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Le dita con i tacchetti: Sotto un Tir

Lo stesso TIR che ha doppiamente infilato una difesa più immobile del torinese Ciro

Le dita con i tacchetti: Sotto un Tir

Dunque, avete presente andare in autostrada. A piedi, naturalmente. Andare in autostrada e staccarsi leggermente dal guard rail, mettersi in mezzo alla carreggiata in attesa che arrivi il primo TIR che si percorre la Treviso- Slovenia carico di mobili finto antico.

Lo vedi arrivare, giallo, grande, ti punta dritto. Come in quel racconto di Richard Matheson. Per un attimo riesci anche a leggere il simpatico adesivo che ha proprio sopra la targa, ormai costellato da moscerini suicidi.

Poi bam.

TIR uno, tu zero.

Palla al centro?

No, tutti a casa.

Beh, metaforicamente parlando, è così che si sente l’Udinese di questo Gennaio germogliante.

Sotto un treno. Anzi, sotto un TIR.

Lo stesso TIR che ha doppiamente infilato una difesa più immobile del torinese Ciro, lo stesso TIR rossoblù che ha rispedito l’Udinese tra i soliti dubbi amletici di stagione. Una stagione che ora come ora incomincia a farsi un po’preoccupante.

Il problema non sono i venti punti in classifica, un errore perdonabile e tutto sommato rimediabile con un girone di ritorno con meno capitomboli e disattenzioni, quanto piuttosto l’assenza di gioco, di idee, fortuna.

L’Udinese di quest’anno sembra, più che una squadra, un gruppo di 11 giocatori che hanno scelto casualmente lo stesso fornitore di magliette. Manca la grinta, la voglia di stupire, lo spirito di squadra e soprattutto la serenità e la preparazione che permettono di recuperare anche le situazioni più pericolose.

Perché quando si gioca con l’acqua alla gola, quando una squadra abituata a lottare per traguardi ben più elevati, si ritrova nel vortice salvezza con la prospettiva di dover combattere fino alla fine per la permanenza, chiaramente la lucidità viene meno.

E con la lucidità il bel gioco.

E con il bel gioco i punti.

E con i punti la serenità.

Potremmo continuare, è la classica vecchia storia del gatto che si morde la coda, della coperta troppo corta, del circolo vizioso.

L’annuncio del bye bye di Di Natale a fine stagione arriva come la ciliegina su una torta andata a male.

Ed il fatto che il Mister nulla sapesse della questione, la dice (un po’) lunga su quello che è il livello di dialogo all’interno dello spogliatoio. E’inutile girarci attorno, serve un cambio di rotta, immediato e repentino. Per il resto le parole stanno a zero. Ed i brutti pensieri a mille.

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