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Gazzetta dello sport, Mihajlovic: "Chi l'avrebbe detto che avrei festeggiato i 50 anni guardando l'Isola dei famosi?"

Il tecnico del Bologna si è raccontato al quotidiano nazionale

Gazzetta dello sport, Mihajlovic:  Chi l\u0027avrebbe detto che avrei festeggiato i 50 anni guardando l\u0027Isola dei famosi?

Sinisa Mihajlovic compie oggi 50 anni: per l'occasione si è raccontato a 360 gradi alla Gazzetta dello sport. Ha parlato della sua adolescenza, della famiglia d'origine ("Quando si parla di sogni non penso ad alzare una Champions League o uno scudetto. Il mio è impossibile: poter riabbracciare mio padre") e di quella che si è creato con la moglie ("la ricchezza che spero di lasciare ai miei figli non è quella economica, ma valori e insegnamenti. Onestà, lealtà, sacrificio. Dovranno sudare, il cognome non basta") e rivela che poco più di un anno fa hanno perso un figlio perchè la gravidanza si è interrotta. Racconta lo schifo della guerra e poi di Roma, la sua casa in Italia.

E, riguardo all'aspetto professionale, sottolinea che comunque viene prima l'uomo: "La soddisfazione più grande oggi come allenatore è il rapporto con i giocatori dovunque sia andato. Le lacrime che hanno versato quando sono andato via, il rispetto che non è mai mancato, la stima anche di chi ho fatto giocare poco. Perché posso sbagliare scelte, ma sono diretto, leale e mi comporto da uomo. Sciascia ne «Il giorno della Civetta» divideva l'umanità in cinque categorie: uomini, mezzi uomini, ominicchi, piglianculo e quaquaraquà. E nel mondo del calcio è la stessa cosa. Ho una personalità forte, sono serbo dalla testa ai piedi, con i pregi e difetti del mio popolo orgoglioso. Ma so ammettere gli errori, chiedere scusa e accetto sempre il confronto. Vengo considerato un duro, è vero. Ed è meglio se non mi fai incazzare. Ma anche uno con le palle può commuoversi. Mi capita pensando a persone care che non ci sono più o alle mie figlie se ora sono lontane o magari vedendo un film. Quando sono andato per la prima volta a Medjugorje ho cominciato a piangere come un bambino, non riuscivo a trattenermi. E mi sono sentito più forte e più uomo quel giorno che in tutto il resto della mia vita".

Parla delle panchine mancate ""La Juve mi chiamò l’ultimo anno di Conte, andai nella residenza degli Agnelli con Marotta e Nedved. Era tutto fatto. Ma alla fine Conte decise di restare. Salvo dimettersi due mesi dopo. Io ero rimasto alla Samp e a Torino è andato Allegri… L’Inter negli anni l’ho sfiorata così tante volte che ho perso il conto" e della ripartenza con il Bologna: "A Bologna ho cominciato la carriera da allenatore, considero Bologna una ripartenza: farò di tutto per salvarli".

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