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-2 al Super Clasico, Tevez attacca la CONMEBOL

L’Apache: “Ci hanno privato del sogno di trionfare al Monumental”

-2 al Super Clasico, Tevez attacca la CONMEBOL

È la finale più chiacchierata e forse attesa della storia del calcio, continuano a imperversare polemiche e dibattiti ed è certo che della Copa Libertadores 2018 se ne parlerà molto, anche dopo il fischio finale della contesa. Ieri ha detto la sua Carlos Tevez, simbolo del Boca Juniors e calciatore d’altri tempi, ancora animato dai valori e dalle idee che vivono oltre il campo di gioco. L’Apache ha risposto alle domande della stampa argentina alla fine dell’allenamento di ieri a Las Rozas, centro tecnico della Federazione spagnola, e ha espresso tutto il suo rammarico per come sono andate le cose dal 24 novembre a oggi: “Sarà una partita totalmente differente, dobbiamo concentrarci solo sul fatto che giochiamo una finale di Libertadores, è importante. Giochiamo in un campo che nessuno di noi conosce, sarà interessante ma è strano. È da 40 giorni che veniamo torturati dall’attesa, abbiamo cercato di giocare questa finale in pace, almeno sono potute venire le nostre famiglie”. Una super finale snaturata insomma, giocata a migliaia di chilometri dalla patria e con pochi tifosi argentini al seguito rispetto alla capienza del Santiago Bernabeu (81 mila posti): sono stati infatti restituiti 3.000 biglietti riservati alle rispettive tifoserie da parte della Federazione argentina, per cui da Buenos Aires arriveranno 7.000 tifosi, tutti peraltro controllati dalle autorità spagnole, che hanno una lista comprendente i nomi di 3.500 individui pericolosi (800 soggetti a daspo).


Il carattere focoso di Tevez emerge ancor di più quando gli vengono chieste le sue sensazioni rispetto agli incidenti e alle decisioni della CONMEBOL (l’equivalente americano della UEFA): “La gente mi ama o mi odia perché dico ciò che penso. È difficile concentrarsi sulla partita, abbiamo affrontato un viaggio, siamo a Madrid, lontani dall’Argentina. Ci hanno tolto il sogno di poter trionfare nella casa del River, la CONMEBOL è guidata da tre folli dietro a una scrivania. Non capiscono nulla”.

Tevez ha il dente avvelenato, avrebbe voluto vincere al Monumental, sollevando la Copa davanti ai 60 mila tifosi Millionarios. E magari avrebbe mimato ancora il gesto della gallina, come quando segnò a casa loro nella semifinale del 2004 (quelli del River vengono chiamati in senso dispregiativo Las Gallinas, da quando i tifosi del Banfield ne buttarono una sul campo da gioco con una striscia nel corpo con i colori del Peñarol, squadra uruguaiana che aveva sconfitto i Millionarios in finale di Libertadores pochi giorni prima). Ma che si giochi a Buenos Aires o a Madrid, in caso di gol decisivo, sospettiamo che Tevez sbatterà le ali.

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