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Cartolina da Arta

Una giornata nel ritiro bianconero

Cartolina da Arta

La montagna friulana della Carnia, irta verso il cielo, granitica e scoscesa, tra vallate verdi i pendii con ancora impresse le cicatrici dei terremoti che l'hanno funestata negli anni è, certamente, la cornice più adatta per accogliere l'Udinese.

La squadra simbolo dei friulani forgiata tra le sue montagne, con il carattere di chi la abita: apparentemente chiusa, in perenne attenzione alla difesa dagli attacchi invasori, ma accogliente e propositiva quando si rilassa e prende fiducia in sè. Sul campo di allenamento al mattino non c'è la ressa dei vicini ritiri di altre squadre sparse tra i monti dolomitici o in zone limitrofe, attanagliate dai tifosi. Qui no, c'è qua c'è la mattina una trentina di tifosi appassionati, ma come ci dice un vecchio seduto all'ombra col cappellino "forza Udinese", "qui si lavora, ma vedrete domenica quanta gente verrà per i bianconeri".

Vero, nel fine settimana le amichevoli hanno sempre attirato migliaia di tifosi, durante la settimana i ragazzi lavorano rilassati, tra attenzione per gli esercizi, ma anche tra qualche risata, aiutata dallo spirito di "Strama": "Tu sei italiano, sai bene cosa significa torello!", urla scherzoso verso Pasquale, il tutto funestato solo da grida impertinenti di ragazzini in vacanza che aspettano la fine delle fatiche dei giocatori per strappar loro un autografo.

Un piccolo sondaggio tra loro per capire. Di Natale è sempre il numero uno tra i tifosi, ma anche Muriel è cacciatissimo. Almeno i fanciulli non capiscono ancora i meccanismi di mercato, così anche Scuffet diventa oggetto di una firma preziosa su un foglio di carta aspettando che si faccia vedere. Chissà, si chiedono i grandi, se metterà la firma anche su un altro foglio, ben più prezioso per lui. Una cosa è certa tutti gli interpellati sarebbero delusi, ma alla fine "la politica societaria la conosciamo", aggiungono tra il rassegnato e lo speranzoso che non accada. Carattere friulano anche questo, fatalista fino allo sfinimento.

Stramaccioni di questo non si preoccupa. Lui sembra a suo agio in questo ambiente, da romano abituato al frastuono della capitale e di Milano, Arta gli pare un paradiso per lavorare serenamente. Tanti esercizi atletici la mattina, ma non manca la palla. La mattina duro lavoro sulle gambe, perché da quelle dipende tutto: la tattica fa però sempre bene, ma se non si corre più dell'avversario non c'è nulla da fare. I ritiri servono a questo,l'iter che serve a iniziare a fare gruppo come si dice in gergo. Non per questo, come detto, non manca qualche schema, tutti attorno al mister per capire che cosa desidera.

Il problema più grosso? Sono 45 in tutto in ritiro. A parte i viaggi continui tra il Gortani e il campo del pullman, è facile capire dove sta l'inghippo. L'Udinese di oggi, comunque, sembra davvero aver ripreso entusiasmo, a parte chi è incerto di rimanere (vedi Coda che non sa ancora qual è il suo futuro). Qualcuno, quindi, attende ansioso la telefonata del procuratore per sapere se c'è mercato, normale con una rosa così ampia, ma sostanzialmente nessuno sembra volersi estraniare.

Chi appare più sorpreso che spaventato sono i nuovi stranieri, non abituati a questi ritmi e queste italiche preparazioni. Capiranno, ci sono i senatori che gli parlano spesso. Pinzi con la barba folta sembra sempre più calato in questo ruolo, e il look gli da un'aria da vecchio saggio. Poi ci sono i giovanissimi, ma anche qui c'è chi non gli fa mancare una parola: Fernandes, forte del suo italiano si fa già sentire. Poi c'è Stankovic, più di un vice. Uno sempre in mezzo al campo accanto a Strama. I due si parlano, guardano, osservano.

Il tutto mentre uno sguardo alle montagne gli ricorda che, qui, come ha già detto l'allenatore servono i fatti e non le parole per forgiare una squadra a somiglianza della terra che rappresenta.

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