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Gazzetta dello sport: Il compleanno, Galeone fa 80

L'ex tecnico dell'Udinese: "Oggi vedo tutti senza identità"

Gazzetta dello sport: Il compleanno, Galeone fa 80

Non è mai banale e sa sempre distinguersi: Giovanni Galeone oggi compie 80 anni, li festeggia nella sua casa di Udine. La Gazzetta dello sport lo ha intervistato per fargli illustrare la sua visione del calcio moderno. 

Lui premette di non avere rimpianti: "Sono come sono. Cito Almodovar, un brano del film “Tutto su mia madre”. Il risultato di un monologo è “Costa molto essere autentici, ma uno è autentico quanto più assomiglia al sogno o all’idea che aveva di se stesso”. E quindi io mi sento abbastanza contento. Essere autentici ha un valore".

Essendo diverso avrebbe potuto fare un’altra carriera? "Non saprei e non mi interessa. Mi piaccio come sono. Perché sa, io ho una qualità, non invidio nessuno. Magari posso provare invidia per le persone colte, che sanno tanto più di me. Per il resto, va bene così. Ho fatto una bella vita, anche grazie alla famiglia. Donne di servizio, bambinaie. Mio padre era ingegnere progettista di altiforni e in quel periodo non è che di ingegneri ce ne fossero molti. A 16 anni sono uscito di casa per giocare a pallone. A Trieste c’era una bella atmosfera, gli americani giocavano a baseball e a basket". 

È nato a Napoli per caso. "Non scherziamo. Io ho vissuto la guerra lì. Parlo napoletano e non a caso guardo Gomorra senza i sottotitoli". 

Però Pescara è la terra del suo cuore. "Mi vogliono bene, c’è sempre un affetto enorme per me. Mi pesa non poter essere a Pescara per il mio compleanno. Lì trovo un affetto indescrivibile". Allegri, il suo figlioccio, com’era? "La verità è che ce lo hanno tirato dietro. La signora Achilli del Pavia ce lo ha rifilato insieme a Massara, che era l’obiettivo di mercato. Dopo il primo riscaldamento ho detto, accidenti, abbiamo trovato un giocatore". 

Il miglior allenatore oggi? "Nel mondo Guardiola, il suo Barça, ma anche le variazioni al City mi sono piaciute". 

In Italia? "Mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Credo sia il quinto emendamento". 

La cultura aiuta nel calcio? "Purtroppo no, non serve molto e a volte infastidisce". 

Pronostici al campionato. "Non mi riesce bene. Vedo tante squadre senza identità, ma trovarne una in epoca Covid, con i tamponi che cambiano tutto all’improvviso, non è semplice". 

La Juve? "Non ha identità. Fa fatica a trovarla come tante altre squadre, ma è un periodo complicato".

L’Inter? "Prevedibile. Non trova mai contromisure, ma resta la favorita: sul piano fisico debordante". 

L’Atalanta? "Conosco bene Gasperini, è bravissimo. Gioca sempre uno contro uno, l’Atalanta fisicamente è una squadra aggressiva, ma in fase di possesso palla ha tanta qualità. Per lo scudetto ci sono altre, Napoli e Roma a tratti hanno dimostrato di avere un loro timbro e la Lazio ha un gruppo consolidato e un d.s. capace". 

Del Milan che cosa dice? "Mi rivedo in Pioli: identità nella semplicità. Io con i miei ragazzi a Pescara facevo così, un canovaccio e licenza di muoversi. Il Milan è una squadra con una fisionomia definita". 

Rimpiange qualcosa? "Ma certo che no, non mi è mai mancato niente. Al massimo posso dire che vorrei andare a “Ballando con le Stelle”. Peggio di Allegri non faccio di sicuro".

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