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L'Europa, meta di altri tempi

L'ultima apparizione bianconera cinque anni fa

L\u0027Europa, meta di altri tempi

L’imperativo della nuova rivoluzione in casa Udinese, l’ennesima da qualche anno a questa parte, era ‘svolta’, cambiamento, ripartenza. Parole di cui negli ultimi cinque anni si è forse abusato. D’altro canto, è inutile sognare ancora nobili traguardi quando c’è da riparare un vascello che da anni imbarca acqua da tutte le parti e almeno un paio di volte è andato vicinissimo al naufragio. Guardando indietro, è dall’estate 2013 che le trasferte della squadra friulana sono tutte entro i confini del Bel Paese. E’ infatti dal 29 agosto 2013 che la banda bianconera non scorazza per mete oltreconfine: l’ultima volta è accaduto in occasione del ritorno dei preliminari di Europa League, quando l’Udinese doveva cercare di rimediare alla batosta subìta in quel di Trieste, andando a stravincere in casa dello Slovan Liberec. E’ tornata a casa con un misero 1-1 che significava addio all’Europa. Sembra un’eternità, ma sono passate solo cinque interminabili, desolanti stagioni. Campionati che hanno fatto dimenticare il dolce sapore delle gare internazionali a metà settimana. D’altro canto, bisogna ammetterlo, da un pezzo ci si trova a combattere per la salvezza, obiettivo (anche questo) spesso in discussione. E ci siamo talmente abituati all’andazzo, che questi cinque anni sembrano essere venti, tanto sembra essersi allontanata l’ambizione.

Fai presto a dire che i tifosi friulani si erano fatti il palato fine, che si erano abituati bene. A ben guardare, come si fa a dar loro torto? Da quando l’Udinese di Zaccheroni ha messo per la prima volta piede in Europa nel 1997, non era mai accaduto che la squadra friulana ne stesse fuori tanto a lungo. Racconta l’annuario dei campionati di A che l’Udinese conquistò lo storico traguardo per la prima volta con Zaccheroni al termine del campionato 1996/97, quello in cui il magico tridente Bierhoff, Amoroso, Poggi trascinò la squadra al quinto posto e fece ancora meglio l’anno dopo, portandola al terzo gradino della classifica dietro a Juventus e Inter. Zac, Bierhoff e Helveg salutarono, ma Guidolin, con Sosa come centravanti, riuscì a mantenere la bella abitudine. Ci fu poi la parentesi di tre anni di sofferenza, con continui cambi di allenatore (che coincidenza!) e piazzamenti tra l’ottavo e il quattordicesimo posto. Ci è voluto Spalletti, alla seconda missione in Friuli, per riportare l’Udinese in Europa. In tre anni, con Pizarro nel motore e Iaquinta cannoniere, con un acerbo Di Natale e un Di Michele al top, il tecnico di Certaldo ha conquistato i preliminari di Champions. Ma nel 2005 l’Udinese non era pronta per la massima competizione di club e, nuovamente passando da un tecnico all’altro, si è trovata ancora una volta a rischiare la B. Un calvario durato un paio d’anni. Poi ci ha pensato Pasquale Marino a ristabilire le belle abitudini con due stagioni esaltanti in cui al Friuli si sono ammirati il miglior Di Natale con Quagliarella, Floro Flores, Pepe, Inler, D’Agostino e il primo Sanchez.. Una annata no, l’ultima con Marino, e poi con il ritorno di Guidolin è stata una cavalcata tra campionato e coppe. Il mister di Castelfranco Veneto si era perfettamente integrato con il territorio, tanto da divenire l’allenatore più longevo dell’era Pozzo. Ha resistito fino al 2013/14: la sua ultima stagione sulla panchina bianconera è stata però davvero dura. Senza nemmeno conquistare l’accesso alla fase a gironi di Europa League, il mister, logorato anche da episodi mai digeriti (il più eclatante il rigore fallito da Maicosuel contro lo Sporting Braga) ha vissuto un campionato travagliato, chiuso con grande rammarico al tredicesimo posto. E poi l’addio.

E poi, dopo di lui, il nulla. Tentativi nel mercato, per campo e panchina, tutti senza apparente ambizione se non quella della salvezza. Si sono succeduti Stramaccioni, Colantuono, De Canio, Iachini, Delneri, Oddo, Tudor e ora Velazquez. Si sono stravolte rose, infarcendole però spesso di elementi non adeguati alla categoria o alle esigenze dell’allenatore di turno. E si è persa l’Europa. Sono passati 22 campionati dalla ‘prima volta’: nei primi 17 l’Udinese ha conquistato il pass ben 12 volte, poi più nulla. Ormai la salvezza, pare chiaro, è il reale obiettivo (non più ufficialmente dichiarato) dell’Udinese 5.0.

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