Udinese: mercato old style

La rivoluzione dello scorso anno è stata solo un'eccezione

Udinese: mercato old style

11/01/2017

L'Udinese va. Grazie a Delneri, la squadra sta ritrovando identità, gioco e risultati. E la missione salvezza è già a buon punto. Delneri ha 'aggiustato' un complesso che da tre anni steccava. Il girone di ritorno è tutto da giocare e vedere come va. E stavolta, dal mercato, non servono stravolgimenti importanti come è accaduto un anno fa quando, contravvenendo al suo stesso modo di fare e di pensare, l'Udinese aveva fatto ricorso a numerose operazioni.

Esattamente dodici mesi orsono, l'Udinese aveva chiuso il girone di andata a 24 punti e Colantuono confidava molto nel recupero di Zapata per un ritorno che sarebbe dovuto essere migliore. L'anno era iniziato con la vittoria sull'Atalanta, ma già la sconfitta di Carpi aveva fatto suonare il campanello dall'allarme. Tanto che la società decideva di fare abbondante ricorso alle forze che il mercato metteva a disposizione. Il pesante poker inflitto dalla Juve in quella che doveva essere la giornata della festa  del 'Friuli' avevano chiarito una volta di più che servivano accorgimenti. Ed ecco arrivare giocatori come Kuzmanovic, Hallfredsson, Matos e partire gente come Iturra, Marquinho e Kone, giocatori che proprio non riuscivano a rendersi utili alla causa. Non erano gli unici, sia chiaro. Ma Iturra non era mai riuscito a integrarsi nel calcio italiano (per la verità, nemmeno a Granada era stato irresistibile, pur essendo riuscito a diventare il beniamino dei tifosi grazie all'agonismo che metteva sempre in campo); Marquinho...nessuno ha mai capito come sia arrivato e cosa sia venuto a fare. Kone era il flop ereditato da Stramaccioni.

In compenso arrivarono nuovamente giocatori non 'da Udinese': Kuzmanovic, Hallfredsson e Matos. I primi due dovevano portare esperienza ed effettivamente ne avevano. Matos era uno di quei talenti rimasti inespressi. Si sperava che l'aria di Udine giovasse a tutti loro. Invece, complice la situazione caotica sia dentro che fuori dallo spogliatoio (si diceva allora che anche la società continuava a fare errori con scelte davvero poco lineari) lo stato di crisi perdurò, alla faccia dei nuovi acquisti. E' vero, si sa che a gennaio è difficile fare buoni affari: ma alla fine due su tre di quelli che sono arrivati a gennaio 2016 sono ancora qui e il terzo, Kuzmanovic, è tuttora rimpianto.

Con Delneri la musica è cambiata. Il mister vuole un numero ristretto di giocatori e da quando è arrivato sta provando a fare con quello che ha, conscio che quando si eredita una squadra in corsa è più difficile intervenire a gennaio. Ha trovato il terzino sinistro che mancava, Samir, e con lui pur 'adattato' si può andare avanti; a destra Faraoni può essere il vice Widmer; in regià ha promosso Hallfredsson; davanti Zapata e Thereau hanno collocazione, su Matos e De Paul si può lavorare. E' vero, in mediana servono aggiustamenti, visto che la maggior parte dei giocatori in uscita fa parte di quel reparto: Lodi, Kone, Badu, Evangelista. Come va ripetendo il Ds Bonato, non ci saranno nuove entrate se prima non si liberano posti: e al momento è tutto fermo. Potrebbe presto risolversi la situazione di Lodi, ma sarebbe ininfluente visto che in fila, e da tempo, c'è Balic. Kone al 90% troverà sistemazione: ma anche a lui Delneri ha già rinunciato da un pezzo. Le cose potrebbero prendere una certa piega se davvero Badu dovesse partire (prima ancora di rientrare dalla Coppa d'Africa): ecco perchè compare insistentemente il nome di Faragò.

Ma la tendenza è a guardare più in prospettiva, per diverse ragioni: la società ha davvero intrapreso nuovamente la linea verde e quella implica investimenti futuri; investimenti vagliati dal mister che, se rimarrà come si spera, vorrà operare ex novo dalla prossima estate. Quella che lui stesso potrà creare sarà la sua Udinese.

Una squadra che sta mettendo le basi adesso, con uno sguardo già rivolto al futuro. Perchè adesso, fino a giugno, siamo (quasi) a posto così.