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Qua...ranta paura: questo campionato merita ambizioni diverse

La A è deprimente per mediocrità di molte squadre: per questo l'Udinese deve emergere

Qua...ranta paura: questo campionato merita ambizioni diverse

Ora per favore cancellate per sempre quell’odiosa lavagna con 40 punti segnati: sono stati ottenuti, ma non si può dire che sia stata una fatica. Anzi, l’Udinese con più malizia, con più cuore, con più determinazione, con meno errori da tutte le parti ne avrebbe fatti molti di più. E comunque sia, anche se ne avesse fatti ugualmente 40 il significato intrinseco di questo campionato (e di altri) è che ci sono troppe squadre materasso. In fondo basta vincere contro le ultime 4 sia all’andata sia al ritorno per ottenere più di metà salvezza. E’ il campionato che non va, ma il 'sior' Abete e il 'sior' Abodi hanno già detto che la A a venti (voluta fortemente da Pozzo) non si tocca. Peccato, perché lo spettacolo è un’altra cosa. Certo i gol fatti dall’Udinese al Livorno sono una bella sagra, ma senza nulla togliere ai meriti bianconeri va detto che sembrava davvero che i labronici fossero stati costruiti con il secchiello e la paletta, altro che ultima spiaggia.

Non sono gli unici, non lo saranno. Se il bravo Crotone dovesse fare l’impresa un’altra vittima quasi designata arriverà a portare acqua a chi deve fare solo il suo dovere. Questo, in fondo, ha fatto l’Udinese. La critica che nasce è però un altra: visto com’è strutturato il campionato non serve che crolli una big per poter competere con lei, magari ci si può porre come obiettivo di farlo ugualmente, vada come vada mettiamo una lavagna con scritto 60. Poi si vedrà.

Intanto le ultime due settimane sveleranno il destino di Guidolin e Di Natale: si è detto già tutto, inutile aggiungere altro, ora non sarà più il campo a parlare, ma loro. In maniera definitiva.


Tornando per un attimo allo squallore del campionato c'è da riflettere che ' Carogna sia praticamente l'uomo del momento, colui che ha deciso di far giocare una finale di Coppa Italia che sa di farsa per come è iniziata fuori dallo stadio e che sa di sconfitta per tutti quei parrucconi (politici compresi) he non arrovano a comprendere una cosa semplice: per rifare l'Italia serve ben altro che un rottamataore, servono regole, chi le fa rispettare e uno stato che non sia forte con i deboli e debole con i forti. E il calcio, rimane, come sempre lo specchio del decadimento del Paese dove Renzi canta l'inno nazionale fischiato da tutto lo stadio. Qualcosa proprio non va, e le venti squadre a questo punto sembra un discorso che sa di barzelletta.


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