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Udinese-Genoa, quattro mesi dopo è ancora sfida salvezza

Anche ad inizio luglio in palio c'erano punti salvezza

Udinese-Genoa, quattro mesi dopo è ancora sfida salvezza

Udinese e Genoa si sono affrontate al Friuli quattro mesi e mezzo fa. Una sfida particolare, in piena estate, senza pubblico e con le spiagge che iniziavano a riempirsi dopo i timori e le perplessità ereditate dal primo lockdown. Anche quel 5 luglio, però, si sono trovate di fronte due squadre alla ricerca di punti salvezza. La classifica dopo 29 giornate, vedeva l'Udinese a quota 31 punti e il Genoa a 26, con il fiato del Lecce sul collo che, terzultimo, seguiva ad un punto.

L'Udinese arrivava dalla preziosissima e inattesa vittoria in casa della Roma, un successo che aveva dato morale ma soprattutto ampio respiro alla classifica. Il Genoa era stato sconfitto in casa dalla Juventus e a quel punto faceva la corsa sul Lecce, anche se Nicola continuava ad ammonire che in ballo c'erano molte squadre, quella friulana compresa.

Già, sulla panchina del Grifone c'era quel Davide Nicola allontanato improvvisamente, e con suo grande rammarico, da Udine a marzo 2019. Nessuna sete di vendetta, da parte sua, ma solo la grande determinazione di voler salvare il Genoa. Cosa che alla fine gli è riuscita, e grazie anche a quel punto conquistato al 94' a Udine in una incredibile rimonta nei 15 minuti finali.

E Davide Nicola è solo uno dei numerosi ex della sfida. Oggi in casa Udinese ci sono De Maio, 84 gare nelle tre stagioni in rossoblu; Fernando Forestieri, che spera di subentrare domani dopo aver accarezzato la speranza della maglia da titolare; e Rolando Mandragora, per il quale Gotti ha annunciato un possibile impiego part time domani, nell'ottica di un rientro graduale. Dall'altra parte ecco Cristian Zapata, ex bianconero più datato, e Valon Behrami, che invece a Udine è rimasto a vivere. Entrambi reduci dal Covid, chi prima chi dopo, e tutti e due decisi a cercare di risollevare le sorti del Grifone anche partendo dalla panchina.

In un momento simile, la partita è aperta a qualsiasi risultato. Entrambi gli allenatori si sentono in discussione a causa della classifica e vogliono i tre punti. Maran deve rinunciare ad una pedina importante come Criscito, leader e trascinatore della squadra, ma può sorridere per i recuperi dal Covid e per la piacevole scoperta Scamacca. Anche se, come il suo collega, deve tribolare a causa della sterilità del reparto offensivo che dopo quello di Udinese e Crotone (6 gol) è il peggiore della A (7 reti). E non deve consolarsi con il detto 'mal comune, mezzo gaudio', perchè Gotti le armi per fare male le ha e cercherà di farle finalmente fruttare a dovere, dopo gli effetti collaterali post mercato e condizione che ha dovuto gestire finora.

Infatti, al di là della disposizione tattica che prevede ancora il ricorso iniziale al 3-5-2, la squadra bianconera ha preso coscienza dei propri mezzi e, cosa importante, lotterà ancora per il suo allenatore. Fattore non di poco conto, in situazioni impreviste, anche se l'ultima parola spetta sempre al campo. 

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