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Terremoto Spezia: baby calciatori importati clandestinamente

La società li faceva arrivare dalla Nigeria

Terremoto Spezia: baby calciatori importati clandestinamente

E’ una storia ai limiti del surreale quella che arriva da La Spezia, e più precisamente dallo Spezia Calcio, compagine ligure controllata dal ricchissimo imprenditore nativo di Recco Gabriele Volpi. Il presidente onorario del club, considerato uno degli uomini più ricchi d’Italia - nonchè patron dell’imbattibile Pro Recco di pallanuoto - è storicamente molto attivo in Nigeria. Proprio lo stato africano è il protagonista della storia, una storia che coinvolge baby calciatori e la loro importazione clandestina in Italia.

La Squadra Mobile di La Spezia e la Polizia di Stato, sotto il coordinamento della Procura, hanno applicato una misura interdittiva di un anno nei confronti dell’amministratore delegato dello Spezia Luigi Micheli e del presidente bianconero Stefano Chisoli, oltre che del presidente della società Valdivara Cinque Terre Giovanni Plotegher. Tutti e tre dovranno osservare il “divieto di esercitare imprese o uffici direttivi di imprese o persone giuridiche che svolgono attività sportiva calcistica, professionistica o dilettantistica”. Il motivo? Secondo gli investigatori avrebbero creato un vero e proprio ‘sistema’ che aveva lo scopo di far giungere in Italia – e successivamente mantenere – alcuni giovani promettenti calciatori nigeriani, selezionati dalla scuola calcio di Abuja, violando le norme in materia di immigrazione clandestina. Nei giorni scorsi sono state perquisite anche le abitazioni dei tre indagati e delle due società coinvolte.

I giocatori venivano portati in Italia in occasione di alcune manifestazioni di rilievo, ad esempio il Torneo di Viareggio. La dirigenza dello Spezia Calcio, nel formalizzare con l’ambasciata italiana in Nigeria l’invito, si impegnava anche a consentire il rientro ai calciatori una volta concluso l’evento. Secondo la ricostruzione però i vertici bianconeri sarebbero stati consapevoli da subito della permanenza dei più promettenti. I giovani nigeriani venivano prima affidati ad un tutore e allenatore della scuola calcio di Abuja, poi in seguito ad altre persone legate allo Spezia. I ragazzi venivano quindi trasferiti e mantenuti in Italia a spese dello Spezia Calcio. Una volta giunti a Spezia, gli atleti con alcuni accorgimenti venivano fatti risultare come minori non accompagnati. A quel punto lo Spezia poteva approfittare delle norme a tutela dei minori, richiedendo il permesso di soggiorno che in situazioni simili viene concesso in automatico ai ragazzi non ancora maggiorenni approdati sul territorio italiano senza accompagnatore. La tecnica aveva lo scopo di aggirare la norma FIFA che impedisce il tesseramento di minorenni provenienti dall’estero. Una volta compiuti i 18 anni, gli atleti sarebbero stati tesserati dallo Spezia con il fine di generare importanti plusvalenze in futuro.

LA RISPOSTA DEL CLUB - Lo Spezia ha diffuso un comunicato ufficiale sulla questione: "Lo Spezia Calcio, ribadendo la piena fiducia nell'operato della Magistratura, rimane a completa disposizione delle Autorità competenti, sicura che i propri tesserati potranno chiarire ogni addebito nelle opportune sedi. La Società, forte di una condotta esemplare e sempre rispettosa di regolamenti e normative, è certa che nessuna irregolarità sia stata posta in essere ed attende serenamente il corso degli accertamenti del caso".

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