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Double face

Udinese a doppia faccia: micidiale in casa e sulle palle inattive, da bocciare fuori casa e sui gol da azione

Double face

E’ un’Udinese double face. In casa continua a mietere vittime, confermando il trend degli ultimi anni. Fuori casa si trasforma, diventa un pulcino bagnato. Il Ds Giaretta afferma che serve ritrovare fiducia in sé stessi, insomma serve avere un’immagine vincente da offrire per non dover sempre indossare il saio quando si lascia casa propria.

Perché questa sindrome da Dottor Jeckyll e Mister Hyde? Guidolin propone la tesi della giuventù, dice che molti giocatori devono letteralmente ancora capire dove sono, visto che non riconoscono nemmeno gli avversari quando li vedono in cassetta. Può reggere come spiegazione? Difficile dirlo, forse c’è anche da fare un’analisi più profonda. Il calendario fin qui ha messo di fronte ai bianconeri in trasferta avversari ‘morbidi’, ma ugualmente non si è portato a casa molto. E’ vero però che l’Udinese tira fuori il meglio di sé contro le grandi. E’ sempre stato così negli ultimi anni, probabilmente perché in queste gare le motivazioni vengono più facili. A Milano avremo già una conferma in merito.

O forse anche perché arrivano appena dopo le boccate d’ossigeno che la squadra prende in casa: un calo di tensione dopo aver vinto, perché l’obiettivo dei 40 punti è sentito dal gruppo come ‘alla portata’. Per cui non appena si fa un passo avanti ecco che ci si rilassa. Potrebbe essere questa la spiegazione? Non si potrà sapere, Guidolin stesso conferma che certe questioni non si possono affrontare in pubblico.

Contemporaneamente a questo c’è anche una squadra che segna per lo più su calcio da fermo. Ben 5 su 9 reti sono arrivate così. I soli Muriel, Badu, Maicosuel e Di natale sono riusciti a fare breccia senza l’ausilio di calci piazzati. I quali hanno prodotto  due vittorie (Genoa e Cagliari),  arrivate anche a deviazioni degli avversari, anche se i gol sono stati assegnati a Totò. Un dato positivo per il condottiero di Castelfranco, ma è innegabile che non può divenire una costante.

Insomma sia l’andamento fuori casa, sia l’attacco devono essere punti di discussione. L’Udinese è tornata nella parte sinistra della classifica, può ragionare con calma su questi aspetti, ma ora inizia un ciclo duro, che dirà davvero di che pasta è fatta la squadra.

Per adesso si intuisce che il gioco si sviluppa meglio al ‘Friuli’, dove anche gli inserimenti da dietro sembrano più efficaci. 

Il 4-2-3-1 può essere una soluzione a questi mali? A dire il vero Guidolin da quando è tornato prova sempre questo schema in estate, ma fino a domenica non l’ha mai esposto in campionato.

Dare concretezza alla difesa è già un buon punto di partenza, mentre in mezzo Allan e Pinzi possono dare geometrie e muscoli. Supportando al meglio una linea di trequartisti che può essere composta come meglio si vuole: Basta, Maicosuel dietro a Totò, con Zielinski, Nico Lopez, Pereyra pronti all’uso. E Muriel? Per ora, nel 4-2-3-1, come dice Guidolin, è un attaccante, quindi un’alternativa a Di Natale. Ma non si parli già di dualismo, visto che il nuovo modulo non è stato nemmeno battezzato davvero.

Soluzioni ce ne sono, intanto è bene iniziare  capire se il mal di trasferta e la pochezza di gol su azione dipendano solo dallo schieramento.

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