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I motivi del fallimento

L'Udinese rischia la B, ma la causa non è una purtroppo

I motivi del fallimento

L'Udinese dopo la sconfitta sconcertante contro la Sampdoria ha aperto ufficialmente la sua crisi, le cui avvisaglie si vedevano da tempo. Ma quali sono i 10 motivi principali di questa stagione che doveva essere quella della consacrazione e, invece, rischia di portare Udine in B?

DI NATALE - Si è detto e scritto di tutto su di lui. L'affetto dei tifosi non gli è mancato, ma nascondersi dietro la gratitudine sarebbe deleterio. Il capitano non è in forma: non lo è da mesi, appare perfino appesantito e le sue prestazioni hanno una media voto scarsa. La squadra gioca ancora per lui, lo cerca insistentemente, ma lui non risponde presente. Inutile dire che non arrivano palloni giocabili: se è vero che la squadra crea poco, è anche vero che Di Natale oggi è marcabile come un palo della luce. Doveva farsi da parte a Giugno, l'mabizione Mondiale e il traguardo dei 200 gol in bianconero l'hanno convinto a continuare. Errore madornale. Ora è l'ombra di sé stesso e tra annunci fuori luogo e prestazioni sotto tono ancora non ha fatto quel che deve: accettare un ruolo da comprimario, alla Altafini per intenderci.

GUIDOLIN - Vittima delle sue convinzioni tattiche. Incerto quando deve impostare la squadra: mai che l'Udinese si imponga sull'avversario, sono sempre gli altri a impostare la tattica bianconera (vedi Verona, tanto per fare l'esempio più eclatante). Ha messo in disparte parecchi giocatori, ha continuato a difendere Totò nonostante l'evidenza dei fatti. Sembra quasi nascondersi dietro il 've l'avevo detto he sarebbe stata dura', quando, invece, avrebbe dovuto fin dall'inizio fare scelte drastiche se aveva capito che qualcosa non tornava. Inutile elogiare sempre gli altri e limitare sé stessi. Il suo ritardo in ritiro appare sempre più come evento premonitore inquietante. Tra minacce di dimissioni e parole di circostanza anche lui è travolto dal disastro. Ha uno staff enorme, ma a questo punto ci si chiede a cosa serva tanto le scelte sono sempre prevedibili. Anche a Genova, dopo le indicazioni ricevute contro l'Inter, è rimasto vittima di vecchi merletti.

FUORI RUOLO - Tutto questo sta producendo una sola cosa: per far giocare Totò punta centrale, altri giocatori devono adattarsi a giocare in altri ruoli non consoni. La confusione è il risultato.

SOCIETA' - A forza di pensare al mercato che verrà si è dimenticata di guardare a quel che succede. Ha usato solo la carota, parlando solo di episodi sfortunati, difendendo anche le parole di Guidolin e Di Natale che da altre parti sarebbero state stigmatizzate. La sensazione è che mentre il Titanic affonda lei si occupi dei drinks.

SCONTENTI - Più di qualcuno è insoddisfatto per la mancata cessione a Giugno. I nomi sono quelli che tutti conoscono: Danilo ambiva alla Juve poi la Vecchia Signora si è tirata indietro. Così ha fatto l'Inter con Basta e la Roma con Silva. Muriel già pensa a dove andrà quando sarà grande e intanto non cresce mai. 

MURIEL - Al di là del 'caso Di Natale', sta venendo meno tutto l'attacco: da Muriel la società si aspettava 20 gol, per ora tra infortuni e prestazioni deludenti è il flop stagionale. Se Pozzo pensava di venderlo a Giugno a 20 milioni ora sta pensando a come convincerlo a rimanere per raccogliere l'eredità di Di Natale. Sperando di non aver puntato su un mulo invece che su un cavallo di razza. I numeri li ha, ma è incostante e indisciplinato e questo è il difetto maggiore. 

SENATORI - Stanno venendo meno proprio i tre moschettieri italiani, Pinzi, Domizzi e Di Natale. Il difensore commette troppi errori, il centrocampista è stato relegato in panchina da Guidolin (ma è l'unico che può dare ancora qualcosa), di Totò abbiamo detto. Senza di loro la squadra è senz'anima, troppe pecore straniere senza pastori.

GIOVANI - Guidolin non li ama, anche se poi annuncia spesso che deve giocare con la squadra più giovane della A. Come se l'età fosse un difetto. Nico Lopez, B. Fernandes, Zielinski, Widmer sono l'emblema di come debbano giocare sempre i raccomandati, mentre chi si apllica dietro le quinte deve masticare amaro. Che siano sconsolati è dir poco, del resto si vedono superare sempre da qualcuno senza meriti.

MAICOSUEL - Emblema delle incertezze societarie e del tecnico: prima acquisto di punta, poi cucchiaio di legno, poi relegato nel dimenticaoio, poi rivalutato, poi ancora dismesso. Alla fine riciclato quasi per andare incontro al pubblico e per non svalutarlo. Andrà via, ma rimane il simbolo di una gestione non di certo limpida.

ACQUISTI - Se alcuni giovani meritano, ma non hanno opportunità è anche vero che il mercato non ha portato delle cime: giocatori normali che in B, come si dice spesso, ce ne sono in abbondanza. Ma a Udine si sa, meglio compranre 100 sperando che uno esploda piuttosto che 10 discreti.

 

Sommando questi aspetti si ha un quadro più ampio per comprendere perché tutto sta andando a rotoli. Venti punti nel girone d'andata e qualcuno ancora parla di sfortunati episodi, di futuro luminoso. Forse è bene tornare con i piedi per terra e lavorare davvero.

 

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