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Caro Guido ti scrivo...

Lettera aperta da chi a Genova c'era assieme ai tifosi friulani

Caro Guido ti scrivo...

"Caro amico ti scrivo" diceva in un proprio pezzo il compianto Lucio Dalla, pensando di mettere su carta i propri pensieri. Parafrasando, noi vorremmo scrivere :"caro Guido ti scrivo"; ti scrivo per dirti che questa volta forse hai un tantino esagerato nell'elogiare sin troppo il pubblico genoano che  è un pubblico particolare, chiassoso e criticone,  molto orgoglioso del proprio passato, ma sempre pubblico rimane con le stesse caratteristiche che si possono trovare ovunque.

Forse un professionista, se  tale, non dovrebbe farci troppo caso a chi sta sugli spalti, soprattutto se si trova in una situazione di doppio vantaggio com'è stata la tua Udinese all'inizio della ripresa.

Forse, caro Guido, sarebbe bastato un tantino di coraggio in più infuso ai propri giocatori e qualche cambiamento negli interpreti in campo per controbilanciare le mosse di Gasperini e portare a casa una importante vittoria che avrebbe evitato l'amaro in bocca ai friulani che si sono sorbiti chilometri in corriera e auto per non far mancare la propria presenza alla tua Udinese anche dall'altro capo dell' Italia del Nord.

Vedi caro Guido questa è gente che è partita alle cinque della mattina per venire a Genova sobbarcandosi dei chilometri e dei sacrifici economici che i tuoi ragazzi magari nemmeno immaginano visto che nel dorato mondo del pallone ci si muove solo in aereo e si alloggia nei migliori alberghi che esistono.

Lunedì, poi, ricomincia il lavoro, per questa gente, non per i tuoi ragazzi, e sai caro Guido, loro non molleranno, i tifosi bianconeri intendiamoci, non molleranno, verranno sempre a seguire la loro squadra del cuore senza chiedere troppo, magari i tre punti, quando la cosa è fattibile, senza dover sempre mettere le mani avanti "firmando per un pareggio" .

Sai caro Guido chi ti scrive c'era a Genova, si è sobbarcato il viaggio in corriera ascoltando la gente friulana che c'era, magari silenziosa, ma c'era e stava assaporando la dolcezza del viaggio di ritorno con la felicità addosso.

Chi ti scrive ha visto i volti delusi e arrabbiati,per non dire altro, di chi al termine dell' incontro, è stato scortato dalla polizia, gentilissima, alla stazione Brignole per riprendere la corriera e farsi il viaggio di rientro con le luci della sera.

Vedi caro Guido a Marassi non c'erano solo i genoani, c'erano anche i "tuoi" tifosi che continueranno a farsi le trasferte perché amano la propria squadra, soffrono, imprecano, oggi vanno al lavoro con la rabbia in corpo.

Questo, caro Guido, si chiama essere tifosi, questo significa non mettersi mai in discussione perché i propri colori vengono prima di tutto e si tifano incondizionatamente.

Forse questo concetto o sentimento, il dorato mondo del pallone, non riesce e ahimè, non riuscirà mai a capirlo perché troppo privilegiato e talvolta esageratamente inaccessibile, perché troppo abituato ad avere sempre la giustificazione pronta.

Intanto la vita, oggi, ricomincia, qui, nel mondo dei "normali".

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