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Udinese da maglia rossa

Udinese da maglia rossa
 

In Italia c’è già chi parla di Udinese eterna incompiuta, la squadra che ruba il posto alle grandi tra le prime cinque-sei classificate, poi irrimediabilmente perde l’occasione di dimostrarsi grande in Europa.
E’ vero, ma è altrettanto vero che è la modestia del calcio italiano nella sua interezza a rendere inutili le imprese in campionato dei bianconeri. Troppi stranieri che arrivano in Italia sono scarsi, alcuni sono alla pari di giocatori che fanno altrettanto bene in Serie B, ma che costano. Solo pochi fanno la differenza, ma al cospetto dei grossi club inglesi, tedeschi, ma anche spagnoli e francesi l’Italia ha poco da dire. L’Udinese eliminata dai modesti ceki dello Slovan è poi così diversa dalla blasonata Fiorentina che ha sofferto non poco contro gli svizzeri del Grasshopers? No, questi risultati sono frutto di preparazioni che pensano sempre al campionato prima di tutto (antico vizio italico), ma anche di un ridimensionamento generale del nostro calcio.

Attendiamo con ansia i risultati di Juve (forse l’unica corazzata del Belapese), Milan (senza alternative in panchina) e Napoli.
Intanto però è bene guardare in casa propria. L’Udinese è uscita meritatamente. Punto. Stop. Con un problema grosso, che si chiama portiere. Se è vero che a mente fredda si può guardare alle sue prestazioni concedendogli anche attenuanti generiche, è altrettanto vero che il momento che sta vivendo, pieno di critiche, gli mettono quell’ansia di prestazione che si trasmette a tutta la squadra. Incertezza su sé stesso che si tramanda ai compagni, i quali commettono errori madornali come quello che è costato il gol dello Slovan. Un gol imprendibile per una squadra che ha sempre basato le sue fortune sulla solidità difensiva. Una leggerezza incomprensibile da parte di giocatori esperti.
Non  si venga a parlare di età media bassa: 25 anni circa sono più che sufficienti in Europa per definirla esperta. Altro male italico è quello di considerare troppo giovani i giocatori fino a 22 anni prima di lanciarli, vecchi i 28enni e, a seconda del risultato, chi sta in mezzo viene preso come esempio nel bene e nel male.

 


Rimane anche un altro aspetto da considerare: le squadre di Guidolin, almeno l’Udinese degli ultimi anni, hanno nello sprint finale la loro forza, sono ovvero delle squadre da ‘gruppone’ capaci di staccarsi se le condizioni lo consentono nella volata finale. Ma non tutte le tappe sono uguali, Guidolin lo sa bene, per questo vuole sempre tenere appiccicata la maglia rossa (quella a punti). Quella rosa non fa per il suo ideale, gli sprinter - inoltre - solitamente non hanno nemmeno colori: aspettano che in curva qualcuno sbagli per sorpassarlo. E' successo per tre anni di fila, la speranza è che accada anche in questa stagione, ma è bene ragionare sul fatto se questa Udinese deve vivere in questa dimensione.

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