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'Tentazioni'

A volte, per cambiare rotta, serve lasciarsi andare a quello che l'etica bolla come invito al peccato.

\u0027Tentazioni\u0027

‘Si può resistere a tutto tranne che alle tentazioni’: Un antropologo direbbe che sono null’altro che il frutto dell’evoluzione, dell’innata curiosità umana che si spinge sempre oltre. Un biologo potrebbe ribattere che sono sinapsi ‘difettose’ che portano l’individuo a osare atteggiamenti estremi. Nell’etica si diffida, molto spesso, ad assecondarle perché - come qualche religioso ha insegnato in passato - sono frutto del demonio.

Attrazioni o invito al peccato, così le vedono molte persone. Eppure quante volte si dice di ‘essere tentati da..’, lasciando intendere che non è poi del tutto volgare pensare  che guardare oltre il giardino sia sinonimo di sbagliato.

Eppure per molti è difficile lasciarsi andare, ancorati a strade diritte e impeccabili che hanno portato apparenti successi.

Il grande biologo francese, Henry Laborit, ricordava spesso che “quando non può lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l'andatura di cappa che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all'orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l'illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione. Forse conoscete quella barca che si  chiama desiderio”.

Un desiderio frutto di una tentazione. 

Arrivando al nocciolo della questione è mai possibile che l’Udinese non abbia tentazioni: lasciarsi andare a qualche voluttuoso pensiero di vittoria, maliziosamente accompagnato da un sorriso di scherno verso l’avversario, una sfida verso sé stessi, verso i propri limiti, verso quello che il ben pensante passeggero del tram mattutino non vorrebbe sentirsi dire, perché accuratamente ‘impermealizzato’ dietro il suo giaccone in tweed con il Corriere della Sera tra le mani.

Un cambiamento di regole, magari iniziando a dare spazio alla meritocrazia, parola svuotata da troppo tempo del suo significato. La sensazione è che non sempre possa giocare chi merita, per via di schemi già formattati che riconducono a parole come procuratori, valorizzazione, bilancio. 

Francesco Guidolin non è tipo da lasciarsi andare a tentazioni. Del resto come dargli torto? Il frutto proibito non è sempre ambito.

Chi lo coglie è definito incosciente, pazzo, visionario nelle società moderne. Eppure è là, un pomo rosso rubino, come il buon vino di Borgogna che alita pomeriggi incolori. 

La svolta, l’illusione è a portata di mano: cambiare qualcosa è possibile, ma serve il coraggio che solo le tentazioni possono offrire.

Dopo tre anni di piazzamenti è tempo di dismettere certe abitudini, per poter cominciare una strada nuova, magari tortuosa, ma sicuramente più avvincente. Perché nel calcio non c’è nulla di più avvilente che un risultato scontato. L’Udinese sta imboccando una via diritta verso una stagione senza vento in poppa, ma in un mare comunque calmo. Il dolce andamento delle onde ha forse tentato qualcuno a dormire su giacigli comodi e privilegiati, certo che il porto d’approdo non è lontano e da lì potrà prendere un altro battello, magri più attrezzato di questo. Ma il gusto del viaggio è quello di scoprire scorci nuovi non con i mezzi di consumo. Infondere questo messaggio è il compito dei capitani di vascello.

Dare una scossa, una virata: lasciarsi andare alla tentazione di dire, ‘ok ora prendo il timone, seguitemi’.


"...perseguire un obiettivo che cambia continuamente e che non è mai raggiunto è forse l'unico rimedio all'abitudine, all'indifferenza, alla sazietà. E' tipico della condizione umana ed è elogio della fuga, non per indietreggiare ma per avanzare. E' l'elogio dell'immaginazione mai attuata e mai soddisfacente".

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