No Tav

Tavecchio tra gaffes e difesa in stile Ghedini sta macchiando non solo la sua immagine, ma quella del calcio italiano già martoriato da scommesse e e calciopoli

No Tav

Cresce il movimento ‘No Tav’. Non fraintendeteci, nulla fa fare con l’alta velocità in Val Susa, semplicemente un no secco, deciso, fermo a Tavecchio presidente della FIGC. Purtroppo sono pochi i club che hanno già tolto il loro consenso. Li ammiriamo, e ci dispiace un po’ che l’Udinese consideri una semplice gaffe quella del candidato alla poltrona più alta, quasi il trono del calcio.

Perché di gaffe il buon Taveccho ne ha fatte altre: "Si pensava che le donne fossero handicappate rispetto al maschio”, ha detto ieri sul calcio rosa.

 

Frasi che se dette da un tifoso allo stadio si sarebbe beccato un bel Daspo. Solita storia: in Italia si è forti con i deboli e deboli con i forti. Ma Tavecchio è davvero così forte? Diciamo che più che carismatico è servile, piace ai grandi club (tranne Juve e poche altre), perché garantisce lo status quo, quello che Albertini vorrebbe cambiare.

I punti dell’ex vice di Abete sono chiari:

1) Governance - Superare i veti e creare due 'Consigli di amministrazione' dentro il Consiglio Federale, uno per il calcio professionistico e uno per quello dilettantistico.

2) Format campionati - Serie A a 18, Serie B a 20, Lega Pro a 60 se è sostenibile finanziariamente.

3) Valorizzazione dei giovani - Dieci calciatori cresciuti nel vivaio nelle rose di Serie A che saranno composte da 25 giocatori. Seconde squadre in Lega Pro e valorizzazioni tecniche.

4) Calcio di base - Sollecitare il Governo per lo 'Ius soli' (cittadinanza agli stranieri nati in Italia) e maggiore interazione con le scuole calcio.

5) Coverciano - Cuore della formazione anche per allenatori specifici per i settori giovanili.

 

Per il concorrente nel mezzo della corrente impetuosa di un fiume in piena i punti sono questi:

  1. La governance: quattro manager andranno ad affiancarlo ai vertici della Figc, sostituendosi alla figura del direttore generale. 2. Le academy: saranno creati centri tecnici federali in tutta Italia dove selezionare i migliori giovani in circolazione. 3. Il super ct: sarà una figura che controllerà anche le giovanili azzurre e guiderà lo staff di tecnici e osservatori. 4. Coverciano: è previsto un rilancio della struttura, gestita da un manager di riferimento. 5. Stadi e sicurezze: niente barriere e pene severe per i violenti.
 

Parole, perché i programmi vanno valutati sui fatti. Ma a prima vista quello di Albertini, uno che a calcio ci ha giocato e ne conosce i problemi, sembra più adatto a un inizio di riforme. Dividere calcio prof da quello dei dilettanti, serie A ridimensionata per ridare spettacolo e incertezza, dando ai club la possibilità di acquistare giocatori che altrimenti verrebbero divorati dalle solite grandi. Le rose di 25 giocatori con 10 provenienti dal vivaio è un’idea che portiamo avanti da tempo.

Ci fermiamo qui,mentre per Tav non riusciamo a trovare che parole, parole, parole, quelle che da sempre accompagnano il calcio italiano di recente. E i risultati dei club a livello europeo e della Nazionale sono solo la punta di un iceberg di una mancanza di managerialità.

L’Italia non solo nella politica, ma ovunque ha bisogno di rinnovamento, necessita di idee e non di uomini che fanno le veci delle solite note. Basta col servilismo, basta con un calcio business che non fa altro che diminuire la passione.

Serve innovazione, Albertini è giovane, esperto, un campione sul campo e una persona per bene. In Europa non esisterebbero dubbi su chi scegliere. In Italia sì: questo è il problema.

E che per una volta Fifa, Ue e Uefa si siano espresse con dubbi fa capire la gravità della situazione.

Speriamo che l’Udinese, ma anche tutte le altre capiscano che la questione economica non è tutto, che serve avere il coraggio di cambiare per tornare a un calcio più umano. Non per questo meno votato alle nuove esigenze, ma semplicemente più equo.

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