GUARDA IL VIDEO In un clima particolarmente acceso, che ha portato la presidente Nassimbeni a sospendere temporaneamente i lavori, il consiglio comunale di Udine ha approvato le linee di indirizzo per la gestione in concessione del PalaCarnera. La messa a gara del servizio prevede la possibilità di associare il nome dell’impianto a quello di uno sponsor. E proprio sulla denominazione si è acceso il dibattito.
L’assessore allo Sport Chiara Dazzan ha spiegato che fino ad oggi concessionaria unica in uso temporaneo dell’impianto è stata l’Apu, con una gestione ad ore che ha fruttato a Palazzo D’Aronco 120 mila euro annui. La promozione in A1 ha fatto emergere esigenze nuove, che aprono alla possibilità di affiancare – e non sostituire – al nome storico quello di uno sponsor. Il valore della concessione, della durata di due anni, è stato fissato in 5,2 milioni. La concessione al privato consentirebbe al Comune di risparmiare tra i 120 e i 130mila euro all’anno. E Palazzo D’Aronco avrà a disposizione la struttura per dieci giorni all’anno per iniziative proprie o realizzate in collaborazione con terzi.
Sulla questione del naming è stato scontro tra l’assessore e il consigliere di Liberi elettori – Io amo Udine Stefano Salmè, che ha accusato Dazzan di ‘plagio’, per aver presentato un emendamento ‘fotocopia’ rispetto al proprio. Dop una lunga discussione, Dazzan ha ceduto la firma sul suo emendamento a Salmè.
Il consiglio comunale ha anche votato il nuovo regolamento dei consiglio di quartiere partecipati: è stato eliminato l’organismo di supporto, composto dall’assessore competente e da 4 consiglieri, due di maggioranza e due di opposizione. Sono inoltre state attribuite maggiori responsabilità al coordinatore. Le novità sono state illustrare dall’assessore Rosi Toffano, che ha parlato di emendamenti proposti per razionalizzare il modello del consiglio di quartiere partecipato.
Per l’opposizione l’abrogazione dell’organismo di supporto è un atto anti-democratico e i consigli di quartieri, così come modificati, non saranno più partecipati ma esclusivi, nel senso che escluderanno una certa parte politica.