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120 anni di Udinese: 1954/55, le zebrette fanno sognare il Friuli

Con Bruseschi l'Udinese cresce

120 anni di Udinese: 1954/55, le zebrette fanno sognare il Friuli

Giuseppe Bertoli, dopo due anni di serie A, decide che è giunto il momento di ritirarsi e dedicarsi anima a core all'Azienda famigliare e cede il testimone a Dino Bruseschi nel quale vede il personaggio ideale per l'ulteriore crescita del club. Bruseschi, titolare di un'avviata industria del legno a Palmanova, è il più giovane presidente d'Italia (31 anni) e il suo primo provvedimento è quello di richiamare alla guida dei bianconeri l'allenatore Aldo Olivieri (dopo aver portato in A le zebrette, l'ex campione del mondo 1938 ha guidato l'Inter dal 1950 al 1952, ndr) e, di concerto con questi, muta radicalmente il volto della squadra bianconera. Non ci sono più Vicich e Feruglio cui Bertoli in segno di gratitudine ha concesso gratuitamente il cartellino. Feruglio passa alla Triestina assieme a Erling Soerensen, non vengono riconfermati Giancarlo Bacci (suo figlio Guglielmo giocherà nell'Udinese nel torneo 1980-81) e Mido Bimbi che sempre Bertoli aveva di fatto messo fuori rosa dopo lo 0-5 di Como nella stagione precedente. Spartano passa al Brescia. Nel frattempo il neo presidente dà vita con il Milan ad uno scambio che si rivelerà assai vantaggioso per l'Udinese: cede al club rosso nero il centromediano Travagini in cambio, oltre che ad una decina di milioni, arriva a Udine il centrocampista Enzo Menegotti che lascerà la sua impronta in bianconero. Vengono acquistati anche l'attaccante Mozzambani e la mezzala Revere dal Legnano, il centro sostegno Tubaro dalla Lucchese, l'eclettica mezzala Bacchetti dal Napoli e l'ungherese Laszlo Szoke.

Il cammino delle zebrette per tre quarti campionato è all'insegna della regolarità, Menegotti diventa la trave portante del centrocampo, in mediana Silvano Moro, implacabile rigorista dotato anche di una notevole “castagna”, non è da meno, i bianconeri al giro di boa hanno 32 punti e si trovano al decimo posto e la corsa prosegue senza particolari sussulti sino al 12 aprile quando l'Udinese pareggia in casa (0-0) con l'Inter che si aggiudicherà lo scudetto allenata dall'ex bianconero Alfredo Foni. Poi perde di brutto a Ferrara (0-3), se la cava a Genova con i doriani (1-1), ma il 10 maggio 1953 ecco che si verifica l'imprevisto ad inguaiare l'Udinese: è in programma al “Moretti” davanti a 12 mila persone la sfida con il Bologna, le zebrette concludono vittoriosamente per 1-0 grazie ad una rete dell'ala destra Castaldo, ma il Giudice Sportivo annulla il risultato del campo e assegna la vittoria a tavolino ai felsinei perché il terzino Giovannini, secondo il rapporto dell'arbitro Guarnaschelli, è stato colpito al capo da un sasso lanciato dalla gradinata. E' un momento delicato anche perché nel penultimo atto, sempre al “Moretti”, l'Atalanta vince per 3-1. C'è il pericolo di retrocessione dato che il Como, penultimo, è distaccato di sole due lunghezze, 27punti a 29 e in caso di successo dei lariani nell'ultima giornata e di concomitante sconfitta bianconera, si renderebbe necessario lo spareggio-salvezza. La paura fa commettere una stupidaggine alla società e la gara di Busto Arsizio del 31 maggio contro il già retrocesso Pro Patria è truccata stante il provvedimento, come vedremo in seguito, che prenderà la Giustizia Sportiva nell'agosto del 1955. Il primo tempo di Busto si conclude con i bustocchi avanti di un gol, 1-0; poi nella ripresa dopo il 2-0 dei lombardi, l'Udinese segna tre reti con Darin, Zorzi, ancora Darin. Vince e si salva. Ma sarebbe rimasta egualmente in A anche perdendo con la Pro Patria dato che il Como è finito Ko contro la Fiorentina. In questo campionato fa il suo debutto Giuseppe Virgili, detto “Pecos Bill”, eroe degli album di fumetti di cui è appassionato lettore. Virgili, udinese di Viale Ledra (il papà era un Brigadiere dei Vigili Urbani) fa il suo esordio (a 17 anni e tre mesi) il 12 ottobre 1952 a Como (0-0). In quella stagione gioca un altra gara, a Torino il turno successivo contro la Juventus (0-4) e si batte come un leone pur marcato da uno dei più grandi difensori di sempre del calcio italiano, Carlo Parola.

Nell' estate del 1953 Bruseschi chiama alla guida dei bianconeri Giuseppe Bigogno dato che Aldo Olivieri ha accettato l'offerta di guidare la Juventus. Ancora una volta il mercato estivo si dimostra più che vivace, il portiere Angelini e la mezzala Montico vengono ceduti alla Juventus, Silvano Moro al Milan, il portiere Antonio Pin alla Sampdoria, Morelli rientra al Legnano. Nelle casse bianconere entrano bei quattrini, sono ossigeno per “rianimare i conti del bilancio (il deficit sfiora i 110 milioni!). Bruseschi riesce anche ad acquistare lo svedese Arne Selmosson, ma un Decreto della Presidenza del Consiglio, voluto dall'on. Giulio Andreotti, chiude di fatto la porta all'ingresso dei calciatori provenienti da federazione estera. Bruseschi però non molla, convinto che il provvedimento prima o poi verrà rivisto, assume lo svedese nella sua azienda in qualità di impiegato garantendogli quello stipendio che avrebbe dovuto corrispondergli da calciatore. Vengono acquistati anche il difensore Stucchi (Vigevano), rientra il portiere Gianni Romano da Venezia, dalla Pro Gorizia viene “pescato” il centro sostegno Alberto Orzan, L'inter presta il portiere Livio Puccioni e, qualche mese dopo, il mediano Giovanni Invernizzi. Sempre in prestito l'Udinese si accorda con il Brescia per avere il terzino Cesare Zamboni. Non basta per rinforzare adeguatamente la squadra che sarà protagonista di un cammino all'insegna della sofferenza. “Pecos Bill” Virgili nel frattempo è cresciuto, è uno dei migliori giovani del nostro calcio, nella prima di campionato contro il Milan, il 13 settembre 1953, (2-2) va in gol. Ha 18 anni, un mese e 20 giorni e stabilisce il record, tutt'ora imbattuto, del marcatore più giovane in A della storia dell'Udinese. Dopo quel pari l' undici bianconero inciampa tre volte, con Palermo, Roma e Sampdoria. Pareggia a Novara (0-0), è ultimo in classifica, ma si riabilita nel derby contro la Triestina (4-2) e il 6 dicembre viola nientemeno che il campo dell'Inter (2-0) che in quella stagione conquisterà il suo secondo scudetto consecutivo. Ma è un fuoco di paglia. L'Udinese rimane in trincea a soffrire sino all'ultimissima giornata chiudendo al penultimo posto a quota 26 in condominio con Spal e Palermo per cui si rende necessario uno spareggio con queste due formazioni per sperare di evitare la caduta nel baratro assieme al già retrocesso Legnano, ultimo con 25 punti. Il primo incontro a tre si disputa a Milano il 6 giugno 1954. L'avversario è la Spal. E' una giornata piovosa, il terreno di San Siro è un acquitrino, ma l'Udinese ce la fa con gol di Virgili (uno strano tiro da posizione impossibile sulla destra che sorprende il portiere Bertocchi) e di Menegotti. Poi il 13 giugno a Firenze, grazie ad un rigore di Zorzi i bianconeri pareggiano (1-1) contro il Palermo. Sono salvi. Virgili, 9 gol più quello pesantissimo nello spareggio di Milano contro gli estensi, sta per passare alla Fiorentina per 75 milioni più il cartellino del centrocampista Beltrandi che l'Udinese poi girerà alla Roma (assieme all'attaccante udinese Sandri e al difensore Stucchi).

L'andamento degli ultimi due campionati, però, impone al presidente Bruseschi di cercare di potenziare adeguatamente la rosa. Il primo “colpo” lo propizia la...politica ed è rappresentato dal via libera che Governo e Figc concedono a Selmosson per giocare nel massimo campionato. Di questa vicenda si è sempre interessato l'onorevole Luigi Ceccherini del Psdi che dimostra che lo svedese è stato ingaggiato dall'Udinese in data antecedente il 29 maggio 1953 quando entrò in vigore il provvedimento governativo di bloccare il tesseramento dei nuovi stranieri. Ceccherini entra anche nel Consiglio direttivo del sodalizio bianconero. Dalla Roma arrivano l'attaccante Bettini, la mezzala Perissinotto e il terzino destro Azimonti, dalla Fiorentina l'elegante mediano Magli che è in disaccordo con l'allenatore dei viola, Bernardini e a Firenze approda Orzan. Poi vengono acquistati il difensore Morelli dal Legnano e in prestito dal Bologna l'ala sinistra La Forgia e il terzino Dell'Innocenti. Rientrano all'ovile Puccioni e Invernizzi, Tubaro va al Bologna nell'ambito dell'operazione La Forgia e Dell'Innocenti, Mozzambani al Venezia, Toso alla Triestina. Bruseschi é indeciso se riconfermare alla guida dei bianconeri Bigogno, contatta Severino Feruglio, ma questi gli risponde che è sua intenzione allenare la Triestina per cui non c'è il cambio della guardia alla guida dei bianconeri. L'inizio del campionato è ancor più negativo di quello dei due precedenti: l'Udinese perde in casa con l'Inter (0-3), a Napoli (1-3), a Catania (0-5) poi si risolleva in casa (3-0) a spese del Genoa. Bigogno è alle ricerca della quadratura del cerchio specie in difesa dove si avverte la mancanza di un centromediano che dia valide garanzie e a ricoprire questo ruolo si susseguono Travagini, Dell'Innocenti, Magli, ancora Dell'Innocenti. Finalmente nel mercato di novembre viene acquistato dalla Juventus Umberto Pinardi e le cose vanno meglio, Bigogno turno dopo turno individua anche l'undici tipo: Romano, Azimonti, Dell'Innocenti, Snidero, Pinardi, Magli, Castaldo, Menegotti, Bettini, Selmosson, La Forgia. E dal 26 dicembre 1954 sino alla conclusione del torneo i bianconeri rimangono imbattuti (23 gare).

SNIDERO E SCHIAFFINO - Il 26 gennaio Milan e Udinese recuperano la gara in calendario il 19 dicembre 1954 e rinviata per il maltempo. I rossoneri, che sono saldamente al comando della classifica, vanno in vantaggio al 21' del primo tempo con Jorgen Soerensen, raddoppiano a 7' dalla fine con Nordahl. Il match sembra finito. Sembra, perché negli ultimi 5' si scatena Lorenzo Bettini che realizza una splendida doppietta. In quel match Snidero con un marcamento tutto campo, anche con qualche intervento duro, concede le briciole a Juan Alberto Schiaffino, allora il giocatore più forte al mondo assieme ad Alfredo Di Satefano del Real Madrid e l'uruguaiano si lascia tradire dai nervi. Al triplice fischio dell' arbitro Corallo, si lamenta con il direttore di fara per non essere stato tutelato nei 90', poi con un gesto eloquente strofinando il il pollice con l’indice gli dice che “gli arbitri italiani sono tutti venduti!” Il Giudice sportivo, letto il rapporto arbitrale, lo squalificherà per cinque turni. Il Milan nel frattempo comincia a perdere qualche colpo nelle successive tre gare vince un incontro, ne perde due e a farne le spese è l'allenatore Bela Guttman che viene esonerato e al suo posto arriva Ettore Puricelli. Nonostante il cambio della conduzione tecnica non è più il Milan devastante dei primi tre mesi di campionato, al contrario l'Udinese si trasforma in una macchina perfetta con Bettini che ha il gol facile, con “Raggio di Luna” Selmosson che illumina il gioco delle zebrette. L'Udinese agguanta anche il terzo posto, poi supera anche la Roma dopo il successo casalingo con la Sampdoria (2-1, doppietta di Bettini) del 24 aprile 1955, e arriva allo scontro diretto con il Milan distanziato di sole quattro lunghezze dai rossoneri, 36 punti contro 40. Una settimana dopo, in uno sfavillante calendimaggio, Zebrette e il Diavolo rossonero sono di fronte in quella che diventerà una gara leggendaria per l'Udinese.

In tutto il Friuli l'attesa è spasmodica, non si parla d'altro se non di quell'incontro che suscita grande interesse anche nel resto d'Italia. E quando inizia il match la stragrande maggioranza della popolazione friulana é rintanata nelle case o nelle osterie a seguire la radiocronaca diretta dell'avvenimento di Enrico Ameri al suo debutto come radiocronista Rai di una gara del massimo campionato. I più fortunati sono assiepati sin dal mattino al “Moretti” la cui capienza è aumentata di duemila posti con l'installazione di speciali innocenti nel sotto tribuna e in Curva; saranno 27100 gli spettatori tra paganti e abbonati, in realtà con i "portoghesi"erano quasi 30 mila. L'Udinese riesce a sconfiggere il Milan. Ma la sua è un'impresa davvero incredibile, epica, leggendaria perché per un'ora è costretta a giocare in dieci priva del suo portiere Gianni Romano colpito duramente al capo dopo 4' da Nordahl. Il portiere rimane esanime a terra. Viene trasportato in stato di choc negli spogliatoi. E' la fine delle speranze di gloria, mormorano gli spettatori e tutti i radioascoltatori anche perché allora non era ammessa la sostituzione per cui in porta deve andarci un mediano, Magli. Nel frattempo dalla Tribuna centrale si precipitano negli spogliatoi a soccorrere il malcapitato Romano ben quattro sanitari (il regolamento impediva che il medico sociale o chi per lui potesse sedere in panchina durante l'incontro), Giovanni Del Zotto, Guido Bui, Nino Arreghini, Nico Fortuni che alla fine riescono a rimettere in piedi il portiere. Intanto Magli, il cui posto in mediana è preso da La Forgia, riesce a sventare una punizione dal limite di Silvestri e un tiro ravvicinato di Nordahl. L'Udinese, dopo aver subito per quasi tutta la prima parte la supremazia dell’undici rossonero, passa in vantaggio al 2’ della ripresa con un bolide dal limite di Menegotti che raccoglie un rinvio di Beraldo su corner di La Forgia. Il gol viene salutato da un boato e dallo sventolio di un centinaio di bandiere bianconere. Al 5’ lo stesso La Forgia, scatenato sulla sinistra, effettua un cross per la testa di Bettini che da tre metri devia a colpo sicuro, ma Lorenzo Buffon respinge con l’aiuto della traversa, la sfera è nuovamente ripresa da Bettini che segna la rete del 2-0. Il Milan, in un match dal susseguirsi di emozioni, un minuto dopo accorcia le distanze con Vicariotto che con un preciso rasoterra concretizza una splendida azione di Frignani. Il match si riapre, il Milan torna in corsa, ma ecco che si registra l’ennesimo colpo di scena, salutato anch'esso da un boato dal pubblico: all’11’ Romano rientra in campo e l’Udinese, di nuovo al completo, lotta con incredibile carica agonistica su ogni pallone, con Selmosson e Menegotti in evidenza, e al 17’ realizza la terza rete con La Forgia che, dopo una sua veloce discesa, si avventa sul pallone respinto corto da Buffon segnando con un tocco molto preciso. L’ultima emozione si ha al 35’ con il secondo gol del Milan, autore Schiaffino, favorito da un’indecisione di Romano che tenta goffamente di bloccare un cross di Liedholm e che favorisce l’intervento dell’uruguagio. Al triplice fischio alcune centinaia di tifosi invadono il campo con bandiere e stendardi per stringersi attorno ai loro eroi, a Pep Bigogno, al presidente Dino Bruseschi.

Questo il tabellino di Udinese-Milan dell’1 maggio 1955.

UDINESE-MILAN: 3-2 (0-0). UDINESE: Romano, Zorzi, Dell’Innocenti, Snidero, Pinardi, Magli, Castaldo, Menegotti, Bettini, Selmosson, La Forgia. Allenatore: Bigogno.

MILAN: Buffon, Silvestri, Zagatti, Beraldo, Maldini, Fontana, Vicariotto, Schiaffino, Nordhal, Liedholm, Frignani. Allenatore: Puricelli.

Arbitro: Jonni di Macerata

Marcatori: st 2’ Menegotti, 5’ Bettini, 6 Vicariotto, 17’ La Forgia, 35’ Schiaffino.

Note – Giornata di sole, caldo estivo. Spettatori 27100, incasso record di 25.450.000 lire. Angoli 8-6 per il Milan.

IL FINALE - Con l’Udinese a due punti dal Milan, in tutto il Friuli si comincia a parlare di scudetto, del resto la squadra rosso nera sembrava in piena crisi, ma nelle successive quattro gare, come d'incanto, vince contro Lazio, Juventus, Genoa (8-0) e il sogno dell'Udinese, 1-0 con la Roma, 3-3 e 1-1 a Novara e a Torino con i granata, 3-1 al “Moretti” nell'ultimo atto contro l'Atalanta, si infrange. La classifica dice Milan 48, Udinese 44. Il popolo bianconero è felice, si sente gratificato, è nata “la grande Udinese”. L'Italia calcistica è prodiga di elogi nei confronti dell'undici friulano. Ma le successive settimane saranno traumatiche per i tifosi bianconeri. L'Udinese via, via perde alcuni suoi “petali”, Dell'Innocenti e La Forgia rientrano a Bologna per fine prestito, Selmosson e Bettini, che hanno segnato 34 gol (14 lo svedese, 20 Bettini, secondo nella classifica cannonieri al solo Nordahl), piacciono alle grandi, in particolare alla Juventus. Qualcuno in Friuli crea una società finanziaria, “Udine Sport Spa” e in vendita ci sono azioni da 10 mila lire ciascuna. L'obiettivo è di racimolare una bella somma,una cinquantina di milioni per convincere Bruseschi a blindare i suoi assi. Ma nel frattempo il Conte Vassalli, Presidente della Lazio, rompe gli indugi, chiede ufficialmente i due, accetta la valutazione complessiva fatta da Bruseschi (180 milioni!). Una cifra da capogiro. Irrinunciabile. Alla fine l' operazione si fa. L'Udinese in cambio ottiene 110 milioni più l'ala sinistra Alberto Fontanesi (che rimarrà in Friuli sino al 1960 disputando 158 gare, segnando 29 reti) e la mezzala Per Bredesen, norvegese dai capelli biondi (l'anno successivo passerà al Milan dove vincerà lo scudetto). I tifosi sono delusi, temono per le sorti della squadra. Ma il peggio deve ancora venire.

LA RETROCESSIONE A TAVOLINO – Nel corso del campionato 1954/55 la Giustizia Sportiva vuol vederci chiaro dopo essere stata allertata da alcune voci in merito alla regolarità della sfida tra la Lazio e la Pro Patria del 21 novembre 1954. Anche alcune direzioni dell'arbitro Ugo Scaramella sono sotto la lente di ingrandimento. Nel corso di uno dei numerosi interrogatori da parte degli 007 dell' Organo Disciplinare, il calciatore della Pro Patria Rinaldo Settembrini vuota il sacco. Parte dalla sfida del 31 maggio 1953 tra la sua squadra e l'Udinese. Racconta che i suoi compagni di squadra Antonio Fossati e Ettore Mannucci gli rivelarono che, tramite il calciatore della squadra bianconera, Daniele Revere, l'Udinese avrebbe pagato una somma di denaro (si parla di 150 mila lire da garantire a tutti i bustocchi che avrebbero favorito il successo bianconero) pur di vincere la partita. Ciò si sarebbe verificato durante l' intervallo tra Pro Patria e Udinese dato che la formazione di casa era andata a riposo sul 1-0. Nel secondo tempo il match cambiò radicalmente, la Pro Patria segnò ancora, poi in campo si vide solo l'Udinese che andò a bersaglio tre volte e fece sua la gara. In seguito l'Udinese pagò quanto pattuito allo stesso Settembrini, a Mannucci e a Oliviero Belcastro in una fabbrica di carta di Milano di cui era proprietario Umberto Guarnieri, pure lui calciatore della Pro Patria e che era in contatto con Fossati e un altro bustocco, Angelo Uboldi. In quella circostanza a Milano fu ritirata anche la quota spettante ad un altro calciatore della Pro Patria, Spartaco Donati. Anche Alfredo Travia, un siracusano, terzino destro dell'undici lombardo, aveva avallato la combine e le 150 mila lire a lui spettanti furono consegnate ad una ristoratrice di Busto Arsizio, del tutto ignara di quell'illecito e che a sua volta poi doveva metterle a disposizione dello stesso Travia. Il Giudice Sportivo calcò la mano e la sera dell' 1 agosto 1955 condannò l'Udinese Calcio alla retrocessione in B e mise la parola fine alla carriera di Uboldi, Guarnieri, Mannucci, Fossati; Travia e Donati furono squalificati per 3 anni, Settembrini e Belcastro per 6 mesi. Quaglia fu assolto. L'Udinese si proclamò sempre estranea ai fatti che gli furono contestati; si appellò anche all' avvenuta prescrizione dato che erano trascorsi oltre due anni dal “misfatto”. Ma per la Giustizia sportiva faceva fede l'apertura dell'inchiesta risalente, come detto, al novembre 1954. In appello il ricorso della società bianconera fu rigettato. La confessione circostanziata di Settembrini fu ritenuta del tutto attendibile e ancor di più la testimonianza della ristoratrice di Busto. L'Udinese dunque doveva ripartire dalla cadetteria, come del resto il Catania, che sul campo si era salvato, ma reo di aver scucito a più riprese una somma di denaro all'arbitro Scaramella (poi radiato) perché addomesticasse un paio di incontri a favore dell'undici etneo. Di conseguenza Pro Patria (che fu solamente deplorata dall'Organo Disciplinare) e Spal, classificatesi rispettivamente all'ultimo e al penultimo posto furono ripescate anche se l'anno venturo la Pro Patria, priva dei numerosi calciatori squalificati non riuscì a salvarsi.

La sera dell'1 agosto 1955, appena appresa la sentenza del Giudice Sportivo, i tifosi dell'Udinese si riunirono in piazza Libertà a Udine per dare vita ad una protesta roboante, anche pericolosa (controllata dalle forze dell'ordine). Si gridò allo scandalo, al complotto, alla punizione nei confronti dell'Udinese che qualche tempo prima si era rifiutata da partecipare alla manifestazione europea. A Lignano Sabbiadoro alcune autovettura targate Milano furono prese a sassate. Poi, piano, piano, la “rivoluzione sportiva” si placò, i tifosi, pur continuando a ritenere l'Udinese una vittima del “Palazzo” si rassegnarono a veder giocare i loro “eroi” in B.

 

 

Nella Foto:l'Udinese al suo debutto in campionato nel 1954-55. da sinistra in piedi Bettini, Travagini, Dell'Innocenti, Romano, Selmosson, Magli; accosciati: Szoke, La Forgia, Perissinotto, Menegotti, Azimonti

 

(5 - continua)

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