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Nicola, un esonero che ha sorpreso tutti

Società ormai senza alibi

Nicola, un esonero che ha sorpreso tutti

L’ennesimo allenatore, staff incluso, finisce immolato sull’altare della società. Quanto durerà ancora questo stillicidio di tecnici, vittime sacrificali di un progetto sportivo che nemmeno il più indefesso tra i tifosi riuscirebbe a scorgere, non è dato sapere.

Molti obietteranno che i vari Colantuono, Iachini, Delneri e compagnia cantante, sino all’ultimo malcapitato, mister Davide NICOLA, non siano nè MOURINHO nè CONTE, ma tanto basta per definire fallimentare il rapporto tra dei professionisti seri e la società guidata da decenni dalla famiglia Pozzo; tutti ahinoi finiti nel tritacarne Made in Friuli!

A cosa imputare allora un’involuzione che sembra non potersi più arrestare?

Partiamo dagli uomini, poichè all’80% determinano le fortune di una stagione. Qualche buon elemento in onestà è arrivato: PUSSETTO e MUSSO sembrano due elementi dalle prospettive persino radiose, EKONG, D’ALESSANDRO e OKAKA se in salute, degli onestissimi giocatori che in A ci possono stare. OPOKU un giovane, forse acerbo, da plasmare, ma dalle buonissime potenzialità! Difficile giudicare altresì un SANDRO o un TEODORCZYK per evidenti limiti di utilizzo, MANDRAGORA per una valutazione “finanziaria” che rischia di diventare un cappio intorno al collo con il quale convivere. Su DE MAIO, ZEEGELAAR, WILMOT, TER AVEST difficile esprimere certezze. BADU e HALFREDSSON due risorse da recuperare sia fisicamente che mentalmente, forse poco utili alla causa.

Tanti dunque gli elementi inseriti in un canovaccio dove di italiani ve ne sono sempre meno, con una pletora multietnica che non aiuta certo a creare coesione; le indisponibilità fisiche ai limiti di record per giunta, basti ricordare le assenze prolungate dei vari INGELSSON, BADU, SAMIR, per non parlare del “fantasma” BARAK, hanno fatto il resto.

Premesse doverose per poter giudicare il lavoro di un tecnico preparato come NICOLA, che ha dimostrato tanta intraprendenza, totale spirito di abnegazione, autostima in se stesso e nei propri collaboratori, sin forse a sottovalutare dei diktat societari rimasti sotto traccia.

La proprietà per filosofia, tende da sempre a proporre un calcio tecnico, brillante - in quest’ottica è stato scelto un quasi debuttante come lo spagnolo Velázquez - un calcio “quasi bollicine” che purtroppo mal si addice alla necessità dei punti in classifica, specie se da ottenere con un organico decimato. Come non rimarcare che Torino opposti alla Juve - forse una delle più brutte esibizioni degli ultimi anni - o i gol subiti dal Napoli, dove comunque nella prima frazione si è vista una buona Udinese, le gare si siano giocate con limiti di uomini sia a centrocampo a Torino, o in difesa a Napoli, contro prima e seconda del torneo?

Vero che Chievo e Bologna in qualche modo avevano fruttato 6 importantissimi punti - speriamo decisivi in ottica salvezza - pur senza appagare i palati fini, ma forse ciò che si aspettava la società più che nei punti ottenuti, diveniva un atteggiamento da dimostrare per tutti i 95’ sul rettangolo di gioco. Con la Juve mestizia allo stato puro, con il Napoli, una resa mentale nella ripresa ancor più che tecnica. Dire per di più in conferenza stampa, forse con un certo disappunto, che la stagione di BARAK fosse pressochè finita, beh non è stata forse una genialata ...

Riuscirà dunque lo spalatino Igor TUDOR, solo pochi mesi fa ritenuto non dai tifosi ma dalla stessa proprietà, inadeguato a svezzare una nuova stagione con i bianconeri, a sovvertire un trend che ha schiacciato da 6 anni a questa parte, uno dopo l’altro ogni suo predecessore? Forse verrà chiesto agli allenatori di far spettacolo senza attori protagonisti, forse si crede di possedere ancora una spina dorsale identitaria, fatto sta che se persino un friulano come Edy Reja, di Udine è innamorato, si è sentito in dovere, l’anno passato, di declinare cortesemente l’offerta, beh allora ci chiediamo quale attrattiva possa rappresentare oggi l’Udinese, per un professionista a tutto tondo del mondo del calcio.

Forse si pretende di togliere l’identità ad un tecnico, forse lo si ritiene oramai una figura superata, quasi a relegargli l’unico ruolo di efficace motivatore, lasciando la tattica o la preparazione atletica a pur preparati “gruppi di lavoro” come avviene in paesi calcisticamente più evoluti, con l’intento di ottenere il massimo risultato sportivo, quando non può che essere la risultante di tutte le forze in campo, proprietà, dirigenza, staff tecnico, infermeria, protesi a remare con fermezza, tutti nello stesso verso. Perchè allora i tecnici verrebbero lautamente pagati se non fossero altrettanto importanti? Julio Velazquez non sapeva difendersi, NICOLA non sa creare situazioni d’attacco privilegiando la fase di non possesso, Iachini e Delneri si basavano solo su lanci lunghi, e via di questo passo. Se qualcosa di nuovo si vuole perseguire, beh forse sarà il caso di avvalersi di giocatori almeno sani, se non proprio talentuosi.

Immaginate cosa potrebbero pensare i tifosi se la denegata perdita di categoria venisse almeno in parte imputata all’indisponibilità nel risolvere i problemi sulla schiena di BARAK, di fatto già noti ancor prima di inizio stagione? O ancora l’incauto acquisto di un TEODORCZYK, indisponibile per evidenti problemi di ernia sin dalle prime battute?

Acclarato oramai lo scollamento tra tifosi e società, che mai è al parso tanto marcato come ora, non crediamo a chimere o a fantomatici acquirenti con l’amore viscerale per il bianconero, poichè fantomatici mecenati interessati forse più alla mediaticita’ del caso, che ad investire realmente nel calcio, fondi a parte, una volta spuntati, sembrano ineluttabilmente evaporare come neve al sole. Una svolta però va data, perchè la misura ormai è colma. Per tutti

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