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Gazzetta dello sport, Danilo: Un anno fa dissi a Gino Pozzo che le cose non andavano bene

L'ex Udinese torna su alcuni episodi accaduti in Friuli

Gazzetta dello sport, Danilo: Un anno fa dissi a Gino Pozzo che le cose non andavano bene

Udinese salva, Bologna ancora in ballo. La squadra di Mihajlovic ha però ancora due gare per conquistare il punto che le manca. Stasera i rossoblu sono impegnati in casa della Lazio. La Gazzetta dello sport ha intervistato l'ex bianconero Danilo che raccontando la sua esperienza bolognese, torna anche su alcune situazioni vissute in Friuli. 

Danilo: tanta Udinese e poi Bologna, molti fatti e poche chiacchiere, duelli, scintille ma sempre poche interviste. Come mai?  "Perché mi piace giocare e basta, perché tante chiacchiere non servono, perché divento nervoso più pensando a dover parlare che nel preparare una gara di livello".

Lei partite di livello ne ha fatte un bel po’: preliminari di Champions, Europa League, Copa Libertadores. Insomma, si è divertito. E oggi, detto che manca ancora un passo decisivo? "Non mi divertivo a giocare così tanto da almeno tre anni".

Si vede che Sinisa Mihajlovic ha cambiato tanto. Tutto. "Facciamo un passo indietro: prima ognuno di noi sbagliava e in certi periodi mi hanno dato fastidio critiche anche pesanti su Inzaghi. A settembre dissi che la gente di Bologna sarebbe dovuta stare tranquilla, che ce l’avremmo fatta. Manca ancora poco ma l’accelerazione è stata notevole negli ultimi mesi. Io sapevo che questa squadra ha qualità, in tutti: prenda Palacio, oppure Pulgar, un fuoriclasse che sarà dura riuscire a trattenere, o Lyanco, bravissimo. Però, poi, fino a un po’ di tempo fa andavamo in campo e... Insomma: troppi pareggi e punti persi. Ma lo abbiamo fatto: quindi tutti eravamo colpevoli".

Poi, Mihajlovic vi guida a Milano: Inter-Bologna 0-1. "Sarebbe un peccato se Sinisa se ne andasse, questo sì".

Pure lei è fra i giocatori che gli hanno chiesto di restare? "Non ancora, non ancora. Vede: si parla molto di psicologia applicata al calcio, e va bene, serve, aiuta, ma qui c’è un’idea di calcio perché lui è uomo di calcio. Testa e campo, la squadra palleggia, è aggressiva, prova, gioca, ha fatto punti. E anche noi in campo abbiamo cominciato a divertirci, coi risultati che via via ci hanno aiutati".

A volte lei ha, come si dice, perso la brocca: cosa non rifarebbe? "Perso la cabeza sì... (sorride,ndr) Comunque, zero rimpianti per tutto quello che fatto. L’unico fastidio è che abbiano scritto cose su di me non vere, per esempio che ho voluto spaccare una gamba in allenamento a dei compagni a Udine. A parte che uno, Adnan, è mio amico, e a parte che in allenamento certe cose possono succedere, scrivere o dire certe cose non va bene. Anche perché non sono state viste di persona...".

Lei non parla molto ma nello spogliatoio è leader: o no? "Dico le cose in faccia. Come fa Sinisa? Lui non lo fa tanto come me... E comunque non sono un leader, oppure sì, veda lei: diciamo che preferisco solo poter dire le cose giuste nei momenti giusti. Un anno fa a Udine, dopo aver vinto a Bologna, dissi al figlio di Pozzo che certe cose non andavano bene. Le ho dette da capitano, da uno che sa come vanno le cose. E infatti ho anticipato i tempi, perché dopo abbiamo perso 11 partite di fila. Lo screzio dell’estate scorsa? Il direttore sportivo voleva mandarmi via. E a Frosinone. Io gli ho detto: se vuoi mandarmi via la squadra la scelgo io. Bigon e Inzaghi mi hanno voluto tanto. E sono qui, col contratto già rinnovato di un anno e, ora, con l’idea di conquistare la salvezza il prima possibile".

Ha rimpianti per non aver mai giocato in nazionale (anche italiana)?  "Il rimpianto vero è quello di non aver avuto Mihajlovic a 25 anni: con lui allenatore avrei potuto fare ancora di più". 

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