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Il sapore della polvere

La sconfitta contro la Roma fa male.

Il sapore della polvere

Certo, perdere così fa davvero male.

Un po’come tagliarsi i polpastrelli con la carta da stampa, o prendere il ginocchio sullo spigolo del tavolino del soggiorno, quello che non lo vedi ma si muove nell’ombra silenzioso, pronto a colpire quando proprio non te l’aspetti.

Stock.

Ahia.

Che male.

Un po’come il gol di Bradley, lui che a guardarlo spigoloso proprio non è (la sua testa sembra più ad una sfera di cristallo, quella in cui tutti vorrebbero leggere il futuro dell’Udinese…) ma per fare male ve bene lostesso.

Stock, la rete che si gonfia, lo stadio che esplode, riempito per 1/3 di maglie giallorosse euforiche e festanti, che camminano tre metri sopra il cielo neanche fossero appena uscite da un libro di Moccia.

Scusa ma ti voglio segnare. E dire che quella contro i giallorossi è stata forse la migliore partita dell’Udinese di quest’anno, con luci ed ombre, chiaro, ma sempre una partita discreta.

Partiamo dalle ombre?

Partiamo dalle ombre, dai. Di Natale, innanzitutto.

Ombra, molta ombra, neanche fosse passato al lato oscuro della forza. Da cavaliere Jedi qual’era, salvatore della patria specializzato nello sport autunnale di “sollevamento delle castagne dal fuoco”, il nostro Totò sembra essersi trasformato nella brutta copia di sé, nervoso in campo, generoso con i portieri avversari, gli manca il guizzo (persino su punizione, e questa è una novità!) che spacchi il match.

Forse – e questa è una delle poche critiche che si possono muovere a Guidolin relativamente a questa partita – meritava un turno di riposo. O di rimanere negli spogliatoi dopo l’intervallo. E’un campione, ok, ma il tempo passa per tutti, le giornate no capitano a tutti, e tutti, prima o poi, devono assaggiare il gusto della panchina (che tra l’altro penso sia comoda, visto che l’hanno appena rifatta…).

Per il resto, Guidolin assolto con un sei ed una pacca sulla spalla in stile ritenta, sarai più fortunato. Sento già in sottofondo la bordata di fischi di disapprovazione, perché in fondo abbiamo perso, perché in fondo come si fa a cambiare Muriel per Ranegie, e lascialo in campo che almeno giochiamo per attaccare eccetera eccetera eccetera . Ma il discorso è troppo semplicistico, da capro espiatorio, per intenderci.

E’chiaro che quando le cose vanno male si spara sempre sulla prima linea, e se in prima linea c’è un signore con il cappellino sotto la pioggia che si sbraccia ed urla come a voler dire “colpitemi, sono qui”, il grilletto parte anche troppo facile. Il mister avrà anche le sue colpe, perché quando si perde le colpe sono un po’di tutti, ma bisogna ricordare che l’Udinese in panchina non ha né Messi né Cristiano Ronaldo (perché sono fuori infortunati, chiaro…) e che comunque, a livello di gioco, un passo in avanti si è fatto.

La squadra non ha “giocato a difendersi”, e se sotto porta i vari Muriel e Di Natale non hanno avuto lo Shining, di sicuro la colpa non è del Guido. Sul tardo ingresso in campo di Maicosuel quando la Roma era in dieci uomini, un errore ininfluente. Ma dato che nel calcio la meritocrazia non esiste, come nel migliori dei film Western, l’Udinese viene fulminata nel duello finale. Una pistolettata in stile H&H MAGNUM che non perdona e non lascia scampo.

Another one bites the dust.

L’Anno scorso eravamo noi ad andarcene fischiettando, lasciandoci alle spalle il cadavere del gringo di turno. Ora il gringo ha fulminato noi.

Ancora una volta a mordere la polvere: di questi tempi, ci stiamo facendo la bocca.

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