Marino: l'Udinese per Delneri è il coronamento di un'ottima carriera

L'ex tecnico bianconero sulla nuova gestione in casa Udinese

Marino: l'Udinese per Delneri è il coronamento di un'ottima carriera

21/12/2016

Siamo tutti d’accordo: l’arrivo di Delneri è stato provvidenziale per l’Udinese. Il tecnico friulano ha subito messo mano alla squadra con una mossa annunciata già in sede di presentazione: l’auspicato e attesissimo ritorno alla difesa a quattro. Quella che fu utilizzata per l’ultima volta da queste parti da Pasquale Marino il quale, senza voler dare troppa importanza all’argomento, spiega a udineseblog.it: “Penso che l’Udinese avesse scelto bene anche quando ha deciso di affidarsi a Iachini. Sia lui che Delneri sono allenatori di spessore. Il friulano ha un buon curriculum con esperienze positive a Palermo e in altre piazze importanti. Delneri ha in più la friulanità che, in un contesto come quello attuale, non guasta da quelle parti. L’Udinese è un patrimonio dei friulani ed è giusto che un allenatore come lui cerchi di coinvolgere i tifosi bianconeri. Tanto più che adesso lo stadio è uno dei più belli in Italia: non è solo stupendo da vedere, ma ha la struttura adatta per ‘raccogliere’ l’affetto dei tifosi e farlo arrivare alla squadra. E’ un aspetto importante che la squadra e l’allenatore sentono molto: la forza del tifo non è più dispersa”.

Peccato solo che in campo ci vadano 11 stranieri, ormai stabilmente: “Però c’è Felipe, che ormai è friulano d’adozione; ma anche Thereau, Danilo, Zapata: giocatori che conoscono bene il campionato, sono radicati nel nostro Paese. Ormai quello degli stranieri non è più un handicap. Men che meno per una società come l’Udinese che li ha sempre cercati. Già ai miei tempi erano attrezzati con l’insegnante di italiano. Ripeto: questo non è un limite. E’ chiaro che da italiani vorremmo giocatori nostrani in campo, ma anche il calcio ormai è aperto a tutto”.

Per fortuna c’è Delneri: meglio tardi che mai? “So che lo hanno cercato già quando c’ero io a Udine. Per lui è il coronamento di un’ottima carriera. Per un tecnico, allenare la squadra della propria terra è uno stimolo in più. Allenare l’Udinese, che per organizzazione è una delle prime realtà italiane, al pari delle big, è il massimo”.

Come valuta però il 2016 dell’Udinese? “E’stata una fase transitoria. Ha recuperato affidandosi ai giovani, mentre l’anno scorso preferiva giocatori di una certa età. Ha trovato giovani interessanti che danno buone prospettive per il futuro. Dovessi dare un voto, direi sei: una media tra i risultati inferiori alle aspettative e le speranze di crescita futura”.

Che 2017 si può prevedere? “Credo che con la classifica che è già migliorata, la serenità che ne deriva potrà essere importante. Soprattutto in ottica di lanciare giovani. C’è Fofana, impressionante per carattere e modo di calciare; Jankto, ottimo esterno sinistro che potrà essere molto utile a Delneri”.

Dica la verità: l’Udinese l’ha mai più cercata? “No. Anche se ho letto qualcosa al riguardo. Io sarei contento di tornare al ‘Friuli’ anche da avversario. Finora non è mai accaduto, ho incontrato l’Udinese solo in casa mia quando allenavo Parma e Genoa. Sarebbe un sogno tornare in quello stadio bellissimo, pure da avversario, magari nella stessa categoria: ovviamente la massima”.