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Sognando Quagliarella

Il prossimo anno si deve ricostruire: ma il club è chiamato a non esibire le solite giovani scommesse

Sognando Quagliarella

E’ mancato solo il gol è stato il titolo più o meno comune di molti quotidiani sportivi in merito alla prestazione dell’Udinese a Firenze. Hai detto poco! E’ come se a una macchina di F1 si dicesse che è mancata solo la benzina. 

Qualcosa non va là davanti e a Firenze è stata solo un’ennesima conferma: o l’Udinese fatica come squadra e non arriva al tiro, oppure i meccanismi ci sono, ma gli attaccanti ciccano. E si parla di gente per la quale più di qualche dirigente scommetteva che avrebbero fatto 50 gol come reparto. Invece tra Di Natale, Nico Lopez, Muriel e Maicosuel si arriva appena a superare la doppia cifra. Totò è un prepensionato per sua stessa ammissione: la sua verve va a intermittenza, certamente col Chievo è stato capace di grandi cose, ma appaiono sempre più lampi nel buio. Nico Lopez è una giovane promessa, ma pur sempre una promessa. Cicciobomber Muriel tra infortuni e problemi vari va a intermittenza dimostrando di avere sì numeri, ma anche di essere ancora unb attaccante a metà. Il Mago è innamorato dei suoi dribbling, di certo non è decisivo. 

Intanto l’Udinese abbonda di trequartisti, tra i quali il desaperacido Zielinski oramai ex enfant prodige. Bruno Fernandes è la nota lieta della stagione, ma non si può pretendere da lui più di quanto sta già dando. Pereyra, infine è l’uomo ovunque, spremuto anche più del dovuto.

Per l’anno prossimo si deve ragionare molto sul piano rafforzamento dell’attacco: il club vuole trattenere Muriel, il quale, invece, pensa già a una grande. La sostituzione di Di Natale non può essere lasciata a una giovane speranza arrivata dal Sudamerica: uno come Quagliarella non è solo il sogno dei tifosi, ma un innesto che la società si può permettere. 

Andare sempre dietro alla spending review che il club si è imposto può, alla lunga, creare problemi: non si tratta di fare follie, qui il punto è se cercare di rafforzarsi oppure di scommettere sperando sempre nell’esplosione di qualcuno. Se i bilanci sono importanti è altrettanto fondamentale dare segnali all’ambiente: comprare un giocatore formato e di spessore non garantisce, ovviamente, successi, ma almeno può dare entusiasmo a una tifoseria che in parte si sente sempre più spaesata dalla mancanza di identificazione nei propri beniamini.

Serve chiarezza di idee e di progetti: appare chiaro che da qui a Giugno si faranno molte scelte. Non si potrà rivoluzionare nuovamente la squadra, ma si deve anche capire chi davvero è impossibile da trattenere, chi non ha più motivazioni, chi è stato sopravvalutato.

Da qui a Giugmo le 15 partite che rimangono sono esami di maturità per tutti: le risposte che arriveranno serviranno a capire da chi si dovrà ripartire, ma è chiaro che non si può fare sempre le nozze con i fichi secchi. Di giovani emuli di Messi, Baggio, Ronaldo ne abbiamo visti fin troppi. Se gli originali non si possono prendere a volte è meglio trovare una via di mezzo, altrimenti il rischio di altre annate anonime o, ancor peggio, rischiose è elevato.

E smettiamola anche con le incomprensioni: nessuno chiede a Udine di vincere obbligatoriamente. C’è chi chiede semplicemente che, nel rispetto dei bilanci, si pensi di fare una squadra con obiettivi sportivi dichiarati, non sempre sminuendo una città con frasi tipo ‘la finale ci basta per andare in Europa, oppure ‘siamo solo l’Udinese’.

Un po’ di amor proprio aiuterebbe a riportare almeno un po’ di quell’entusiasmo che si è assopito. Un filo di spregiudicatezza non è arroganza, solo una sana ambizione sportiva nel rispetto di tutti.

Una scelta come Quagliarella sarebbe la dimostrazione che si ha voglia di costruire, non solo di incassare a prescindere da come vadano le stagioni.

Sognare Quagliarella non è sognare Beckam, parafrasndo un titolo di un film e ambire a ridare un'identità italiana alla squadra è un'esigenza assodata non un vezzo.

E sognare non è reato, specie se il sogno è in fin dei conti realizzabile se davvero lo si vuole. Sognare aiuta il calcio, troppe volte privato proprio della sua essenza.

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