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120 anni di Udinese: il 6 gennaio 1969 muore Gipo Viani

Nel 1967 l'ammutinamento e l'esonero di Pinardi

120 anni di Udinese: il 6 gennaio 1969 muore Gipo Viani

1966-67 – Il ritorno in auge dei bianconeri inevitabilmente ha fatto presa nella tifoseria, il “Moretti” è tornato a riempirsi, ma la situazione economico-finanziaria è sempre critica e Bruseschi è costretto a cedere alcuni elementi, su tutti il “Rivera friulano”, Arrigo Dolso, che passa alla Lazio dopo aver vinto la concorrenza del Bologna. E' stato il diesse del club romano Nello Governato a convincere il suo presidente a puntare sul fantasista di Fagagna. La trattativa si concretizza in poco tempo, stante anche gli ottimi rapporti che intercorrono tra Bruseschi e i dirigenti laziali. Per l'Udinese si tratta di un affare, la cessione del giocatore frutta 95 milioni di lire. Seguiranno altre dolorose cessioni. Il presidente della Spal, Paolo Mazza, sempre alla ricerca di talenti, concretizza l'acquisto del portiere Galli e quello di Bosdaves, ala sinistra ficcante (cresciuto nel Ricreatorio Sportivo Udinese che alla società bianconera dal 1959 al 1964 ha dato numerosi elementi, i fratelli Giuseppe e Ermanno Del Zotto, Ritella, Colaotto, Pinosio, Virgilio, Gabriele, Vicedomini, Varutti, Esente); Braida, autore di 13 reti, passa al Brescia, il mediano goleador Zardo approda al Foggia. Il terzino Vidoz, una sola presenza nel campionato appena conclusosi. Rinforza la Pro Gorizia. Bruseschi dà mandato a Comuzzi di cercare di sostituire i partenti con elementi low cost.

Non ci sono alternative, tema la sopravvivenza del club. Comuzzi, abile talent scout, fa acquistare i sangiorgini, Giulio, Virgolini, Sgrazzutti e Franzot, poi ancora Blasig dalla Pro Gorizia, Palù dalla Sacilese, Cremaschi dalla Saici Torviscosa; completano gli arrivi Poletto e i più maturi Ciclitira e Galeone tutti e tre provenienti dal Monfalcone. E' una squadra per il 90 per cento “Made in Friuli”, oltre che giovane. L'avvio è schioppettante, tre gare, tre vittorie, ma ecco che alla quarta giornata i bianconeri tornano con i piedi ancorati al suolo, perdono (pur non demeritando) con il Monza che è allenata da Luigi Radice con il portiere Luciano Castellini e l'ala destra Claudio Sala che sono gli elementi di spicco. Tutti e tre saranno grandi protagonisti nel Torino che vincerà lo scudetto nel 1975-76. Il Monza supera l'Udinese per 1-0 con rete proprio di Sala al 28' del primo tempo. La squadra lombarda alla fine chiuderà il girone in testa a pari punti (50) con il Como per poi vincere a Bergamo il 4 giugno 1967 il match di spareggio-promozione con i lariani (1-0 gol di Maggioni). Comuzzi è alle prese con il problema del battitore libero, poi con felice intuizione lo risolve con Manganotto protagonista di una stagione positiva e in alcune gare con Del Pin. Il portiere Baldo però non sempre è esemplare anche se appare migliorato rispetto alla precedente stagione, mentre nel mezzo Galeone e Del Zotto garantiscono ordine, senso tattico, precisione. In difesa cresce a vista d'occhio Fedele, mentre il binomio offensivo Blasig-De Cecco fa interamente la sua parte (17 gol complessivamente). Questa la formazione che ha dato più garanzie a Comuzzi: Baldo, Sgrazzutti, Fedele, Del Zotto, Zampa, Manganotto, Mantellato, De Cecco, Blasig, Galeone, Momesso.

Disputano un discreto numero di incontro, il citato Del Pin, il terzino terzino Bernard, gli attaccanti Cremaschi e Ciclitira. Franzot, 19 anni, va in campo tre volte soltanto per poi “esplodere” due anni dopo meritandosi l'appellativo di “Perla nera”. Dopo la sconfitta di Monza, l'Udinese si riabilita prontamente e in due mesi, dal 23 ottobre al 26 dicembre 1969 rimane imbattuta, conquista quattro affermazioni e cinque pareggi. Il sogno di ritornare in B è intatto anche se Como e Monza hanno un organico migliore. A gennaio 1967 però crollano la chance di gloria, l'undici di Comuzzi perde quattro gare, ne vince una soltanto (3-2 al “Moretti” con la Cremonese), ma si toglie la soddisfazione di imporre il pari sia al Monza, sia al Como (2-2 in entrambi gli incontri). Alla fine la squadra conquisterà la quarta piazza con 40 punti. I tifosi, però, non sono affatto soddisfatti la maggioranza dei quali è convinta che alla società non convenga centrare la promozione per non sostenere spese ancora più rilevanti. Bruseschi però non ci sta dopo aver fatto (quasi) l'impossibile negli anni scorsi per costruire una squadra attrezzata per centrare l'obiettivo primario e rilascia un'intervista al Messaggero Veneto: “sono tutte dicerie di un pubblico che giustamente soffre per la posizione della squadra; le stesse cose si dicevano anche un anno prima, in realtà abbiamo fatto tutto quanto è nelle nostre possibilità per riportare l'Udinese nel campionato di B. Torneremo a riprovarci nella prossima stagione”.

1967-68 – Dalle parole Bruseschi passa ai fatti. Contatta Pep Bigogno, l'allenatore del secondo posto nel 1954-55, gli affida la direzione tecnica della squadra con allenatore Umberto Pinardi, centromediano sempre nel 1954-55 e su consiglio di entrambi dà vita ad un' importante, dispendiosa campagna di rafforzamento: vengono acquistati gli spallini Bagnoli, mezzala e Muzzio, attaccante, l'esperto portiere Pontel (ex Inter) dal Padova, l'altro portiere Casazza dalla Solbiatese. Vengono trattenuti gli elementi più importanti per cui viene allestita una squadra equilibrata in ogni reparto, con una coppia di terzini, Sgrazzutti-Fedele, che è la più forte della serie C. Il centrocampo, con i riconfermati Del Zotto, Galeone, con il “nuovo” Bagnoli, è in mani sicure, l'attacco ha varie soluzioni per colpire. Tra i giovani si mette in evidenza anche Caporale, inizialmente nel ruolo di terzino, anche se dà l'impressione di poter essere un autentico jolly del reparto arretrato.

L' AMMUTINAMENTO - L'avvio è vivace. La squadra evidenzia subito la sua forza. “Stavolta ci siamo – dicono i tifosi – Saliremo in B”. Dopo il vittorioso debutto casalingo con il Pavia (1-0), l'Udinese compie un capolavoro, espugna il campo del Como per 3-1 al termine di una gara tatticamente impeccabile. E' un'impresa dato che i lariani, che saranno promossi, sono i grandi favoriti assieme ai bianconeri. La sconfitta nel derby di Trieste (1-2) è indolore, l'Udinese continua a fare da battistrada, ma via, via i rapporti tra lo spogliatoio e Pinardi si incrinano, non solo non c'è più dialogo tra le parti, ma si arriva alla rottura. Il tecnico è il classico sergente di ferro, pretende che quasi tutte le mattine i suoi atleti siano presenti per le 8,30 nello spogliatoio del “Moretti” per cui alcuni “senatori” manifestano il malumore generale in un incontro che hanno con Bruseschi e con il Dt Bigogno e chiedono apertamente l'allontanamento del tecnico. Pinardi, però, è irremovibile, per lui l'unica strada che conduce alla promozione è quella del sacrificio, della professionalità, del lavoro. Ma, come sempre accade in queste situazioni, alla fine è l'allenatore a subire le conseguenze. Poco importa se l'Udinese è seconda, poco importa se è reduce dal successo casalingo con il Marzotto (1-0 gol di Bagnoli su rigore) del 26 novembre 1967: il giorno successivo Bruseschi e Pinardi si accordano per un divorzio il più possibile indolore. Il presidente, d'accordo con Bigogno che rimane Dt, affida nuovamente la squadra a Luigi Comuzzi.

LO SCOPPIO DELLA DINAMITE – Il cambio della guardia genera l'auspicata scossa, Comuzzi oltre che che dal punto di vista tecnico, è bravo anche sotto quello umano, i bianconeri vincono ad Alessandria (2-1), in casa con il Verbania (sempre per 2-1), ma l'assenza di un elemento della bravura, del carisma di Franco De Cecco inevitabilmente si fa sentire. Il giocatore è uno dei 121 feriti (ci saranno anche quattro morti) per lo scoppio di un ingente quantitativo di esplosivo verificatosi alle 8,32 del 15 novembre 1967 in via San Rocco a Udine in un cantiere destinato a deposito di materiale da costruzione della ditta Francesco Perotti. De Cecco, che si trovava nella zona (a 500 metri in linea d'aria dal punto in cui è avvenuto lo scoppio), subisce una ferita all'occhio che lo costringerà a rimanere out per quasi tre mesi. E' un colpo durissimo alle speranze di gloria dell'Udinese. De Cecco, oltre che goleador, nella sua qualità di capitano è anche l'anima della squadra. Muzzio (8 reti) soprattutto Blasig (17 centri) fanno interamente la loro parte. Ma non basta, l'assenza del giocatore friulano si fa sentire non poco. Quando rientra, il 4 febbraio 1968 a Pavia, vittoria delle zebrette per 2-1, segna le due reti dei bianconeri, ma nel frattempo il Como si è involato verso la serie B. Alla fine l'Udinese chiuderà il torneo ancora in quarta posizione, a quota 46, a meno undici dal Como.

1968-69 – LA SPERANZA SI CHIAMA GIPO VIANI – Bruseschi sa che ha ben poco da rimproverarsi. Le ha provate tutte per riportare in B le zebrette, ha pure speso molto, si è pure esposto personalmente, un po' per passione, un po' per una questione di orgoglio, vuoi perché vuole dare una risposta a chi continua a credere che il presidente non abbia alcuna intenzione di puntare alla serie B, dà vita ad un progetto molto ambizioso. Contatta nientemeno che Gipo Viani, che ha fatto grande il Milan e che ha una voglia matta di ritornare in pista dopo il grave incidente automobilistico di cui è rimasto vittima un anno e mezzo prima mentre in autovettura stava rientrando a Milano da Genova (era il General Manager del Grifone). I due personaggi si conoscono da vecchia data e si stimano. Viani firma un contratto triennale pari a 15 milioni a stagione. Un ingaggio che nessun altro club di serie C sarebbe in grado di garantire ad un tecnico e/o dirigente. Ma Bruseschi è convinto che alla fine il sacrificio pagherà, del resto la squadra necessita di pochi ritocchi per poter raggiungere lo scopo. Viene acquistato il giovane centravanti romano Galli che è il fratello minore del più famoso Carletto, detto “testina d'Oro”, ex bomber di Roma, Milan, Genoa, oltre che dell'Udinese per soli tre mesi nel 1961, arrivano anche l'intero sinistro Maiani, dalla Torres, il mestierante Ramusani dal Palermo, giocatore che in C può fare la differenza e che per Viani è l'elemento ideale per agire da battitore libero di una difesa che sembra la più ermetica del lotto; e dal Cesena viene prelevato l'attaccante Calisti. Gli allenamenti vengono diretti da Romolo Camuffo, veneziano, diplomatosi con il massimo dei voti al Supercorso di Coverciano. Camuffo è un lavoratore instancabile, torchia a dovere la squadra. Anche troppo e sovente Viani é costretto a intervenire nei confronti del tecnico per evitare che esageri nella preparazione atletica. Sembra filare tutto bene, sembra la volta buona per il ritorno in B dei bianconeri, i tifosi sono entusiasti dei provvedimenti adottati da Bruseschi, convinti che un personaggio come Viani alla fine centrerà l'obiettivo. Ma il primo bastone tra le ruote è rappresentato dalla”Notte dei lunghi coltelli”: il 7 ottobre 1968 (causa anche un inizio non dei migliori con la squadra che al debutto perde il derby con la Triestina al “Grezar per 1-0, con splendida rete dell'ex Giacomini che l'anno successivo tornerà in bianconero, per poi soccombere, 0-1, anche nella seconda trasferta, quella di Chioggia contro il Sottomarina al terzo turno (0-1)) è convocata l'assemblea straordinaria dei soci dell'Acu nel corso della quale il presidente viene messo in minoranza. Il provvedimento fa scalpore, Bruseschi è al timone dei bianconeri dal 1952, è un “pezzo” glorioso della storia del club, oltretutto ha speso di tasca sua fior di quattrini per il rilancio dell'Udinese.

Bruseschi nel prendere la parola propone che a sostituirlo sia il suo vice, Pietro Brunello. La proposta è accettata (vengono anche nominati due nuovi presidenti, Mario Carlutti ed Erminio Vergani) e viene anche deciso che l'incarico di presidente sarà a rotazione biennale tra tutti i consiglieri, ma così non sarà: dopo ogni scadenza il direttivo invita Brunello a rimanere al suo posto. Bruseschi, che poi ha tenuto una conferenza stampa congiunta con Pietro Brunello, ha sempre negato di essere stato di fatto esautorato dalla carica di presidente, afferma di aver chiesto in almeno tre occasioni di assere avvicendato alla guida della società “per il bene dell'Udinese”. “Se non avessi potuto contare sulla fiducia della maggioranza dei soci, mai avrei accettato di far parte del nuovo consiglio presieduto da Pietro Brunello” - spiega Bruseschi nel corso della conferenza stampa. La notizia fa scalpore e come quasi sempre succede la tifoseria si divide tra i pro Bruseschi e i pro Brunello, ma è compatta a sostenere Viani che rappresenta la provvidenza per il calcio bianconero.

La squadra piace, nonostante l'altalenante partenza, ha la possibilità di risalire la china e di aggiudicarsi il girone. Questo l'undici tipo: Pontel, Caporale, Galeone, Fedele, Zampa, Ramusani, Mantellato, De Cecco, Blasig, Franzot, Maiani. E' un complesso ben assortito, forte in ogni settore con alcuni giovani emergenti, Caporale, Fedele (quest'ultimo ormai pronto per il gran salto in A), Franzot del quale pochi mesi dopo si invaghirà la Roma. Blasig è una certezza, ha il gol facile, ne segnerà altri 18, con De Cecco, pur arretrando il suo baricentro, degna spalla. Aumenta anche l'affluenza del pubblico al “Moretti”, nelle prime cinque gare casalinghe si registra una media di 12 mila persone. E' un pubblico da serie A, conseguentemente aumentano anche gli incassi, peraltro ancora insufficienti a far fronte ai gravosi costi di gestione. Dalla quinta alla quattordicesima giornata l'Udinese centra una striscia di nove risultati utili consecutivi, dalla quarta posizione passa al comando con 21 punti in condominio con il Treviso; terzo è il Piacenza con 20, quarta la Solbiatese con 19. L'Udinese è per tutti la squadra da battere, la presenza in panchina di Viani genera antipatie, in trasferta ci sono sempre insulti per il General Manager, soprattutto nella trasferta di Alessandria dove la squadra vince 4-1 con reti nell'ordine di Villa (A), De Cecco (U), aut. Lojacono (A), Galeone (U), Blasig (U). Con questo capolavoro tecnico-tattico si chiude l'anno solare 1968 e gli auspici per il 1969 ovviamente sono più che rosei. L'anno nuovo si apre con la partitissima con il Piacenza che è la rivale più agguerrita. E' una sfida che elettrizza tutto l'ambiente friulano, l'attesa è spasmodica, il successo probabilmente metterebbe il turbo alle zebrette.

LA MORTE DI VIANI - La convincente prestazione nel turno precedente ad Alessandria genera ottimismo, i tifosi ci credono, ci crede soprattutto la squadra, ma il “Moretti” sarà terra di conquista per il Piacenza. E' il 6 gennaio 1969 e l'undici emiliano da subito si dimostra più organizzato, soprattutto più forte in mezzo al campo. L'Udinese appare nervosa, impacciata, pasticciona, la sua manovra è lenta. Blasig in avanti si dà un gran daffare, ma è facile preda della retroguardia del Piacenza che corona la sua superiorità con il gol di Robbiati al 44' del primo tempo. Nella ripresa l'Udinese attacca a testa bassa favorendo il disimpegno degli ospiti, ma al 19' i bianconeri usufruiscono di un calcio di rigore che viene eseguito da Blasig la cui conclusione alla destra di Ferreti colpisce il palo. Non è giornata, errori e sfortuna si alleano e a un minuto dalla conclusione il Piacenza con Ferranti segna il gol del definitivo 2-0. E' un duro colpo anche se Gipo Viani cerca di ricaricare lo spogliatoio imponendo alla società di concedere a ogni calciatore il premio partita doppio. Poi il General manager saluta tutti, se ne va a Ferrara dove nella notte muore colto da infarto. Viani due giorni prima della sfida con il Piacenza era stato colpito anche da un attacco influenzale con febbre quasi a quaranta tanto che il medico sociale dell'Udinese Nino Arreghini dopo averlo visitato gli aveva prescritto alcuni giorni di riposo sconsigliandolo più volte a uscire di casa ben sapendo che Viani aveva il cuore indebolito da un precedente infarto; invano. Il General manager voleva ad ogni costo guidare dalla panchina i bianconeri in un match così importante e altrettanto stressante. Troppo stressante soprattutto per lui. La sua scomparsa ha messo fine alle speranze di gloria della squadra che via, via si è sfaldata scivolando dal primo al sesto posto distanziato di ben dodici punti dal Piacenza promosso in B.

1969-70 - Gli sforzi economici per cercare di centrare la promozione sono stati notevoli da parte di Pietro Brunello e il presidente nell'estate del 1969, con un passivo che sfiora i 400 milioni di lire, si vede costretto a rivoluzionare la squadra cedendo i pezzi pregiati e nel contempo cercando di acquistare a prezzo di realizzo i sostituti; ma è dirigente inesperto (è rientrato da pochi anni in Italia dal Venezuela dove aveva svolto una fiorente attività imprenditoriale), per cui si vede costretto ad avvalersi di alcuni mediatori, su tutti il romano Walter Crociani che favorisce la cessione della “perla nera” Franzot alla Roma. E' un colpo importante che consente a Brunello di tappare alcune falle di bilancio, ma Crociani a quel punto chiede e ottiene che l'Udinese ingaggi l'allenatore Oscar Montez, un personaggio scontroso che non è mai riuscito a legare con l'ambiente friulano, oltretutto che non godeva della stima del presidente bianconero, né quella degli altri componenti del Consiglio direttivo. Oltre a Franzot sono ceduti l'accoppiata Blasig-De Cecco al Mantova (il club lombardo dà in parziale contropartita il centravanti Scicolone che è parente di Sofia Loren e la mezzala Giavara), il portiere Pontel alla Salernitana, l'ala destra Mantellato all'Alessandria. Gli arrivi sono costituiti dall'attaccante Berzaghi dalla Massese, dalla mezzala Fogolin dal Pordenone, del difensore Ceccolini dal Cagliari e del portiere Minuissi dall'Inter (successivamente arriverà anche un altro estremo difensore del club nero azzurri, il giovane Lattanzi), dal centravanti Pezzattini dalla Tevere Roma, dal portiere Toppan del San Giovanni di Trieste, dal centrocampista Orazi dall'Almas di Roma. Rispetto agli ultimi cinque anni è un'Udinese meno forte, si fanno sentire oltre il lecito le dolorose cessioni di Franzot, De Cecco soprattutto Blasig. Nelle prime otto giornate la squadra delude, vince solo due incontri quello iniziale con il Verbania (1-0) e con il Rovereto sempre in casa e stesso risultato, conquista tre pareggi e tre sono anche le sconfitte subite in particolare quella pesante ((0-4) di Novara. Brunello non sa che pesci pigliare, tra lui e Montez c'è il gelo anche perché il tecnico argentino non accetta alcun consiglio come quello di provare un giovane della primavera. Per Brunello è il pretesto per dargli il benservito che avviene la sera del 7 novembre 1969, due giorni prima del match con il Venezia; e sempre in quella sera Brunello allerta l'allenatore delle Giovanili, il professor Nino De Stefano, ex bianconero all'inizio degli anni '40. De Stafano guida temporaneamente i bianconeri per due gare, con il Venezia (2-2), a Padova (0-0) in attesa che Brunello individui il successore di Montez che sarà Paolo Tabanelli, anch'egli ex bianconero, protagonista della promozione in B nel 1938-39. Ma la situazione invece di migliorare si aggrava, alla guida dell'attacco si alternano il ventenne Pezzatini, poi Scicolone, meno male che crescono alcuni giovani il terzino Moruzzi, soprattutto il suo compagno di reparto Fedele che si segnala anche come goleador (5 centri). Questa é la squadra tipo: Miniussi, Moruzzi, Fedele, Caporale, Zampa, Ramusani; Ceccolini, Giavara, Scicolone, Maiani, Calisti con Galeone prezioso jolly come del resto l'altro centrocampista, Fogolin. Pure l'attaccante Berzaghi riesce a ritagliarsi un po' di spazio disputando 17 gare. Nel girone di andata il comportamento dei bianconeri è lodevole, si mantengono a ridosso delle favorite, Novara, Lecco e Treviso, ma nel ritorno crollano, si esaurisce ben presto il carburante dato che nel ritiro estivo ad Asiago la preparazione è risultata a dir poco carente. Nella seconda parte i bianconeri conquistano in casa solo quattro, altrettanti pareggi tutti per 0-0, per poi essere sconfitta nell'ultimo atto il 14 giugno 1970 (lo stesso giorno in cui l'Italia affronta ai mondiali in Messico la nazionale di quel Paese) per 1-3 dal Sottomarina di fronte a 511 spettatori tra abbonati e paganti. E' l'ennesimo “tradimento” dell'Udinese verso una tifoseria che, nonostante tutto, continua ad amarla.

1970-71 – Si riparte con la parola d'ordine “risparmiare”, ne va della sopravvivenza del sodalizio, con i consiglieri che non intendono più mettere mano al portafogli. Il solo Brunello ancora una volta si espone con gli istituti bancari, ma per poter usufruire di ulteriori finanziamenti deve vendere per cui Fedele se ne va al Bologna in cambio del terzino Bonora e di una trentina di milioni, Maiani trova sistemazione nel Venezia, Giavara torna al Mantova, Scicolone e Calisti sono ceduti al Chieti, Pezzattini al Latina, Orazi va a Spoleto, Lattanzi al Banco Roma e ciò consente alla società di racimolare un'altra cinquantina di milioni per far fronte ad alcuni indispensabili arrivi, su tutti Giacomini (Triestina) che vuole chiudere la sua carriera dove l'ha iniziata. Si rivelano azzeccati pure gli ingaggi degli attaccanti Bagatti e Sperotto reduci dall'esperienza con il Lanerossi Vicenza, nonché quelli del difensore Nicoloso proveniente dal Lione e dell'attaccante Brunetta, scuola Inter. Dopo il ritiro a Forni di Sopra, dopo le prime illusorie uscite pre campionato, tra cui quella (0-3) al “Moretti” contro l'Inter, il campionato mostra il vero volta dei bianconeri. Il volto del “povero” e il torneo sarà ancora deludente con l'Udinese che conclude al decimo posto con 37 punti, ventun in meno rispetto alla Reggiana che è promossa in B. Il cambio della guardia tra Tabanelli, dimessosi dopo la sconfitta casalinga (2-3) del 17 gennaio 1971 e Gigi Comuzzi non sortisce gli effetti sperati. A Comuzzi va comunque il merito di aver propiziato il salto di qualità di alcuni giovani, Moruzzi, Fogolin, Caporale, Tuttino. Per quanto concerne la vecchia guardia, non sono bastate le buone prestazioni di capitan Giacomini e di Galeone per evitare che la barca andasse alla deriva. In questa stagione vive la sua giornata di gloria anche Fausto Zanelli, giovane mezzala che disputa la sua prima e unica gara con la maglia dell'Udinese di cui diciotto anni dopo e per un lungo periodo sarà il medico sociale. La media spettatori è di 3500 unità a gara con Brunello che non sa più a che Santi votarsi per trovare liquidità, ma ancora una volta Gigi Comuzzi (nel 198-69 e 1969-70 ha allenato il Pordenone) dovrà tirare fuori dal suo cilindro le soluzioni magiche per rimettere in sesto la squadra senza spendere e spandere, anzi consentendo all'Udinese di chiudere la campagna acquisti-cessioni in attivo. Il presidente è sempre più in difficoltà,ma da buon friulano è tenace, ci crede, anche se la tifoseria e parte dei media non hanno più fiducia nel suo operato. Non molla il timone del club, pensa in positivo, è convinto che prima o poi l'Udinese riuscirà a primeggiare nel girone A pur consapevole che la concorrenza è assai agguerrita. Alla fine però rimarrà deluso. Peccato perché era un gentiluomo e avrebbe meritato di essere ricordato come il presidente che ha riportato in B la squadra dell'intero Friuli.

 

(9 - continua)

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