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Vittima di umane ambizioni

Il capitano già l'anno scorso voleva tornarsene a Empoli: lo farà a Giugno, nonostante le parole del club di questi giorni

Vittima di umane ambizioni

L’Udinese è sull’orlo di una crisi di nervi? Sembrerebbe di sì, perché ogni qual volta perde malamente il suo allenatore minaccia dimissioni. Ora ci si mette il capitano, stanco delle critiche, a preannunciare il suo ritiro dal calcio a fine stagione.

Scelta questa che non sorprende nessuno se non il club che fa di tutto per fare quadrato attorno al suo numero 10: ‘cercheremo di fargli cambiare idea’ è la sintesi del pensiero dominante del dopo Verona. 

Ma la decisione non è maturata lì, viene da più lontano. Già l’anno scorso Di Natale ci deliziò con un tira e molla sul suo futuro che durò tutto l’inverno. Alle domande ben precise se intendeva continuare la risposta era sempre quella: ‘vedremo’ oppure no comment eloquenti più di mille parole. Il suo ex presidente Corsi però già sapeva, e ci avana raccontato in tempi non sospetti che l’intenzione di Di Natale era quella di tornare a Empoli a fare da chioccia ai ragazzini.

Poi le insistenze di Pozzo, qualche parola di Prandelli lo illusero: il nuovo contratto fino al 2015, ma soprattutto la prospettiva Mondiale lo convinsero a continuare.

La preparazione personalizzata, quel chiodo fisso dei 200 gol in bianconero da raggiungere, sono state la molla che si è rivolta contro il capitano. Perché il fisico ha deluso: quest’anno, nonostante sia integro fisicamente, è proprio sotto il profilo atletico che sta venendo clamorosamente meno. La voglia di superarsi, di battere tutti i record e l’ambizione hanno forse fatto il resto. pressioni che aggiunte a quelle di una squadra che non va stanno diventando fatali.

Addossare le colpe del momento dell’Udinese a Di Natale è miope, lui soffre come tutta la squadra. In campo si va in undici, ma qualcuno se lo dimentica spesso.  I problemi di questa squadra sono strutturali e arrivano da un’estate piena di sole che aveva accecato un po’ tutti. Nessuno è esime da colpe: società, allenatore, giocatori, procuratori. Tutti hanno le stesse responsabilità.

Ma il capitano è quello che dovrebbe dare una marcia in più: non ci sta riuscendo e le critiche, ovviamente, lo raggiungono. Quelle che non si sarebbe mai aspettato di ricevere, quelle che l’hanno ferito e che l’hanno convinto a dire basta. Forse, se l’anno scorso avesse tenuto fede all’istinto, avrebbe detto basta quando era in cima. Oggi quelli che criticano direbbero che manca un Di Natale all’Udinese. Invece, il commento più comune è che questo Di Natale crea più di qualche problema all’Udinese.

Lascerà a Giugno, anche se la società fa quadrato: tornerà a Empoli, laddove avrebbe voluto già essere se non fosse stato per quelle naturali, ovvie, umane ambizioni.

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