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Guidolin: lo Zoncolan l'ho segnalato io

L'ex mister bianconero a 'Il Friuli'

Guidolin: lo Zoncolan l'ho segnalato io

Francesco Guidolin è uno dei pochi allenatori di calcio che, guardandolo, ti fa venire in mente anche un altro sport: il ciclismo. La bici è la sua grande passione, forse più viva del pallone. Per questo, parlando di Giro d’Italia, non si può non pensare a lui che lo segue sempre, spesso da molto vicino. Così vicino, udite udite, da essere colui che ha scoperto e segnalato la famosa salita dello Zoncolan, oggi una delle tappe più affascinanti della corsa. Il mister (scusate, ma ci viene da chiamarlo comunque così) ci rivela infatti pieno d’orgoglio: “Se ho mai fatto lo Zoncolan? Certo che l’ho fatto, prima ancora che diventasse una tappa del Giro. Mi ci ha portato un amico e quando l’ho percorso, ho immediatamente pensato di segnalarlo. Secondo voi, chi altri si sarebbe inventato di arrampicarsi fin là? Prima era una mulattiera. Sono stato io il primo a segnalare quella tappa. L’ho fatta con un amico nel 1998: era davvero tremenda, come si è rivelata anche dopo. Ne ho parlato con Cassani (Davide, ex ciclista oggi dirigente sportivo) e da quella volta è diventata una tappa ‘obbligata’ del giro. Farla è una impresa, rischi sempre di mettere giù il piede: per questo credo sia diventata un mito e, secondo me, la più dura d’Europa”.

Ieri l'arrivo a Piancavallo, tappa che negli annali viene ricordata per l’impresa di Pantani il 30 maggio 1998: “Pantani di imprese ne ha collezionate tante. Era un campione che ha sofferto troppo l’esclusione dal giro che stava dominando. Averlo tolto dal ciclismo, lo ha tolto alla vita”.

Zoncolan, Piancavallo: ma in Friuli ci sono altre tappe che potrebbero essere affascinanti? Lei ha mai immaginato di tracciarne una? “In Friuli c’è l’imbarazzo della scelta. Dipende come si vuole costruire il percorso. Si possono pensare tappe mosse, senza grandi montagne. Oppure ci sono le salite dure tipo lo Zoncolan, il Crostis, Sella Chianzutan. E’ bellissimo andare in giro per il Friuli. Esci a Udine Nord, dove il traffico si dirada, e hai davanti a te un mondo di percorsi bellissimi. Io ho in mente una tappa, che mi piacerebbe tantissimo, ma non la svelo adesso. Il prossimo anno, il Giro del 2018 cadrà nella ricorrenza dei 100 anni dal termine della Prima Guerra Mondiale. Ho trovato una salita che porta alle Sorgenti del Piave, passando da Vittorio Veneto e passando per il Friuli. Un percorso suggestivo che ora tengo tutto per me”.

Prima ha accennato al traffico: aveva in mente la tragedia di Scarponi? “Sì, è una cosa che mi ha scioccato. L’ho conosciuto: un ragazzo che ha fatto tanti sacrifici, un lavoratore di qualità, sempre silenzioso ma al servizio degli altri e sorridente. Uno che lavorava per la squadra, come bisogna fare anche nel calcio”.

Il calcio: adesso anche nel ciclismo ci sono tanti stranieri come nel mondo del pallone: “Io non la vedo come una cosa negativa. E’ positivo che il ciclismo cresca e faccia crescere tanti Paesi. Ci sono atleti da tutto il mondo. E anche squadre: i team stranieri, come Sky, sono molto avanti a noi. Come nel calcio, anche nel ciclismo l’Italia ha segnato il passo. Nella A del ciclismo non c’è una squadra italiana: noi non siamo progrediti”.

Quest’anno, per chi tifa? “Io faccio il tifo per tutti, amo il ciclismo. E’ chiaro che se vince un italiano sono contento. Ma credo che sarà una lotta tra Nibali e Quintana. Di sicuro posso dire che è un giro avvincente!”

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