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La grande illusione

La grande illusione

Le parole del capitano della Roma al termine di un'altra gara controversa del nostro campionato, in questa occasione sono quanto mai appropriate perché, forse all'insaputa dello stesso Totti, hanno centrato almeno tre temi importanti e scottanti: in primis l'incapacità degli arbitri nostrani, in secondo luogo l'inutilità o che dir si voglia la falsa utilità degli arbitri di porta ed infine l'inutilità di continuare con un campionato che sa tanto di beffa per le squadre "altre" come si può notare ogni domenica sui campi nazionali quando ad affrontarsi sono due compagini di diverso livello “politico”.

Per quanto riguarda il primo punto ormai si può liberamente affermare che gli arbitri italiani di alto livello sono scarsi o comunque sopravvalutati sia perché non riescono ad avere polso quando si tratta di affrontare giocatori che fanno parte delle cosiddette grandi squadre (come testimoniano le immagini di Juve-Roma con Bonucci che indemoniato prende a male parole a due centimetri dal naso il direttore di gara che neanche lo ammonisce) e sia perché gli arbitri non riescono più a riconoscere i falli sanzionabili con la massima punizione (come visto a Udine contro il Cesena quando basta solo una semplice carezza per far ruzzolare a terra ferito un ragazzone alto e muscoloso inducendo nel tranello l'arbitro di turno).

Se un amante del calcio fa un giro col proprio telecomando nel weekend per l'Europa si potrà rendere conto che anche dalle altre parti si sbagliano le valutazioni, prova ne sia il clamoroso errore di Oliver in Liverpool-West Bromwich di sabato scorso che ha assegnato un rigore inesistente per fallo di Lovren venti centimetri fuori dall'area di rigore su Berahino; ma almeno, all'estero, si vede più polso da parte dei direttori di gara come testimonia la condotta di Atkinson in Chelsea-Arsenal nel gestire anche la quasi zuffa tra Mourinho e Wenger. Inoltre è altra la condotta degli stessi giocatori che protestano in modo composto e non assalendo il povero arbitro come è ormai costume nazionale. A questo punto sorgono altri due interrogativi: i direttori di gara ci sono o ci fanno e ancora, chi li mette sotto pressione per non essere così lucidi nel giudicare se un'azione dev'essere sanzionata con un rigore o con una semplice punizione? L'impressione è che i direttori di gara italiani in realtà sappiano benissimo ciò che devono fare in certe circostanze ma paiono farsi soggiogare dalla famosa 'sudditanza' di cui spesso li si accusa.

Queste risposte sono il frutto, non solo di convinzioni personali ma di ciò che si continua a vedere dopo la “pagliacciata” del processo a Calciopoli che avrebbe dovuto lavare come una spugna qualcosa che non si può e non si vuole lavare, uno stato comportamentale connaturato con l'italianità del “fare le cose”. L'ormai incancrenito "sistema dell'inciucio" del calcio italiano è talmente evidente che sempre le parole del capitano giallorosso lo smascherano nel proporre due campionati distinti per farsì che tutti gli sforzi profusi in allenamento dalle squadre “altre” nel corso della settimana e delle stagioni non siano rese inutili da arbitraggi e da sistemi che sanno benissimo a priori quale dev'essere il proprio compito la domenica(prove sono le intercettazioni per le “combine” arbitrali uscite per Calciopoli). Non abbiamo peli sulla lingua, nè vogliamo averli, nel dire queste cose ma ormai da troppo tempo in questo Paese nulla cambia, nè vuole cambiare, e questo è evidente come evidente è il fatto che NON si vuole la tecnologia in campo perchè smaschererebbe definitivamente le malefatte.

Qui veniamo al secondo punto di cui sopra: gli arbitri di porta. Altro mezzo per dare la parvenza di qualcosa che non è, di dare agli spettatori la parvenza che si vuole dare più possibilità ai direttori di gara di avere controllo sulla partita evitando al minimo gli errori. Tutto questo sarebbe molto interessante e bello se gli arbitri di porta volessero fare bene il proprio lavoro e servissero veramente a minimizzare le situazioni controverese. Invece è anche questo un mezzo per lavarsi la coscienza nel dire che qualcosa è stato fatto ma, lo aggiungiamo noi, è stato fatto come sempre nel modo del Belpaese, illudendo della legalità e della presenza delle istituzioni, in questo caso sportive, per continuare a tutelare i poteri forti sorvolando su posizioni di fuorigioco davanti alla porta o, ancor meglio, sorvolando su palloni entrati e miracolosamente non visti. Ci piace quando questi sedicenti giudici di gara si mettono piegati sulle ginocchia dimostrando la loro attenzione microscopica per poi non decidere nulla o non voler decidere nulla.

Infine il terzo e più dolente punto delle parole di Totti: la proposta di giocare un campionato parallelo a quello delle squadre”vip” che possa dare la possibilità a tutte le formazioni presenti di giocare partite pulite senza la ormai evidente condizione psicologica deviata delle “giacchette nere”che devono arbitrare con l'ombra del sistema alle spalle che ne indica l'operato da tenere perchè, volenti o nolenti, di questo ormai si tratta. Bene. Sarebbe molto bello se tutto ciò accadesse anche perchè sarebbe la prima volta che una protesta vera porterebbe ad un risultato concreto ma il tentativo è già stato fatto nelle isole britanniche provando a proporre che Celtic e Rangers, troppo forti e ricche per il calcio scozzese, prendessero parte alla Premier inglese così da riequlibrare le sorti del campionato a Nord del vallo adrianeo. Tutto ciò è sfumato perchè i due club di Glasgow entrando nel calcio inglese, avrebbero stravolto le quote dei diritti televisivi a tutto discapito dei piccoli club inglesi.

Ecco qui dove sta la causa basilare anche a casa nostra. Tutti vogliono continuare a spartirsi la torta finanziaria che il calcio ormai vittima delle televisioni garantisce anche se i piccoli club pigliano le briciole e i commentatori prezzolati commentano a senso unico. Il gioco forse vale ancora la candela per abbandonare il carrozzone.

Questo Totti non lo ha potuto dire anche perchè la sua società è tra quelle ben remunerate. Lo diciamo noi sperando di essere presto smentiti magari per opera dello stesso Pozzo che si sta dando tanto da fare per portare il calcio sotto l'occhio dei sistemi tecnologicamente all'avanguardia.

Speriamo bene, anche se sappiamo benissimo che la nostra è e rimarrà solo una speranza.

Nel frattempo la "grande illusione" continua.

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