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Attenzione al 'magiamerendismo'

Una malattia oscura si aggira per i campi del 'Bruseschi'?

Attenzione al \u0027magiamerendismo\u0027

Qualche tifoso teme che all’Udinese stia tornando un male oscuro, da qualcuno chiamato ‘mangiamerendismo’ (cit. 'Forum Fuarceudin'), quella malattia che in alcune annate ha mietuto più vittime dell’influenza e che ha contribuito inesorabilmente a risultati da dimenticare.

E’ successo ai tempi di Giovanni Galeone, quando Morgan de Sanctis - per esempio - meditava già di lasciare Uidne con il famigerato articolo 17. C’era, poi, un Iaquinta che ambiva a grandi piazze e un ambiente nel complesso senza fame. Certamente Galeone non contribuiva a migliorare la situzione. Gran maestro di calcio, ma sul campo aveva dei limiti. ‘Lasciatemi i miei undici’ andava spesso ripetendo, facendo intendere che gli altri erano superflui. Tanto che questi, sentendosi tali, si ‘ammosciavano’ sui divani aspettando tempi migliori.

E’ accaduto anche nel terzo anno di Marino. La malattia oscura colpì Zapata, Obodo, D’Agostino (deluso dalla mancata cessione alla Juve), Lodi (mai considerato davvero). Il tutto condito da una paura inconscia per una classifica che andava via via sempre peggiorando, tanto che l’Udinese si salvò solo alla terzultima giornata a Livorno. Il tecnico allora mantenva la squadra titolare, senza cambiare molto. Ci provò De Biasi, subentratogli dopo Natale, a fare qualche rivoluzione (Pepe escluso, per esempio), ma senza successo, tanto che anche lui venne rimosso per far posto al ritorno del tecnico siciliano.

Quest’anno si torna a sentir parlare di pancia piena, in amichevole oggi come allora si vede un’Udinese senza mordente, apatica. Un segnale da non sottovalutare, perché sono proprio le seconde lineee a decretare lo stato di salute di una rosa. Se i petali che stanno dietro alla corona non riescono a emergere, il fiore appassisce. Per vari motivi: perché qualcuno è sazio, perché l’allenatore non sa dare i giusti stimoli, perché il posto fisso è diventato un dogma.

La situazione oggi è emersa presto. C’è quindi il tempo per porre rimedio. Certo è che aumentare la paura (‘pensiamo a quelle dietro’, ha detto Guidolin), non aiuta a trovare fiducia nei propri mezzi, non serve ad aumentare l’autostima e né tanto meno le ambizioni.

Urge, quindi, una cura, una purga se volete per digerire la merendina indigesta che sembra essere andata di storto a più di qualcuno.

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