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L'orologio magico

A Udine si erano abituati un po' tutti a vedere sul campo verde un orologio che difficilmente perdeva colpi

L\u0027orologio magico

Pronti via e il vecchio “Derby del Triveneto” si scalda non solo per i cori spiritati delle opposte tifoserie ma soprattutto perchè ci pare che l'Udinese interpreti subito bene la delicata gara cercando di pressare alto l'avversario e utilizzando quelle fascie che per troppo tempo sono state ignorate da un gioco votato ostinatamente alle linee centrali. Ci pare, dicevamo, ed è proprio apparenza perchè le debolezze tattiche e caratteriali del periodo pre natalizio si materializzano nell'uno-due Martinho – Toni finalizzato da quest'ultimo con un buon tiro, nulla di più, responsabilmente lasciato libero da una difesa bianconera sfilacciata e altrettanto responsabilmente lasciato entrare in rete dall'estremo difensore bianconero tutt'altro che impeccabile. Veronesi in estasi e bianconeri in campo a chiedersi quale sia la propria personalità. Personalità che la squadra di Mandorlini dimostra sin dal primo minuto perchè quest'anno ci si salva con la personalità, guadagnando punti anche fuori casa, giocando magari di rimessa ma giocando, quello che l'Udinese non riesce a fare imballata in una manovra lenta, prevedibile e priva di un'idea tattica che permetta uno straccio di tiro in porta. Mandorlini ha imbrigliato bene le carte presentando sul campo un 3-4-3 che chiude ogni spazio e riparte avendo in Toni un terminale offensivo sempre presente come lo era Bierhoff nell'Udinese di Zaccheroni. L'Udinese della prima mezz'ora è imbarazzante a dir poco, nessuno fa movimento, nessuno si propone sugli esterni, nessuno ha la lucidità per vedere i movimenti, pochi, dei compagni. A questa squadra manca terribilmente un centrocampo creativo, un giocatore che detti le geometrie, un faro attorno al quale far giostrare il reparto offensivo che, si badi bene, al 36' non ha ancora scaldato le mani di Rafael. A tirare in porta è invece l'Hellas che con due tocchi a scavalcare la difesa mette in porta ancora il Toni nazionale per il raddoppio.

Dalle tribune piovono fischi giusti che in qualche modo rivitalizzano la banda di Guidolin capace nei minuti finali del primo tempo di guadagnarsi una punizione dal limite e una rete che riapre il Derby. L'Udinese è tutta qui, pochino per affrontare la Serie A di questi tempi, pochino per sperare in qualcosa di buono a breve termine visto che i prossimi avversari si chiamano Inter e soprattutto Sampdoria.

Quello che più preoccupa è l'assoluta assenza di disciplina tattica perchè la squadra bianconera non riesce proprio ad aprire le difese avversarie con un'azione corale che spinga sugli esterni come dimostra il fatto che l'unico vero pericolo per la retroguardia gialloblu nella ripresa è stato un cross di Di Natale dalla sinistra che Nico Lopez prima e Heurtaux poi non sono risciti a girare in rete. Poco, troppo poco, poco anche sperare che il Mago entri e cambi la partita anche perchè il brasiliano è sì molto generoso ma forse anche lui si trova spaesato in una formazione senza una precisa identità. Inoltre quello che traspare è una comunicazione tra panchina e campo piuttosto problematica con Guidolin costantemente impegnato a richiamare i suoi per far intendere loro ciò che vuole o vorrebbe. Neanche la Fortuna arride ai bianconeri come dimostra il legno preso da Fernandes in chiusura di partita. L'Udinese è docile di una docilità preoccupante perchè una squadra che deve raggiungere la fatidica quota salvezza non può concedersi agli avversari come sta facendo la squadra del Guido all'ennesima stecca casalinga contro un avversario tosto ma che se affrontato con altro spirito poteva diventare tutt'altro che impossibile da battere. Ci troviamo invece a commentare un'altra prestazione incolore che fa pensare e riflettere sul presente e soprattutto sul futuro di questa squadra. A inizio stagione pareva che qualcosa fosse cambiato nell'ambiente bianconero ma ora pare proprio che in questa stagione la filosofia societaria abbia creato al tecnico qualche grattacapo in più rispetto al passato.

La situazione non è delle migliori se si tiene conto anche del fatto che l'Udinese di questa stagione non pare avere interpreti che abbiano nel proprio arco quell'intelligenza tattica che in molti casi riesce a nascondere i limiti tecnici. A Udine si erano abituati un po' tutti a vedere sul campo verde un orologio che difficilmente perdeva colpi, oggi ci si ritrova con una macchina difettosa molto difficile da riparare. L'orologiaio Guidolin onestamente sta cercando di fare il possibile per far ripartire le lancette in maniera costante, bisognerà forse vedere se gli ingranaggi saranno ancora buoni abbastanza affinche la "Macchina del Tempo" non riporti il popolo friulano a più amari ricordi. Si parla tanto di ripatire dal lavoro ma siamo a Gennaio e finora cosa si è fatto?. Se una squadra a metà stagione riesce ad offrire quanto visto sino a qui forse c'è più di qualcosa da fare oltre che affidare le proprie fortune al sudore e al sangue per fermare il corso inesorabile del Tempo. C'è da sperare che l'orologiaio Guidolin inverta subito le lancette rimettendo a posto gli ingranaggi altrimenti i piaceri estivi per uno stadio tutto nuovo potranno trasformarsi subito in incubi dei quali la gente bianconera non era più abituata a soffrire.

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