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Capitano o mio capitano e la setta dei 'Poeti estinti'

Il ruolo di Di Natale in campo sempre più un mistero

Capitano o mio capitano e la setta dei \u0027Poeti estinti\u0027

Che Totò Di Natale sia diventato un caso è cosa risaputa. Oramai il captano è l'ombra di sé stesso, non c'è mai stata partita dive sia stato minimanente accostabile a quello visto fino all'anno scorso. Il perché l'abbiamo già provato a spiegare ('vittima di umane ambizioni'), ora però serve fare chiarezza sul suo conto. Perché se a Genova si chiedono come possa essere possibile che venga fischiato, la risposta l'hanno avuta sul loro campo gli stessi doriani. Questo giocatore è diventato un lusso per gli avversari, che lo fermano come meglio gli aggrada.

Certamente gettare la croce della disfatta addosso a Di Natale non è giusto: questa squadra è talmente mal messa in questo momento che è difficile anche solo immaginare quale sia la componente più importante nelle recenti disfatte.

Certo è che con Di Natale e Maicosuel in campo in 90 minuti non si è visto un tiro in  porta. n dato significativo: anche perché il Mago ha lasciato il coniglio nel cilindro e ha dimostrato per l'ennesima volta che o lo si fa giocare in una data maniera (più libero di orchestrare come con l'Inter) oppure è meglio cederlo accontentando la sua volonta di giocare. A fianco di Totò non regge, così come pure gli altri attaccanti faticano terribilmente quest'anno.

Certo se la squadra non crea sarebbe dura perfino per Van Basten, ma almeno un tiro nello specchio in 9 minuti è obbligatorio pretenderlo.

Quello che si è visto con la Samp è stato uno spettacolo indecoroso, figlio di una somma di problematiche che mette in luce ancor di più quanto Guidolin sia legato a certe scelte.

Rigettare in mischia Totò dopo aver visto che contro l'Inter la squadra ha girato (seppur contro un avversario imbarazzante per più di un tempo) è segno evidente di debolezza: perché se pensa di proteggerlo in questa maniera fa peggio, se pensa che sia indispensabile allora nin si può replicare , ma si può essere in pieno disaccordo.

Che Guidolin sia ancorato a certe scelte più o meno obbligate è cosa che si sospetta da tempo, ma ora serve che la meritocrazia vada al potere. Se è vero (e lo è) che la rosa è ampia e costruita per reggere addiritura tre competizioni ci si chiede che mossa sia stata quella di mettere in campo Zielinski a 5 minuti dal termine sul 2-0 al posto di un già spento Di Natale. 

Di Natale è brutto da dirsi, ma sta tenendo in scacco la sua Udinese. Lui stesso dovrebbe reagire non con annunci fuori luogo ('a giugno mi ritiro'), ma con scelte: meglio fare 20 minuti bene che tre partite mediocri ha sostenuto solo due settimane fa Guidolin. Regola che non vale per tutti a quanto pare. Un Di Natale alla Altafini, da tempo si parla di questo, ma a quanto pare sia il capitano sia Guidolin non sono pronti per fare la prima mossa: il numero 10, tra orgoglio e rabbia, continua a voler stare in campo, il tecnico grato per tutto quel che gli ha dato in questi anni non se la sente di cambiare le carte. Così l'Udinese crolla pian  piano e domenica dopo domenica i dati oggettivi rimangono sempre quelli: attacco sterile, giocatori frustrati da dogmi tattici, mancanza di meritocrazia.

Capitano o mio capitano, grazie per tutto quel che hai fatto, grazie per quel che sei stato, ma ora come ora la tua poesia rischia di finire tra quelle dei poeti estinti. Non è il degno finale che ci si attendeva.

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