Titanic

La sensazione è che a Udine si guardi più all'immagine che al contesto in cui si trova la squadra

Titanic

"L’unica mia certezza è il lavoro, non ne ho altre. Mi sono scelto un lavoro difficile, complicato, pericoloso e senza memoria, ma non ho paura e affronto il momento con tutta la determinazione che ho. Le dimissioni dopo la gara col Toro? Era uno sfogo a caldo. Io cerco il bene della squadra. Le parole di Pozzo? Un discorso eccellente". Insomma, da Francesco Guidolin traspare poco o nulla. Lui va avanti dritto per la sua strada, forte anche della fiducia incondizionata della società che gli dà credito dopo i risultati raggiunti la scorsa stagione. Ma, soprattutto, il club sa che cambiare in corsa rischia solo di peggiorare le cose. E, se dopo l'illusoria vittoria di Livorno, complice lo spirito natalizio, le parole del mister guardavano ancora oltre a questa stagione, oggi la sensazione è che l'avventura in bianconero a Giugno comunque potrebbe finire. 

Del resto un ciclo ci è chiuso e ora c'è solo da salvare il salvabile. Ma al di là delle parole l'Udinese non sembra ancora aver capito il rischio che corre. Un ritiro anticipato di un giorno è una scelta opportuna o un placebo da fornire alla stampa e ai tifosi? La domanda è più che lecita, perché di solito nel calcio si cercano rimedi ben più efficaci quando la situazione sta precipitando. E a Udine sta accadendo questo: la squadra bianconera è quintultima come percentuale di gol fatti (0.9%), ha una media di poco più di 4 tiri nello specchio (solo Catania, Chievo e Genoa sanno far pegio), ma soprattutto sembra che l'ambiente non percepisca il rischio. I tifosi tacciono (a parte i commenti sul nostro giornale o sui forum), tutto appare ancora ovattato e figlio di qell'isola felice che il club vuole dimostrare di essere. Ma in realtà, sotto sotto, arde un fuoco pericoloso fatto di scontenti e rivalità.

Il gruppo al quale Pozzo Jr ha parlato usando ancora una volta la carota, è troppo eterogeneo, ha perso la leadership dei senatori, parla troppe lingue, ha creato pericolosi sotto gruppi e ha all'interno una rivalità che di sano ha ben poco a causa di una rosa troppo ampia per essere gestita adeguatamente da un allenatore che non ha mai affrontato problemi di questo tipo.

Sembra che qualcosa stia sfuggendo di mano, sembra che fare 20 punti all'andata non sia un risultato ancora drammatico (la quota 40 di questo passo è tutt'altro che garantita), sembra che si pensi più a salvaguardare l'immagine piuttosto che affrontare la realtà.

Intanto nessuno ha il coraggio di cambiare Di Natale (impresentabile in questo momento) solo per riconoscenza, come se la gratitudine fosse un credito assoluto. Che abbia fatto miracoli è indubbio, ma nel calcio non si vive di ricordi, altrimenti dovremmo fare le squadre solo con le vecchie glorie. 

Gli stessi crediti di cui gode il mister che forte dei risultati raggiunti in passato può perseverare in errori tattici e gestionali.

I crediti che vengono dati a tutti i titolari, che così si sentono ancora più sicuri del posto garantito, estromettendo di fatto ogni possibilità di rilancio delle cosiddette seconde linee che masticano maro e di certo contenti non possono essere.

Perseverando così l'Udinese assomiglierà sempre più al Titanic, dove la banda suona mentre la nave affonda. Meglio pensare agli smocking e ai drinks da bere piuttosto che alle scialuppe di salvataggio. 


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