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Un grande, flebile, battito

La trasferta toscana lascia l'amaro in bocca più per altro che per quanto visto in campo

Un grande, flebile, battito

L’Udinese esce a testa alta dalla Coppa Italia, ma non si può dire lo stesso per quanto concerne il club.

Alla vigilia del match più importante, il presidente Franco Soldati candidamente ammetteva che la finale sarebbe stata importante sì, ma più che altro perché avrebbe garantito il ritorno in Europa. Come dire, la vetrina per valorizzare i nostri è meglio di un trofeo.

Anche Francesco Guidolin, rispettoso del suo stile, prima della partita parla chiaro: “non siamo i favoriti”. Infatti la sua squadra è uscita.

Il punto è un altro però: al di là dei risultati sul campo, urge un cambiamento di rotta anche nelle dichiarazioni. Sminuirsi, far credere che ci si accontenta, pensare solo in chiave mercato il club rischia di diventare un boomerang. Basti pensare a un dato: a Udine per la semifinale d’andata non si è riempita nemmeno la tribuna, a Firenze erano in 35 mila a spingere i viola. Ma l’entusiasmo va costruito non aspettato.

Per ora, quindi, aspettando che davvero la passione diventi la nostra forza, non ci resta che piangere.

Il tutto mentre buona parte d'Italia se la ride: la Fiorentina in finale apre le porte alla sesta cllassificata in campionato per la prossima Europa League. Verona, Torino, Inter, Lazio e Parma ringraziano sentitamente. Non è dispiaciuto molto non vedere in finale l'Udinese nemmeno ai grossi media. Sai che vendite se a Roma ci fosse stata l'udiense. E sai che telespetattori. Del resto l'Udinese fatica a tirare in campo, ma tira poco anche fuori: 3 delle ultime 5 partite meno viste della stagione su SKY portano la firma bianconera. 

Inutile girarci attorno: il club è stato fenomenale nella costruzione di un modello, ma così non si può dire per quando deve trasmettere emozioni.

Non c'è giorno in cui il mercato non sia di casa a Udine, non c'è giorno in cui non si trasmettano frasi fatte (e a volte inopportune, come abbiamo visto). Scuffet è stato l'unico raggio di sole vero in questa annata e in questi periodi dove tutto appare sempre più business.

Comunque sia una cosa va salvata dalla trasferta di Firenze: il tifo bianconero si è compattatao ancora una volta. Poco, ma buono verrebbe da dire. Polemiche, idee, opinioni sono state messe da parte per la bandiera, segno che un cuore che batte c'è. Ma serve lavorare molto per renderlo efficace, perché attualmente il battito è flebile.

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