Home / Storia / 120 anni di Udinese: dall'austerity alla caduta in B

120 anni di Udinese: dall'austerity alla caduta in B

Miconi è il successore di Bigogno

120 anni di Udinese: dall\u0027austerity alla caduta in B

L'austerity che la Lega ha di fatto imposto alla società bianconera genera sacrifici cui l'Udinese dovrà sottostare per l'intera annata. La gestione deve essere quanto mai oculata, gli ingaggi non possono superare un certo limite, idem lo stipendio da corrispondere al nuovo allenatore, il tarcentino Luigi Miconi, già è ex calciatore dell'Udinese negli anni '20 e all'inizio degli anni '30, che ha già guidata la squadra udinese dal 1938 al 1940, poi poi nel 1941-42. I tifosi sono preoccupati, la rosa che Bruseschi ha messo a disposizione del successore di Bigogno qualitativamente è una delle meno valide del lotto. Ci sono giustificati timori che a fine cammino l'Udinese debba retrocedere e le prime uscite della nuova squadra incuriosiscono più che mai i suoi fan a cominciare dalla tradizionale amichevole che l'Udinese ad agosto disputa a Palmanova, ma sarà la gara di Coppa Italia con il Varese, formazione di C, in programma il 14 settembre 1958 al “Moretti”, che rappresenterà un primo probante banco di prova per l'undici di Miconi. Ahimè, l'Udinese non lo supera, i lombardi vincono per 2-1 con il popolo friulano rassegnato al peggio. Una settimana dopo inizia il campionato, ci sono 18 mila persone ad assistere alla gara con l'Inter, le cose vanno un po' meglio, c'è più ardore, più agonismo tra i bianconeri che riescono in due, tre occasioni a farsi minacciosi con il portiere Matteucci. Ma gli errori (ne sono stati commessi a iosa) sono pagati a caro prezzo soprattutto se l'avversario dispone del miglior attaccante del campionato, Valentin Angelillo che segnerà le tre reti dell'Inter (approfittando anche della blanda marcatura cui è soggetto dal debuttante centromediano Cumin, in seguito mai più utilizzato), mentre per l'Udinese quella della bandiera è messa a segno da Bettini. Per Angelillo è una stagione storica, realizza 33 reti in altrettante gare. Nessuno è mai riuscito a fare meglio di lui nel campionato a 18 squadre. Dopo l'Inter ecco la Juve (al “Combi”) e il pronostico è rispettato (0-2), doppietta di Boniperti. Cominciano nel frattempo i primi attriti tra Miconi e Bettini che è il nuovo capitano dell'Udinese. I due si parlano poco, Bettini agli ordini del tecnico si limita a rispondere con un “va bene”, insomma non si respira una buona aria in casa udinese. Dopo la sconfitta di Torino, l'Udinese non va oltre quattro consecutivi pareggi, tutti per 1-1 anche se Miconi sembra aver individuato la formazione migliore: Romano, Baccari, Valenti, Sassi, Gon, Piquè; Pentrelli, Sentimenti V, Bettini, Giacomini, Fontanesi. Le note positive riguardano Baccari e Giacomini che dimostrano di aver compiuto notevoli progressi. Del resto la politica dei giovani sembra obbligata e in questo torneo avranno spazio anche il portiere cividalese Santi, i difensori, Valletti e Burgnich, il centrocampista Rodaro, gli attaccanti Trevisan, Medeot, Birtig e Minto, In sostanza si cercano alternative al ristretto nucleo dei titolari tra i quali delude uno degli acquisti di luglio, Cavazzuti. L'Udinese finalmente vince il suo primo incontro il 2 novembre contro l'Alessandria (1-0), poi è notte fonda, va in crisi, si incrina sempre più il rapporto tra Miconi e Bettini cui danno man forte altri senatori. Bettini riferisce per filo e per segno a Bruseschi che non c'è unità d'intenti con il tecnico e Miconi, dopo lo 0-3 di Roma contro i giallo rossi, il 7 dicembre 1958, riceve il benservito.

Arriva al capezzale dei bianconeri Severino Feruglio che deve ricompattare la squadra, deve lavorare in primis a livello psicologico, ma per ora l'assetto tecnico non muta, a Padova il 21 dicembre va in campo la stessa formazione quasi sempre schierata da Miconi. Nulla da fare, i patavini vincono 2-1; la formazione viene riproposta una settimana dopo nel match casalingo con il Bari. Stavolta l'Udinese vince (3-1) e convince, ma è un fuoco di paglia che illude oltre il lecito dato che il 1959 si apre con la più pesante sconfitta in serie A, 0-7, ad opera della Fiorentina che dispone di un attacco atomico (Hamrin, Gratton, Montuori, Lojacono, Petris). Bruseschi il giorno dopo convoca d'urgenza in sede Feruglio, gli chiede di di far uscire la squadra dal tunnel cui si è addentrata, poi parla a lungo con tutti i calciatori, ma la situazione non migliora. Feruglio chiede e ottiene che venga ripreso un uomo di esperienza, di carisma, ma anche di qualità come Manente. E' la mossa che rilancia le quotazioni delle zebrette. Manente fa il suo debutto stagionale a Torino contro la sua ex squadra, la Juventus. E' la seconda di ritorno, 8 febbraio, l'Udinese fa poco per opporsi validamente alle zebre torinesi (0-4), le sue quotazioni precipitano, la squadra è in ultima posizione con Triestina e Talmone Torino, ma il lavoro di Feruglio comincia a dare i suoi frutti e la vittoria a Ferrara (1-0) susseguente a due pareggi, rappresenta la svolta. Feruglio ha trovato il bandolo della matassa, Manente che viene utilizzato da ala tattica diventa il libero dell'Udinese e la difesa si fa più ermetica. In sette gare l'Udinese se la cava subendo solamente cinque reti, anche se in un solo incontro (ma ormai è praticamente salva) ne subisce sette contro il Milan a San Siro, il 2 giugno 1959, bissando quindi il risultato con la Fiorentina) e ne subisce appena tre reti. Poi chiude il travagliato cammino battendo il Lanerossi Vicenza al “Moretti” per 1-0, grazie ad un'autorete di De Marchi.

STAGIONE 1959/60 - Bruseschi può tirare un sospiro di sollievo, la “sua” Udinese rimane in A, ma non vorrebbe più soffrire, idem i tifosi, per cui dà vita in prima persona ad una campagna acquisti interessante e anche dispendiosa. I “colpi” più importanti che vengono centrati sono le due mezzali del Venezia, Milan e Canella e con loro giunge a Udine anche il compagno di squadra, il portiere Bertossi. Da Genova, sponda Genoa, arriva l'esperto mediano Delfino e da Roma ritorna Menegotti. Infine vengono acquistati dal Napoli il terzino Del Bene e dal Taranto il centro mediano Odling. Bettini, che ha richieste, alla fine rimane, l'Udinese ha estremo bisogno di lui, dei suoi pesantissimi gol. La società cede Piqué al Genoa, Cavazzuti, Medeot, e Valletti al Venezia, Sentimenti V va al Parma. La voglia di riscatto del club deve però fare i conti con la cattiva sorte: ben presto si infortunano Gon, Canella e Delfino, questi ultimi due inutilizzabili per un lungo periodo, Valenti e il portiere Romano sono sull' Avvetino, non accettano l'ingaggio che ha loro proposto Dino Bruseschi. La partenza dei bianconeri non è delle migliori, l'Udinese rimane ancorata nei bassifondi, stavolta i problemi più seri riguardano il centrocampo, il solo Giacomini fa per intero la sua parte, col trascorrere delle settimane diventa una garanzia anche se le sue cadenze sono lente, ma ha acume, sa sempre dove arriva il pallone, il suo è un gioco ordinato, fa valere anche la sua fisicità, mentre Bettini, appena sette gol l'anno precedente, è più prolifico coadiuvato da Milan che da subito si pone in evidenza tanto che le grandi cominciano ad interessarsi a lui. Dopo le prime sei gare i bianconeri hanno racimolato tre punticini e Bruseschi perde la pazienza, esonera Feruglio e richiama Bigogno reduce dalla negativa esperienza alla guida dell'Internazionale. Questi impone e ottiene il reintegro di Valenti (qualche settimana dopo anche quello di Romano) e l'acquisto di Pinardi che ha sempre goduto della fiducia del tecnico, avviene anche l'auspicata scossa. Bigogno si dimostra abile psicologico e le zebrette sia rianimano, in quattro gare conquistano cinque punti e lasciano i bassifondi. La sconfitta di Bari (1-3) del 13 dicembre 1959, è pressoché indolore perché l'Udinese poi pareggia in casa con la Juventus (1-1) e batte, sempre al “Moretti”, il Bologna per 2-1. E' il momento migliore che prosegue con il pareggio di Bergamo (0-0) e con quello rocambolesco (3-3) a Milano con l'Inter. E' il 17 gennaio 1960, la squadra di Bigogno è in giornata di grazia, Bettini è scatenato, mette più volte in crisi la difesa nero azzurra, è lui che apre le marcature, poi raddoppia Milan. L'Inter accorcia le distanza sul finire del tempo con l'ex Lindskog. All'inizio di ripresa cala la nebbia e il capitano dei nero azzurri, Angelillo discute con l'arbitro Famulari invitandolo a sospendere il match (nel qual caso la gara sarebbe stata ripetuta dal primo minuto), ma dopo 5' di interruzione il fischietto fa proseguire il match. L'Inter attacca a testa bassa, coglie un palo e una traversa, Santi è decisivo su Angelillo, Lindskog, Corso, ma al 19' Bettini in contropiede segna la terza rete. L'Inter insiste per chiedere la sospensione della gara. Invano anche come d'incanto il sole torna a dissipare la nebbia con l'Udinese che ha la gara in mano. I locali cvontinuano a ad attaccare in maniera furiosa, senza lucidità, cozzano contro il muro difensivo diretto magistralmente da Pinardi che funge da libero. Quando mancano 5' alla fine il pubblico comincia a sfollare, la gara è ormai persa – pensano tutti – Ecco però che al 43' Lindskog accorcia le distanze. Sembra tardi per evitare la sconfitta, si arriva al 45' con l'Udinese che attende il triplice fischio, ma Famulari fa proseguire il match per altri 2' (un recupero eccessivo e inusuale a quei tempi) e al 47' sempre l'ex Lindskog, stavolta con la complicità di Santi segna il 3-3. I bianconeri si sentono beffati, qualcuno protesta nei confronti di Famulari, Bigogno è inviperito e grida allo scandalo e l'indomani i quotidiani del Triveneto rincarano la dose. La squadra comunque per due mesi abbondanti naviga in acque tranquille, ma il 17 aprile 1960 cade in casa (0-1) ad opera del Palermo e accusa nettamente il colpo per cui vengono meno sicurezze e talune certezze, subentra la paura i bianconeri inciampano altre tre volte consecutive (0-1) in casa con il Bari, (3-4) a Torino con la Juventus, (0-2) a Bologna e si avvicinano pericolosamente al baratro. Quando mancano quattro gare (con tre formazioni che dovranno retrocedere), la classifica delle ultime sie è la seguente: Bari 26, Udinese e Napoli 25, Alessandria 23, Palermo 22, Genoa 17. La squadra di Bigogno sembra aver esaurito il carburante, non va oltre il pari (1-1) nelle gare casalinghe con Atalanta e Inter, poi perde (0-1) a Vicenza. Quando mancano 90' alla fine l'Udinese ha un solo punto di vantaggio sul Palermo, terzultimo e deve giocare a Roma contro i giallo rossi, mentre i rosa nero ospitano la Juventus che ormai è sazia per aver vinto con largo anticipo lo scudetto. Dopo 16' la Roma segna con Manfredini, mentre Palermo e Juve sono sempre ferme sullo 0-0. Si mette sempre peggio per l'undici di Bigogno, ma Bettini riesce a pareggiare al 21' e al 33' ecco che la Juve si porta in vantaggio a Palermo con un gol di Sivori. A questo punto l'Udinese ha due lunghezze di vantaggio sui siciliani, ma le emozioni non mancano, al 30' “Pallino” Zaglio riporta in vantaggio la Roma su rigore e all'8 della ripresa il Palermo agguanta la Juventus con un gol di Greatti. Il finale delle due gare è incandescente, l'Udinese reagisce e al 16' Pinardi concretizza un rigore per il definitivo 2-2 mentre a Palermo i reiterati attacchi dei padroni di casa, che si espongono in tre occasione al contropiede della Juve, sono infruttuosi. L'Udinese è salva, ma la prova della Roma è censurata dalla stampa che accusa i giallo rossi di scarso impegno. Durissimo è il commento dell'Unità: “La Roma non si impegna con l'Udinese e l'aiuta a raggiungere la salvezza”.

Tra i giocatori che maggiormente si sono posti alla ribalta c'è Massimo Giacomini che salta una sola gara. Per il “Calcio e Ciclismo Illustrato” va considerato una delle migliori mezzali del torneo, il presidente della Juventus, l'Avvocato Gianni Agnelli si interessa di questo “giovane intellettuale”, capitan Giampiero Boniperti rilascia un'intervista in cui lo elogia per come sa tenere il campo.

STAGIONE 1960/61 - Sembra che Giacomini debba passare al club torinese, non succederà nulla e rimarrà nella squadra della sua città per un'altra stagione. Bruseschi si tiene ben stretto anche Bettini e Pentrelli, mentre cambiano aria il portiere Romano e il terzino Burgnich che passano alla Juve (il primo a titolo di prestito); Pinardi è acquistato dal Como, Fantanesi trova sistemazione al Verona, Delfino viene lasciato libero. La cessione più dolorosa è quella della mezzala emergente Luigi Milan che passa alla Fiorentina in cambio di Armando Segato, nome illustre, mediano di esperienza e di classe. Seguono altri acquisti,il giovane attaccante udinese Meroi viene prelevato dal Catania, il terzino Garbuglia dalla Sanbenedettese, il portiere Dinelli dallo Spezia, mentre l'Inter presta il centromediano Tagliavini. La campagna di rafforzamento si conclude con l'arrivo da Verona del binomio Bagnoli e Tinazzi. La squadra appare sin dall'avvio di stagione deboluccia specie in difesa. Lo dicono soprattutto i numeri che sono impietosi: nelle prime tre gare, tutte perse, l'Udinese subisce 13 reti, 0-1 con la Juve, 1-6 con la Roma, 0-6 al “Moretti” con l'Internazionale di Helenio Herrera che rappresenta anche la sconfitta più pesante subita in casa dalle zebrette, Bigogno è già sotto accusa, ma ha un alibi rappresentato da una rosa qualitativamente povera. A novembre il tasso tecnico viene elevato con Mario Mereghetti, mezzala che l'Inter concede in prestito, ma la musica non cambia e dopo la sconfitta casalinga con il Catania (0-1) del 20 novembre 1960, Bruseschi, suo malgrado, si vede costretto a sollevare dall'incarico Bigogno; al suo posto arriva Luigi “Cina” Bonizzoni, ma la situazione non muta, Segato è condizionato dai primi acciacchi della vecchiaia, meno male che in mediana Giacomini si dimostra un pilastro e nel corso del campionato sbaglierà sie e no un paio di partite. In avanti l'asse Bettini-Pentrelli funziona nel migliore dei modi. Piano, piano Bonizzoni riuscirà a dare un gioco concreto ai suoi, con Mereghetti che sale in cattedra: è lui l'ispiratore del gioco, è lui che disegna giocate d'autore, ma è anche abile a trovare il gol (ne segnerà 7), ma al giro di boa la situazione è preoccupante. Soltanto Bari e Lazio, 8 punti ciascuno, hanno fatto meglio dei bianconeri terzultimi con 11 punti. A loro volta preceduti da Lecco e Spal appaiati a quota 14. Il Napoli (17 punti) sembra al riparo da piacevoli sorprese, ma nel girone di ritorno la sua corsa si traduce in una rottura prolungata, racimola appena 8 punti, chiude al penultimo posto con 25, più 7 dalla Lazio che mai si è risollevata dopo il negativo avvio. Entrambe malinconicamente dovranno retrocedere.

Per designare chi dovrà fare compagnia alle due rivali, è una lotta a quattro, tra Bari, Lecco, Spal e Udinese che è la più indiziata. Ma nel ritorno le cose migliorano, la difesa è più sicura, il centrocampo crea gioco, davanti Pentrelli e soprattutto Bettini sono lo spauracchio per chiunque e Mereghetti cresce ulteriormente. Il 22 gennaio è domenica di gloria, i bianconeri infliggono un clamoroso 7-1 alla Sampdoria con Bettini che segna la una tripletta (sarà l'unica della sua carriera); vanno a bersaglio anche Pentrelli, il redivivo Canella che si è ormai ripreso da una serie di malanni fisici e per due volte Mereghetti, migliore in campo con capitan Bettini. Ma due domenica dopo la squadra ritorna con i piedi ancorati a terra, busca cinque sberle a Torino con la Juventus, con Sivori autore di tre gol. Pentrelli sullo 0-4 segna il gol della bandiera; l'Udinese però reagisce prontamente, batte la Roma (2-1) per poi perdere di misura sul campo dell'Inter (0-1). La squadra dà garanzie sotto tutti i punti di vista e nelle successive quattro gare ottiene due vittorie e due pareggi tra cui quello con il Milan al “Moretti” e si stacca un pochino dalla zona caldissima anche se gli inseguitori, come sovente succede negli arroventati finali di torneo, riescono a conquistare risultati importanti e sovente insperati. A tre dalla fine l'Udinese occupa la dodicesima posizione con 26 punti, seguono Napoli e Torino 25, Bari e Lecco 24, Lazio, ormai spacciata, 18. Il turno successivo i bianconeri hanno la possibilità di tirarsi definitivamente fuori, ospitano la Spal da cui sono preceduti di una lunghezza, ma al termine di un match scialbo, caratterizzato da nervosismo, da ansie, paure e errori (e orrori) la squadra non va oltre lo 0-0. Ma quando mancano 180' alla fine, l'Udinese sembra al ripari: ha 27 punti come il Torino, uno in più del Bari, due in più del Lecco e del Napoli in crisi totale, mentre la Lazio è ultima sempre a quota 18. Nel penultimo atto però i bianconeri inciampano a Genova con la Sampdoria (2-3), mentre il Bari vince a Roma sulla Lazio (0-1); ma ben presto questa gara sarà oggetto di indagine da parte degli 007 federali. Vince anche il Lecco, 2-0 a Bologna e l'Udinese scivola nuovamente al terzultimo posto in condominio con il Lecco a quota 27, mentre il Bari ha un punticino in più L'ultima giornata vede i bianconeri impegnati in casa con l'Atalanta e non tradiscono le attese, vincono per 2-1 con doppietta di Mereghetti, il Lecco spugna il campo della Lazio che è diventato terra di conquista, mentre il Bari pareggia in casa con la Juventus. A questo punto tre squadre concludono a quota 29 al terzultimo posto e per stabilire sono necessari gli spareggi in programma a Bologna. Il primo incontro tra Lecco e Bari è vinto dai lariani per 4-2, poi tocca all'Udinese pareggiare con i pugliesi, 0-0. A questo punto ai bianconeri basta un pari per essere salvo e contro il Lecco, il 18 giugno, pareggia 3-3 con reti, nell'ordine di Clerici, Segato, Bonacchi, Mereghetti, Arienti con Bettini, al 39' della ripresa che sigla il definitivo 3-3. Alcuni giorni dopo viene a galla la combine perpetrata dal Bari per vincere contro la Lazio per cui in ogni caso l'undici pugliese alla fine sarebbe retrocesso.

STAGIONE 1961/62, LA CADUTA IN B - Nella stagione delle novità regolamentari, con il calcio italiano che si uniforma a quello britannico, con i pali quadrati delle porte che vengono rimpiazzati con quelli rotondi, con la carica di spalla al portiere che è consentita anche nella nostra serie A (in realtà non fu mai applicata dai nostri arbitri), l'Udinese inizia l'avventura dopo un radicale lifting e con tante belle speranze di riscattare il deludente precedente campionato. Ben ben presto però speranza ed entusiasmo si trasformano in tracollo e, dopo undici tornei nella massima serie, l'Udinese scende nuovamente dall'Olimpo, stavolta per un lungo periodo (17 anni). In quell'annata, caratterizzata dalla conquista di appena 17 punti, il presidente Dino Bruseschi cerca invano di potenziare la squadra che a luglio viene depauperata di “pezzi” pregiati: il centrocampista Giacomini é ceduto all'Inter che poi lo dirotta al Genoa, il centravanti Bettini (67 reti in 5 anni) pure lui è acquistato dal club nero azzurro dove rientra per fine prestito anche l'interno Mereghetti. Assieme a questo “tris d'assi”, l'Udinese si priva della coppia di terzini Del Bene (trasferitosi al Varese) e Garbuglia (ceduto alla Sambenedettese), della mezzala Bagnoli e del portiere Bertossi che cercano fortuna a Catania, dell'attaccante Meroi, approdato all'Arezzo dove avrà modo di evidenziare le sue qualità, mentre il trentaseienne mediano Menegotti appende gli scarpini al classico chiodo. Gli acquisti sono altrettanto numerosi, il terzino Burelli (dalla Juve), l'attaccante Bonafin (dal Bologna), soprattutto la mezzala “testina d'oro” Galli (dal Milan). Arrivarono a Udine anche il giovane mediano Beretta dal Como e, dalla Scandinavia, due attaccanti, lo svedese Andersson e il danese Mortensen. Attorno alla nuova Udinese c'era comprensibile curiosità e moderato ottimismo e il 27 agosto 1961, per il debutto in campionato contro la Roma, il “Moretti” accoglie 14966 spettatori paganti cui si aggiungono quasi 5 mila abbonati, ma la squadra mette da subito a nudo le sue crepe: la mancanza di una valida organizzazione di gioco e di un bomber in grado di non far rimpiangere Bettini. La Roma di Da Costa, Loiacono, Manfredini, Angelillo vince per 3-1. E' l'inizio del calvario. Nelle prime nove giornate le zebrette conquistano due soli punti grazie al successo casalingo sul Padova, trovandosi staccate in fondo al gruppo. Qualcuno, capito l'antifone, chiede e ottiene di cambiare aria (Galli che si sistema al Genoa, l'interno Tinazzi che passa al Modena), ma il presidente Bruseschi, detto Tarzan per il suo fisico, non si rassegna. Con il senno di poi sbaglierà tutto perché, nel tentativo di rivitalizzare la sua “creatura”, spende troppo e male: nel mercato novembrino dalla Lazio arriva il centravanti Rozzoni per 87 milioni (che diventano quasi 100 sommando l'ingaggio), una cifra addirittura superiore agli incassi del club nella stagione precedente; dalla Roma rientrà “Raggio di Luna” Selmosson, ma é ormai un atleta in declino anche se rappresentava la speranza per i tifosi bianconeri che accorrono in gran numero per rivederlo all'opera contro il Catania il 19 novembre 1961 rimanendo poi delusi per la sua prestazione e in particolare per l'ennesima sconfitta dei bianconeri (0-1). Bruseschi, che nel frattempo (il 17 ottobre) ha esonerato l'allenatore Luigi “Cina”Bonizzoni (sostituito per due incontri dal vice Enzo Menegotti), il 14 novembre, dopo una settimana di trattative, convince Alfredo Foni, che é a libro paga della Figc, a guidare la squadra garantendogli 13 milioni sino a giugno 1962. Il presidente factotum tenta invano di acquistare dall'Inter il centrocampista Gratton e l'ala sinistra Morbello e, dalla Roma, oltre che il citato Selmosson, anche il mediano Giuliano per poi accontentarsi del trentaquattrenne centrocampista Moro giubilato dal Padova. Viene rilanciato anche il portiere Romano reduce da un'anonima stagione alla Juventus. Niente da fare, Foni non compie il miracolo anche perché l'Udinese non è mai stata baciata dalla Dea Bendata (sono state perdute ben sedici gare su ventitré con un solo gol di scarto). Dal 17 dicembre al 28 gennaio i bianconeri subiscono ben sette sconfitte consecutive anche se quella del 14 gennaio al “Moretti” contro il Milan (presenti 22 mila persone tra paganti e abbonati) é generata soltanto dall'ennesimo colpo basso della sfortuna: dopo 85' equilibrati, l'Udinese ha la possibilità di portarsi in vantaggio su rigore, ma Ghezzi sventa la maldestra esecuzione di Segato e su capovolgimento di fronte Altafini realizza il gol della vittoria rosso nera. Nelle ultime tre gare di campionato Foni dà fiducia al ventenne Dino Zoff che aveva debuttato alla sesta giornata a Firenze (vittoria dei viola per 5-2) e il portierino ripaga la fiducia del tecnico con l'Udinese che vince a Palermo e a Torino con la Juventus, pareggiando in casa con il Bologna. Oltre che Zoff, in quella stagione (caratterizzata dall'impiego di 28 atleti, un record considerato che allora non erano ammessi i cambi in corso d'opera) sono stati lanciati altri giovani speranze, Manganotto, Del Zotto, Salvori, De Cecco, Del Pin.

Con la retrocessione in B dell'Udinese naufraga anche l'idea delle Polisportiva cui avevano già aderito le società di basket, rugby, boxe, ginnastica, scherma e atletica leggera. Il 1961-62 sarà l'Udine campionato di A del presidente Bruseschi. Sotto la sua guida l'Udinese ha disputato 306 incontri di campionato (esclusi gli spareggi) vincendone 88, pareggiandone 94 mentre le sconfitte sono 124.

(7 - continua)

 

 

Nella FOTO: l'Udinese 1960/61: in piedi da sn: Segato, Tagliavini, Mereghetti, Dinelli, Del Bene, Giacomini; accosciati: Pentrelli, Sassi, Manganotto, Valenti, Bettini.

Articoli correlati

BIANCONERI IN TV

Conferenze stampa

Interviste esclusive

Primavera e giovanili

Serie B

Lega Pro

Internazionali

Calcio

Altri mondi