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Pessimismo e fastidio

L'Udinese è attanagliata da una tristezza di fondo. Serve una chiave per sbloccare il lucchetto che la incatena

Pessimismo e fastidio

Qualcuno si ricorderà degli scketch di Luca Bizzarri e Paolo Bitta in Maidiregol, quando i due scalavano impervie colline con una croce sulle spalle, esprimendo a ogni passo ‘pessimismo e fastidio, fastidio e pessimismo’.

Ecco, oggi l’Udinese può essere inquadrata come la squadra più malinconica della Serie A. Non tanto perché abbia problemi di rosa (è ampia e di valore), quanto perché in campo appare dimessa, apatica, ma soprattutto noiosa.

Il gioco espresso è lo specchio di una mentalità, forse. Quando si parla sempre di raggiungimento della salvezza, di obiettivo quaranta punti, di squadre avversarie forti e rafforzate, appare poi logico che in seno ai giocatori possa nascere una sorta di pessimismo cosmico.

Il bello, o il brutto a seconda di come lo si voglia vedere, è che per ora, Lazio e Milan a parte, l’Udinese ha affrontato tutte squadre decisamente inferiori sia qualitativamente sia tecnicamente. Bologna e Chievo, per esempio, sono squadre superiori ai bianconeri? No, eppure sono state trattate come di pari livello.

Il problema, se mentale è, va ricercato qui: in testa a qualcuno l’Udinese appare come trampolino perché più di quanto fatto non si può fare.

E’ un meccanismo perverso, seppur umano, quello che si scatena quando ci si sente mediocri. O anche solo quando si vuole apparire umili, ma in  cuor proprio si sa che non lo si è. Ci si abbatte, si gioca per non prenderle, si fatica a tenere testa a squadre meno forti, ma più affamate. 

La verità è che l’Udinese non è inferiore a chi le sta dietro attualmente, ma nemmeno a qualche squadra che le sta sopra. Però se non si trova la chiave per aprire il lucchetto che chiude le catene a questa rosa sarà difficile uscire da questa situazione. Non si può di certo sperare che ogni anno la primavera arrivi puntale e porti fiori rosa e profumati.  

Vuoi perché i calendari sono sempre diversi, vuoi perché le stagioni non sono più le stesse, ma l’Udinese sta sbagliando i suoi calcoli. In testa sembra abbia la certezza che può salvarsi (nessuno lo mette in dubbio), ma nelle gambe ha la stanchezza di chi si protrae senza stimoli. Serve la giusta allegria che deve pervadere una squadra che sa di poter giocare a calcio. Serve allegria tra i compagni, non musi lunghi o gruppetti separati. Serve allegria perché porta bel gioco e questo porta - inevitabilmente - punti.

Che un ciclo sia finito è presto per affermarlo, certo è che se dietro al ‘pessimismo e fastidio’ c’è solo una questione di mentalità è facile risolverla, se, invece, c’è dell’altro (malumori vari), allora il rischio di cadere nell’oblio è alto.

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