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Non ac...conte..ntiamoci

Il nuovo ct non dev'essere figlio di sponsor, ma fare ben altro. È la FIGC ha una responsabilità enorme nel rilancio del calcio

Non ac...conte..ntiamoci
Chi si accontenta gode così così, canta Ligabue in 'Certe notti'. Dopo l'avvento del nuovo presidente federale, Tvaecchio, si può tranquillamente giocare con le parole affermando che chi si ac'conte'nta gode così così.
Che monsieur Taupé non sia amatissimo dai non Juventini, ovvero il 99 per cento dei tifosi delle altre squadre è cosa risaputa. Come che sia bravo, questo è indubbio.
Il punto è se c'era di meglio come ct. Guidolin sembrava un candidato credibile, non avrà vinto come Conte, ma non. Ha allenato nemmeno mai una squadra da 102 punti e il fatto che ne abbi fatti oltre 200 tre anni a Udine è comunque un segnale. Ha sempre detto no grazie alle grandi, c'è chi sostiene per timore dello stress chi perché, conoscendolo, sa che ama le sfide difficili. Lui ama scalare lo Zoncolan, non il Canin.
Poi c'era Zac, uno scudetto che solo lui poteva strappare alla Lazio più forte di tutti i tempi, e col Giappone risultati importanti per un calcio che definì da sol levante è eufemistico.
Tutti e due però non hanno la Puma alle spalle. Tavecchio taccia di illazione chi sostiene che Conte sia stato scelto anche dallo sponsor, ma guarda caso è la Puma ad averlo voluto e in parte lo pagherà. Pure tanto in un calcio che dovrebbe essere etico e rispettare una nazione sull'orlo del baratro con quasi il 50 per cento di disoccupazione giovanile.
Conte chissà se avrà il rispetto di questi ragazzi, di tutti i disoccupati, di tutti quelli che nel calcio vedono un modo per evadere da drammi veri.
Il calcio da sempre è considerato l'oppio dei popoli proprio per questa sua caratteristica. Ma c'è una differenza enorme tra i potenti che la usano come arma di distrazione di massa e chi, invece, vuole dare esempi onorando un simbolo, che da tempo non unisce più gli italiani.
Le ultime nazionali davvero amate sono state quelle di. Bear zoo e Vicini. Nemmeno quella vincente di Lippi del 2006 ha avuto lo stesso pathos, ciò significa che il calcio lo si ama quando è fatto da gente che anche se ha tutto si sente normale, che quando ci parli si mette sul tutto stesso piano, perché ricorda le origini, da dove è partito, magari da un padre che faceva sacrifici enormi per portarti agli allenamenti. E non vedeva in te un campione futuro, ma solo un figlio che voleva divertirsi dietro a un pallone.
Conte e i suoi sponsor devono ridare quest'anima al calcio: ritrovare quell'amore per un gioco tanto semplice quanto complicato, tanto popolare che ogni simbolo sulla maglia non solo dev'essere onorato, ma deve diventare il punto di partenza per cui combattere in campo. Il nome sulle spalle dietro la maglia non vale nulla se prima non viene quello che hai sul cuore.
Ma quanti hanno davvero questa idea di calcio? Quanti si stanno perdendo in procuratori che promettono guadagni, donne, machine, contratti? Quanti rispettano quei tifosi che fanno i calcoli se possono permettersi un abbonamento allo stadio?
Noi per ora. I accontentiamo del ct, forse di meglio non c'era davvero, ma non ci accontentiamo si un figlio di sponsor, vogliamo fatti. Vogliamo una FIGC e una nazionale che ridia al calcio italiano la sua dignità prima che i risultati.
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