La sindrome di Peter Pan

Cambiano allenatori, giocatori e moduli, ma l'Udinese commette sempre gli stessi errori

La sindrome di Peter Pan

01/12/2016

Dopo anni di delusioni e un cambio tecnico alla settima giornata, si sperava che l'Udinese fosse finalmente indirizzata verso nuove certezze. Invece c'è ancora da tribolare: questo ha detto la sconfitta di Cagliari. L'Udinese non riesce a trovare continuità, conferme: cosa che accade ormai da tempo. Anzi, per motivi vari, l’Udinese nella sua storia non c’è mai riuscita, è sempre mancato quel quid, quel salto di qualità che portasse i bianconeri da sorpresa a certezza.

Analizzando la storia recente dell’Udinese, ovvero da quando è continuativamente in Serie A, si può notare come il ciclo vincente non sia mai durato più di tre anni, e che qualsiasi ciclo vincente non abbia poi portato a miglioramenti intrinsechi nella struttura di squadra e di società, ma anzi, al minimo segnale di rottura dell’equilibrio, si sia tornati a perseguire modelli legati ad un passato meno roseo con sempre maggior rapidità.

Ad esempio, alla fine del triennio Zaccheroni, con annessi 10°, 5° e 3° posto in classifica, si è passati per cinque allenatori in cinque stagioni prima di approdare al nuovo ciclo vincente targato Spalletti. Alla fine di quel dorato periodo, però, in due anni si sono affaccendati quattro allenatori più o meno competenti, contando come una unica entità il duo Sensini - Dominissini. E mentre tra Marino e Guidolin c’è stato solo un interregno di tre mesi di De Biasi, tuttora stiamo attendendo il ciclo post Guidolin.

Ma il dato ancor più preoccupante è che ora l’assenza di continuità si può notare non solo di stagione in stagione, ma anche nel corso della stessa annata. Basti pensare al primo anno del post Guidolin, quando Stramaccioni in veste di principe azzurro con tanto di cavallo bianco, si presentò per salvare la principessa Udinese dal mostro dell’incertezza sul futuro. E l’avvio dell’annata sembra proprio essere una favola, con tredici punti in sei partite, condite da epiche imprese contro Napoli e Lazio. Ma poi il destriero si rivela essere un ronzino, disarcionando il suo cavaliere che diventa da azzurro a marrone fango. E l’Udinese cade con lui, rischiando la retrocessione.

Dell’anno dopo, meglio non parlare. Ed arriviamo ad oggi, con Delneri, già secondo allenatore della stagione, che ha sulle spalle le sorti della squadra. Ma anche lui deve scontrarsi con i soliti errori, le solite distrazioni e le solite incomprensioni, nascoste dietro una consuetudine di cui nessuno vuol prendersi le colpe. Difensori smemorati che dimenticano chi siano compagni ed avversari, pigri centrocampisti che non inseguono nessuno ed attaccanti che perdono il pelo e pure il vizio di segnare. Certo, si dirà, con il Napoli era difficile vincere. In altri momenti però, il Napoli aveva paura di scendere al Nord, nell’aspro Friuli, da cui ricavava solo delusioni e sconfitte. E non parliamo poi del peggio visto a Cagliari...

Ora dal Friuli o Dacia Arena, chiamatela come volete, l’avversario ha sempre la speranza di uscire con punti, perché l’errore tattico, tecnico, psicologico o fisico ci può sempre essere, basta solo attendere il momento buono e farsi trovare pronti, proprio come Insigne sul perfetto passaggio di Silvan Widmer. Ma anche nei momenti più rosei della storia recente dell’Udinese, è sempre mancato quell’accento, quel puntino sulla i, quel rigore che magari era meglio non tirarlo a cucchiaio, per trasformare un sogno in una realtà, un puro estatico momento in un lasso di tempo più lungo e strutturato.

Sembra impossibile, nonostante proclami materni e dindiats che sgarfano, vedere a Udine una serie di risultati positivi, ed impedire ai tifosi di ripiombare nell’oscuro mutismo da pessimo gioco. Giocatori privi di passione? Allenatore poco motivante? Società lontana ed incapace di trasmettere i valori che la maglia friulana dovrebbe tramandare? Tutti questi e contemporaneamente nessuno. Ma intanto gli errori rimangono, e limitano fortemente lo sviluppo dell’Udinese, impedendo qualsiasi salto di qualità.