati sconfitti due volte soltanto, a Casale (0-1) e al penultimo atto a Sant'Angelo Lodigiani (0-3) in un clima di autentica festa con i dirigenti della squadra locale che hanno fatto confezionare una “B” mettendo assieme alcuni gerani bianchi e rossi. L'Udinese quel giorno scende in campo in formazione rimaneggiata perché quattro giorni prima era stata impegnata nella gara di ritorno delle semifinali di Coppa Italia semi pro a Novara dopo che all'andata, a Fontanafredda, aveva vinto per 3-1. La sfida in terra piemontese è stata una battaglia con il Novara che conclude i 90' sul 2-0 dopo essere stata condotta magistralmente da Vriz (l'anno seguente sarà uno dei perni della formazione udinese), vince per 2-0. Si rendono necessari i tempi supplementari (allora in quella manifestazione i gol segnati in trasferta non valevano il doppio) poi i calci di rigore per decretare la squadra che dovrà accedere alla finalissima. La sorte favorisce l'Udinese che centra la porta tre volte dal dischetto contro le due del Novara. L'atto conclusivo della manifestazione ha luogo a Reggio Calabria contro la formazione locale che può contare su un pubblico numeroso e “caldo”. Ma l'Udinese si rivela da subito più forte, più organizzata, più squadra concedendo le briciole alla Reggina. Segna due reti, al 45' con De Bernardi, al 7' della ripresa con Bonora su rigore. A questo punto il pubblico non ci sta e al 22' la gara viene sospesa per una fitta sassaiola lanciata dagli spalti con bersaglio l'arbitro D'Elia di Salerno. Il Giudice Sportivo confermerà poi il risultato sul campo. L'Udinese però non è sazia, vuole completare l'opera, vuole il triplette: aggiudicarsi cioè anche il Torneo Anglo-Italiano iniziato a marzo il 22 marzo in Inghilterra a Maistone (1-1 con gol per i bianconeri di Palese) e proseguito tre giorni dopo a Hillingdon (1-0 per l'Udinese, rete di De Bernardi. Il terzo incontro è in programma al “Friuli” il 20 giugno e i bianconeri sconfiggono il Bath City per 3-1 (Palese, Bencina e Pellegrini i goleador bianconeri); il 25, sempre al “Friuli”, affrontano il Minhead che è sconfitto per 4-0 (reti di Palese, Ulivieri e De Bernardi), per poi concludere la manifestazione affrontando nella finalissima di Udine il Bath City che è battuto per 5-1 con gol di Palese e doppiette di Pellegrini e Ulivieri. In quella stagione l'Udinese ha realizzato negli incontri ufficiali (56) ben come 92 reti con Ulivieri grande protagonista con 25 centri. Nel frattempo è scoppiata la pace tra Sanson, Dal Cin e Giacomini che stanno studiando le strategie di mercato per potenziare i bianconeri. Durante il pranzo (non ufficiale) che la squadra organizza al Belvedere di Tricesimo, oltre ai componenti dello staff medico e sanitari, vi partecipa anche Gigi Delneri e nella foto di rito cerca di nascondersi dato che non è ancora stato ufficialmente acquistato. Ma pochi giorni dopo Dal Cin, su consiglio di Giacomini, ma all'insaputa di Sanson, concretizza con il Foggia l'operazione per l'ingaggio del regista di Aquileia e in parziale contropartita cede al club pugliese la mezzala Gustinetti. Sanson viene a conoscenza dell'operazione il giorno dopo e minaccia fuoco e fiamme, se la prende con Dal Cin che definisce alla stregua di un traditore. Ritiene troppo onerosa l'operazione, vorrebbe rispedire Delneri al mittente, poi viene convinto che l'acquisto è assolutamente indispensabile per il salto di qualità della squadra.

GLI INCASSI – Il cammino trionfale dei bianconeri è servito a riavvicinare i tifosi alla squadra del cuore. Si registra una media di 14 mila presenze a incontro, lievitano anche gli introiti. Il cassiere a fine stagione conterà 722.258.000 lire (senza tener conto del gettito degli abbonati, peraltro pochi, 482). Rispetto all'anno precedente l'incasso è superiore del 50 per cento. Un incasso che in B sarebbe tra i più cospicui se si considera che in quella stagione nella cadetteria solamente il Bari, un miliardo 105 milioni, il Palermo un miliardo 43 milioni, il Taranto 867 milioni, l'Ascoli, 821 milioni e il Lecce 793 milioni hanno ricavato di più. L'introito più cospicuo si è registrato in Udinese-Triestina con 93.243.000 lire, seguito da quello della gara con la Pro Vercelli, 71.443.500.

1978-79 – DOPO 17 ANNI E' NUOVAMENTE SERIE A – Franco Dal Cin dopo aver acquistato Delneri (cinque stagioni nella Spal, due nel Foggia,una delle quali in A, una nel Novara, altre tre nel Foggia), piazza Claudio Pellegrini al Napoli. E' una cessione dolorosa, Pellegrini, 30 gol in due anni, è il pezzo più pregiato, oltretutto è giovane, ma in cambio l'Udinese riceve dalla società partenopea 500 milioni di lire! Un'offerta irrinunciabile. Dal Cin centra altri obiettivi, porta in Friuli le mezzali Vriz dal Novara e Bilardi dal Barletta, il libero Fellet dal Treviso, il mediano Sgarbossa dal Trento, l'ala destra Vagheggi dall'Alessandria, mentre cambiano casacca oltre ai citati Pellegrini e Gustinetti, Apostoli (Anconitana), Boito (Genoa). La squadra appare più omogenea, insomma più forte rispetto a quella che ha dominato nella stagione precedente, una garanzia per disputare un buon campionato di B. Ma l'Udinese va ben oltre. Compie un altro capolavoro e, dopo 17 lunghi anni, centra la promozione nella massima serie anche se i tifosi inizialmente sono un po' scettici come lo dimostra il risultato della campagna abbonamenti: 1106 tessere sottoscritte. Dopo la fase di ritiro a Tarvisio, dopo una buone serie di prestazioni nel pre campionato, i bianconeri partono con il piede giusto nel torneo cadetto: debuttano vittoriosamente in casa con il Taranto (3-1, con Delneri che apre le marcature), poi pareggiano a Varese per 2-2 e sconfiggono al “Friuli” una delle favorite, il Foggia, 2-0, con reti di Bilardi su rigore e di De Bernardi. Quella domenica, 8 ottobre 1978, Teo Sanson ha l'intuizione di mettere il marchio della sua azienda sui pantaloncini dei calciatori, aggirando in tal modo l'ostacolo in materia dato che la Federcalcio vietava ogni tipo di sponsorizzazione facendo riferimento però solo alle scritte sulle maglie. Niente da fare quell'iniziativa é ritenuta irregolare, l'Udinese viene sanzionata con una multa di 50 milioni, notevole per quei tempi, ma poca cosa in rapporto ai vantaggi pubblicitari che ne derivano per l' azienda ci Colognola ai Colli. La società bianconera però apre una breccia per consentire agli sponsor di entrare nel mondo del calcio (avranno via libera tre anni più tardi). Dopo la vittoria sul Foggia, i bianconeri perdono a Marassi con il Genoa (0-1) per poi conquistare tre pareggi e tre affermazioni nelle successive sei gare. I tifosi sognano e in occasione dello 0-0 casalingo con il Cagliari si registra il tutto esaurito. Ormai la squadra di Giacomini non può più nascondersi, è una delle più temute, una delle principali pretendenti alla promozione, il suo suo gioco moderno, il suo continuò pressing, la velocità di manovra, la bravura nell' attuare la tattica del fuorigioco, sono le armi con cui disegna il suo secondo consecutivo capolavoro. Delneri, in cabina di regia, Ulivieri punta centrale, ne sono i cardini, ma in fase realizzativa pure De Bernardi si conferma sui livelli dell'anno precedente. Bilardi, Vriz e Bencina si alternano per completare il quintetto offensivo, in difesa Bonora è baluardo insormontabile, ma ci sarà gloria e spazio per tutti i componenti della rosa.

LO SCATTO DECISIVO E L'INCIDENTE A DELNERI – Le zebrette lo effettuano dal 21 gennaio al 25 febbraio 1979 vincendo una dietro l'altra sei gare, con Pistoiese (1-0), Palermo (1-0), Bari (2-1), Rimini (2-0), Taranto (1-0), Varese (2-0) ipotecando la serie A. Giacomini però è guardingo, non abbassa di un centimetro la guardia, pretende che facciano altrettanto anche i suoi uomini cui chiede la massima professionalità. Tutto fila liscio sino al 19 marzo quando Delneri, mentre in autovettura si reca a Moruzzo dove abita il compagno di squadra e amico Ulivieri, esce di strada riportando un trauma alla clavicola. Il regista deve saltare cinque gare, con il Brescia, Lecce, Cagliari, Sampdoria, Spal nel corso delle quali la sua assenza pesa oltre il dovuto: l'Udinese conquista solamente quattro punti, il frutto di due pareggi e di una vittoria, il 14 aprile in casa con la Sampdoria, 3-2, con gol decisivo alla Piola di Vagheggi. Finalmente a fine aprile rientra Delneri e l'Udinese cambia nuovamente marcia, ritorna ad essere una splendida, armoniosa ,affiatata orchestra, rintuzza i tentativi di Cagliari e di Pescara di superarla in vetta, espugna addirittura il campo del Pescara (2-0). Alla fine concluderà al primo posto con 55 punti, il frutto di 21 affermazioni, 13 pareggi e appena 4 sconfitte. E' anche la squadra ad aver segnato di più, 52 gol contro i 46 del Cagliari che è secondo con 49 punti; terzi ex aequo sono Pescara e Monza con 48 per cui si rende necessario lo spareggio-promozione per stabilire chi salirà in A con friulani e sardi. Il match, in programma a Bologna l'1 luglio 1979, è vinto per 2-0 dal Pescara. Uliveri, come si è verificato l'anno precedente in C, è secondo nella classifica cannonieri con 15 reti in coabitazione con Silva dell'Ascoli, alle spalle di Damiani del Genoa autore di 17 centri.

GIACOMINI SE NE VA – L'Udinese delle meraviglie perde uno dei suoi grandi protagonisti. Giacomini se ne va, accetta l'offerta di guidare il Milan campione d'Italia in carica. Ai primi di maggio del 1979 il tecnico riceve una telefonata dal suo ex compagno di squadra ai tempi di Rocco, Gianni Rivera, che ha il compito di “tastare il terreno”. Giacomini si dichiara disponibile anche perché la società bianconera non gli aveva ancora chiesto di allungare il contratto. Per cui qualche giorno dopo il contatto avuto con Rivera ha un colloquio con i dirigenti del Milan e accetta di guidare il diavolo rossonero. Prima della trasferta di Nocera Inferiore Sanson e Dal Cin capiscono che stanno per perdere il tecnico. Sanson, tramite i media, minaccia di esonerarlo su due piedi e Giacomini a fine gara (conclusasi sullo 0-0), a precisa domanda di un cronista gli risponde che “la società è libera di fare ciò che vuole” pur non confermando la voce sempre più insistente che lo dà già accasato al Milan. Sanson e Dal Cin corrono subito ai ripari, puntano su un tecnico giovane, su Corrado Orrico, classe 1940, uscito anch'egli a pieni voti dal Supercorso di Coverciano. Orrico vede la prima volta all'opera l'Udinese nell'amichevole che viene disputata a giungo al “Friuli” contro la Juventus e il suo primo giudizio sui bianconeri è più che lusinghiero.

1979-80 RIECCO LA SERIE A – La nuova avventura comincia a Luglio nel ritiro di Tarvisio. I tifosi hanno “fame di calcio”, la serie A manca loro da diciassette anni, per cui i 1106 abbonati della precedente stagione diventano 6105. La rosa inizialmente presenta poche novità. Non c'è Bonora ceduto al Lecce, al suo posto arriva Catellani (Inter); Bencina ha preso la strada che conduce al Verona. Per il ruolo di portiere, dato che Della Corna è reduce da un grave infortunio al ginocchio, vengono acquistati Ernesto Galli (Vicenza), per il quale si tratta di un gradito ritorno e il giovane Borin (Conegliano). A ottobre Riva e De Bernardi (quest' ultimo in comproprietà) passano al Cesena, mentre i rinforzi (sempre autunnali) si chiamano l'attaccante Bressani che viene acquistato dal Montevarchi, il regista toscano Francesconi (Ternana) che è un pupillo di Orrico, il mediano Cupini (Carrarese), l'attaccante Pianca (Reggina). Il debutto ufficiale della nuova Udinese avviene nella fase di qualificazione della Coppa Italia. I bianconeri sono inseriti nel girone E assieme a Pistoiese, Matera, Brescia e Lazio. Vincono contro le prime tre, pareggiano a Roma (0-0) e concludono la fase eliminatoria a pari punti (sette) con i laziali, ma sono questi ultimi a passare il turno in virtù della differenza reti: la squadra capitolina ha segnato nove reti subendone una, l'Udinese cinque contro zero. I segnali sono comunque incoraggianti, il piano di battaglia predisposto da Corrado Orrico sembra funzionare e prevede il marcamento a uomo sia in difesa, sia in mezzo al campo. La squadra parte bene anche in campionato, pareggia a Firenze (1-1) con Ulivieri che al 40' della ripresa risponde al gol del viola Pagliari al 17'; si ripete con eguale risultato nel debutto casalingo contro l'Inter e ancora una volta ottiene il pari in extremis, gol di Vagheggi. Perde a Perugia (0-2), conquista altri quattro pari consecutivi, tra cui quello di Torino con la Juve (1-1) per poi conquistare il 4 novembre 1979 il primo successo al “Friuli” contro l'Ascoli, 3-1, con reti Catellani, Pin e Vagheggi. La classifica le sorride, è ottava con 8 punti, uno in più di Fiorentina e Roma, ma è un fuoco di paglia e nelle successive sei gare l'Udinese racimola solamente solamente 4 punti evidenziando una preoccupante fragilità là davanti e scivola in penultima posizione a quota 11. Nell'ultima giornata dell'andata l'undici di Orrico ospita la cenerentola Pescara e vince per 2-1, ma la situazione rimane sempre critica per poi aggravarsi dopo quattro sconfitte consecutive (dalla seconda alla quinta giornata di ritorno) con Inter, Perugia, Cagliari e Juventus. Il tecnico si rende conto che non è in grado di garantire la salvezza e, dopo l'1-3 di Cagliari, rimette il suo mandato, ma Sanson lo invita a rimanere. Ma la crisi è ormai irreversibile, due turni dopo, 0-1 ad Avellino, il tecnico toscano rassegna nuovamente le dimissioni (irrevocabili) e al suo posto subentra l'allenatore in seconda, Dino D'Alessi. Il finale di campionato riserverà ulteriori delusioni con una sola platonica soddisfazione, il successo casalingo del 13 aprile contro il Milan, 2-1. L'Udinese chiude al penultimo posto con appena 21 punti. Ultimo è il Pescara 16.

Nel frattempo è scoppiata in maniera fragorosa la bomba del calcio scommesse. Numerosi calciatori e sodalizi sono coinvolti in questo scandalo, tra cui Milan e Lazio. Il club rossonero è retrocesso in B di conseguenza il Catanzaro, terzultimo classificato in A viene ripescato; la Lazio se la cava con 5 punti di penalizzazione da scontare nel successivo campionato (come Bologna, Avellino e Perugia), ma in appello viene retrocessa in B per “responsabilità oggettiva” con la Caf che accoglie anche un ricorso presentato dalla società bianconera contro la sentenza “mite”di primo grado. Della sentenza ne beneficia proprio l'Udinese che rimane in A come il Catanzaro. L'annata, sicuramente negativa, viene “addolcita” con la vittoria nella Mitropa Cup. I bianconeri nel primo turno, il 20 settembre 1979, sconfiggono al “Friuli” i cechi del Rh Cheb per 2-0 con reti di Ulivieri e di Cupini; nella seconda gara, sempre a Udine, il 3 ottobre, pareggiano (0-0) contro il Celik Zenika e con lo stesso risultato escono indenni il 24 ottobre dal campo del Debrecen; nella quarta gara, il 7 novembre, l'Udinese subisce la prima sconfitta, 0-2 in casa del Rh Cheb, mentre nella quinta, il 19 marzo 1980 in casa del Celik Zenika dopo 69' é sotto di due reti siglate da Karak e da Dordic, ma riesce nell'impresa di segnare tre reti in 20', dapprima con Ulivieri, poi con Francesconi, quindi con Vagheggi. Nell'ultimo decisivo atto i bianconeri, nel frattempo affidati a Dino D'Alessi, affrontano al “Friuli” il Debrecen e vincono per 2-0 con doppietta di Ulivieri e si aggiudicano il trofeo che è consegnato loro dal presidente delle Figc, Federico Sordillo. In precedenza solamente due club italiani erano riusciti ad aggiudicarsi la Mitropa Cup, il Bologna nel 1961, la Fiorentina nel 1966.

1980-81 – GEROLIN, QUEL FOLLE DRIBBLING - La Federcalcio apre allo straniero. Ogni club ne può tesserare uno e l'Udinese, poco prima dell'inizio del campionato, ingaggia dal Colonia il biondo tedesco Herbert Neumann, una mezzala dalle movenze eleganti, dotato di una buona tecnica, ma che in Friuli (come poi a Bologna) ricorderanno soprattutto per la sua avvenente moglie, Anita. La nuova squadra, che è affidata ad un tecnico emergente, Marino Perani, ex Bologna, viene radicalmente rinnovata. Franco Dal Cin provvede innanzitutto a sfoltire i ranghi per cui vengono ceduti tra il mercato estivo e quello autunnale il portiere Galli (rientra al Vicenza), il difensore Osti che passa alla Juventus, i centrocampisti Bencina (Palermo) e Bilardi (Rimini), mediani Sgarbossa (Sambenedettese) e Leonarduzzi (Vicenza). Il regista Delneri è ceduto alla Sampdoria, l'altro metronomo Francesconi alla Ternana, gli attaccanti Pianca e Bressani al Lecce, Vagheggi al Vicenza, Ulivieri al Verona. Sono acquistati il portiere Pazzagli dal Bologna, i mediani Miani dal Vicenza, Acerbis dal Varese, il terzino Tesser dal Napoli, mentre dal Conegliano, società di proprietà da Sanson, approdano in Friuli il difensore Billia, il mediano Gerolin e l'attaccante Pradella. I bianconeri iniziano la preparazione ad Ampezzo e partecipano anche ad un torneo internazionale a carattere amichevole denominato Coppa delle Alpi e gli avversari sono gli austriaci del Rapid di Vienna, i belgi del Molenbeek, i tedeschi dell'Eintracht (questo match, vinto per 3-1, è disputato a Grado davanti ad un pubblico numerosissimo e festante) e gli olandesi del Rotterdam. L'Udinese perde ai rigori la sfida con il Rapid, sempre ai rigori si aggiudica quella con i belgi e la finale con il Rotterdam. Già in estate si capisce che tra il presidente Sanson e Perani non corre buon sangue tanto che si arriverà ben presto alla rottura, terza giornata, dopo il pareggio casalingo con il Perugia (1-1). Nelle prime due giornate l'Udinese ha perduto in casa con i campioni d'Italia dell'Inter (0-4) per poi pareggiare a Pistoia (1-1). Il pretesto per dare il benservito all'allenatore è Sgarbossa, giocatore tecnicamente povero, pur essendo un combattente, che non piace a Sanson tanto che, prima della gara con il Perugia, consiglia l'allenatore a lasciarlo fuori. Perani però non ci sta, la formazione la fa lui e nessun altro e decide di sfidare il presidente per cui non solo dà spazio a Sgarbossa, ma lo promuove anche capitano. Per Sanson è troppo, il comportamento di Perani è ritenuto addirittura oltraggioso e il giorno dopo il tecnico viene esonerato. “Mi stava smantellando l' Udinese e distruggendo il patrimonio giocatori – si è giustificato Sanson – Con lui non c'era dialogo, lo cercavo e non lo trovavo”. Mentre Perani si è limitato a dire che “l'Udinese ha usato metodi levantini; mi hanno colpito alle spalle”. Tranne Della Corna, tutti i bianconeri sono solidali con il defenestrato allenatore. “Il calcio non cresce mai”, è il commento del Direttore del Corriere dello Sport-Stadio Giorgio Tosatti sottolineando che negli anni precedenti c'erano stati episodi analoghi con protagonisti Gianni Di Marzio e Luis Vinicio.

Temporaneamente la squadra viene affidata al tecnico della Primavera, Enzo Ferrari che pochi mesi prima ha ottenuto il patentino di allenatore di prima categoria al Supercorso di Coverciano. Ferrari guida i bianconeri nella temuta sfida casalinga con la Fiorentina, dimostra subito di essere bravo tattico, indovina anche la mossa a sorpresa del giovane Papais (al suo debutto) sul regista dei viola Antognoni. Finisce 0-0, ma nel frattempo Sanson, nonostante il parere contrario di Dal Cin e di alcuni consiglieri, affida la squadra a Gustavo Giagnoni ex tecnico del Torino, la squadra per la quale ha sempre tifato sin dal 1948 quando, non ancora ventenne, vendeva con un apposito triciclo gelati fuori dello stadio “Filadelfia”, il tempio della leggendaria compagine di Mazzola, Loik, Gabetto, Castigliano, Rigamonti, Grezar, Martelli, Ossola, Maroso, Bacigalupo, Ferraris, Menti, Aldo e Dino Ballarin, Grava, Bongiorni, Schubert, Operto, tragicamente scomparsa nella sciagura aerea di Superga nel maggio del 1949. Giagnoni ha carta bianca, chiede e ottiene che la squadra venga puntellata in ogni settore e Sanson dà mandato a Dal Cin di accontentare il tecnico sardo. Vengono acquistati l'attaccante Zanone dalla Fiorentina, il regista di centrocampo Bacci (figlio dell' ex bianconero Giacarlo Bacci) dalla Sambenedettese, l'attaccante Cinquetti dal Pescara, il centrocampista Maritozzi dal Palermo. Giagnoni debutta sulla panca bianconera nella trasferta di Como (0-2) con l'Udinese che sarebbe penultima senza l'handicap di cinque punti con cui Bologna, Avellino e Perugia hanno iniziato l'avventura. Provvidenziale giunge il 23 novembre il successo, 2-1, sul Catanzaro, una delle piacevoli sorprese del torneo, come del resto il rocambolesco, emozionante 5-4 due turni dopo al “Friuli” contro l'Avellino, gara in cui il difensore Billia subisce un grave infortunio al ginocchio. Ma sono fuochi di paglia, la squadra appare debole, senza un'identità di gioco e quasi tutti i nuovi acquisti deludono. Alla quindicesima giornata l'Udinese è penultima con 11 punti quattro in più rispetto al Perugia. La situazione è preoccupante. Retrocedere in B quando ben tre avversari sono partiti con un pesante fardello sarebbe il fallimento della gestione Sanson-Dal Cin. Viene inevitabilmente messo in discussione l'operato di Giagnoni, i tifosi sono più che preoccupati soprattutto dopo lo 0-2 nella prima di ritorno a Milano contro l'Inter. Ma lo sono soprattutto i dirigenti, Dal Cin in testa. Qualcuno vorrebbe che la squadra fosse affidata a Ferrari, Sanson non sa che pesci pigliare: è vero che Giagnoni lo sta deludendo, ma da cuore granata spera ancora in lui. Ci pensa però il vice presidente Lino Midolini a risolvere (a modo suo) la questione. Il 9 mattina convoca in sede (in Via Chiusaforte) l'allenatore. Sono passate da poco le 11 quando Giagnoni sale al primo piano della sede e Midolini, senza troppi preamboli, preso dapparte il tecnico lo invita a darsi malato per la domenica successiva “così la squadra la facciamo noi”. E' facilmente intuibile la reazione di Gustavo Giagnoni. Fa fatica a trattenersi nel mettere le mani addosso a Midolini, se ne va dalla sede indignato, sbraitando. Poi nel pomeriggio rilascia un'intervista all'inviato del “Corriere dello Sport-Stadio” Luigi Ferraiolo in cui racconta per filo e per segno l'accaduto. Il giorno dopo il quotidiano sportivo romano riporta a nove colonne in prima pagina la vicenda che fa clamore. Ormai il rapporto Giagnoni-Udinese si è definitivamente rotto. Sanson cerca ancora di mediare, prende il telefono e chiama Giagnoni: “Gustavo Ti aspetto da me subito. Dal Cin passerà a prenderti”. Giagnoni in un primo momento rifiuta, poi accetta anche se malvolentieri. E a Colognola ai Colli il “summit” a tre serve solo a ribadire l'insanabile rottura Udinese-Giagnoni. Sanson cerca di sdrammatizzare, Dal Cin si chiama fuori, dice che quanto è accaduto è una presa di posizione di un dirigente e che nulla era stato concordato con la società. Ma Giagnoni non ci crede, replica da par suo. Si sente tradito, offeso, umiliato, ha il cuore ferito, non può più rimanere controvoglia alla guida dell'Udinese ben sapendo che alla prima sconfitta riceverebbe il benservito, stavolta da parte di tutti. Si cambia la guida tecnica e Dal Cin il giorno dopo rilascia un'intervista in cui spiega che Giagnoni, dando in pasto alla stampa quanto accaduto, si è auto esonerato. L'Udinese viene affidata, stavolta definitivamente, a Enzo Ferrari che dà fiducia ad alcuni giovani della Primavera, Gerolin, Miano, Cinello, il già citato Papais che sapranno ripagare la fiducia riposta in loro. L'Udinese alla seconda e terza di ritorno fa en plein, batte in casa la Pistoiese per 1-0 con rete di Neumann (sarà il suo unico centro in bianconero), poi espugna il campo del Perugia per 2-1. Il buon momento della squadra si conferma a Firenze (0-0) e contro il Como che è sconfitto al “Friuli” per 2-0, doppietta di Zanone e la squadra sale a metà classifica, 18 punti, in condominio con Bologna, Catanzaro e Fiorentina. Sembra quasi fatta; non è così perché il cammino è irto di difficoltà e nelle successive tre gare l'undici di Ferrari perde a Bologna (0-1) e a Catanzaro (1-2), sciupando l'occasione di far man bassa in casa con l'Ascoli (0-0). A rendere ancor più difficile la situazione è la sconfitta casalinga (0-2) ad opera della Roma. Quando mancano sei turni alla fine il Perugia è ultimo con 13 punti, la Pistoiese ha tre punti in più, cinque il Brescia, sette Udinese, Como e Ascoli. Nelle successive cinque gare l'Udinese non riesce a vincere alcun incontro, deve accontentarsi di quattro pareggi per cui i bianconeri sono obbligati a vincere la gara casalinga con il Napoli del 24 maggio con cui calerà il sipario. Perugia e Pistoiese sono già retrocesse e per la terza squadra che dovrà fare compagnia a toscani e umbri è una bella lotta tra Udinese e Como terzultimi con 23, Ascoli, Avellino e Brescia 24. Ad assistere alla gara con il Napoli ci sono 40 mila spettatori che cercano di dare una spinta poderosa ai bianconeri che lottano con il coltello tra i denti. Le cose però si mettono subito male, al 19' l'ex Pellegrini porta in vantaggio il Napoli. L'Udinese reagisce con veemenza, si affida al suo orgoglio e al 35' il pari sembra cosa fatta: Cinello viene atterrato in area. Rigore, ma dagli undici metri lo specialista Zanone, sceso in campo troppo teso si fa parare da Castellini il più telefonato dei tiri. Sembra l'inizio della fine, i tifosi rimangono per alcuni minuti ammutoliti. Pochissimi ci credono. Ma nella ripresa la musica cambia. E' un'altra Udinese, più dinamica, più reattiva, più precisa e al 9' Vriz, subentrato all'irriconoscibile Zanone, segna la rete dell'1-1. Il gol mette il turbo ai bianconeri che prendono d'assalto l'area napoletana con Castellini che deve svolgere gli straordinari. Ma la porta del Napoli sembra stregata, vedi il palo colpito da Cinello al 38', la sfortuna si sta accanendo nei confronti della squadra di Ferrari, ma al 43' Gerolin si scatena, dà vita ad un'azione personale, un folle dribbling, lascia sul posto tre avversari, entra in area, si libera anche del libero Krol per poi trafiggere Castellini con l'esterno destro e il “Friuli” esplode. L'Udinese con 25 punti è salva grazie alla classifica avulsa (con lo stesso punteggio concludono Avellino, Ascoli, Como e Brescia che deve fare compagnia a Perugia e Pistoiese in B).

 

Nella FOTO: l'Udinese 1979-80: Da sinistra in piedi: Della Corna, Fellet, Bencina, De Bernardi, Delneri, Pagura, Ulivieri, Bonora, Leonarduzzi, Vriz, Marcatti; accosciati: il massaggiatore Casarsa, Vagheggi, Fanesi, Riva, Bilardi, Sgarbossa, Battoia.

(11 - continua)

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