Home / Blog bianconeri / 120 anni di Udinese: nel luglio 1986 inizia l'era Pozzo

120 anni di Udinese: nel luglio 1986 inizia l'era Pozzo

Le prime stagioni fino al 1991

120 anni di Udinese: nel luglio 1986 inizia l'era Pozzo

1986-87 – POZZO AL TIMONE DEL CLUB – Al termine di una stagione travagliata, Mazza, con la mediazione di Franco Dal Cin, mette in vendita il suo pacchetto azionario e nel contempo concretizza la cessione di alcuni elementi per i quali le trattative erano iniziate da tempo: Andrea Carnevale passa al Napoli, De Agostini al Verona che dà in parziale contropartita il portiere Spuri e la mezzala Galbagini, Baroni va a rinforzare la difesa della Roma. Per quanto concerne le azioni di Mazza il più interessato a rilevarle è il friulano Maurizio Zamparini,, ma Dal Cin guadagna tempo, cerca altri compratori, poi casualmente si mette in contatto con Gianpaolo Pozzo contitolare con i fratelli Gianfranco e Giancarlo della Freud (azienda udinese produttrice di utensili ad alta precisione per la lavorazione del legno fondata nel 1910 dal nonno, poi gestita dal padre Diego) e con altri industriali friulani per dar vita ad una “robusta” cordata di imprenditori in grado di garantire il rilancio del calcio bianconero. Mazza avalla l'operazione, ma ben presto tutti i componenti della cordata si defilano tranne Pozzo che dà retta alla sua intuizione e paga una caparra in attesa di ufficializzare l'atto di compravendita che viene siglato a luglio. Un ruolo importante in questa operazione lo ricopre la signora Giuliana Linda, moglie di Pozzo, figlia di Gino Linda, presidente della FIGC udinese negli anni Trenta, nipote di Giuseppe Bertoli, il primo presidente dell’Udinese in A e cugina di Dino Bruseschi, il presidente che ha firmato l’annata magica 1954/55, quella del secondo posto. L'iniziale avventura di Gianpaolo Pozzo è però tutta in salita e il 5 agosto 1986 la Commissione disciplinare condanna l’Udinese alla retrocessione per uno scandalo del toto nero verificatosi nella stagione precedente. Il 28 agosto la Caf rivede la sentenza di primo grado, l’Udinese rimane in A con nove punti di penalizzazione da scontare nel prossimo campionato. Il patron riconferma l'allenatore Giancarlo De Sisti che il 26 gennaio 1986 era subentrato a Luis Vinicio alla quarta giornata del girone di ritorno del torneo 1985-86; conferma pure il libero Edinho anche se ha garantito un ingaggio elevato, acquista prima Francesco Graziani, poi un altro ex campione del mondo Daniel Bertoni che può debuttare con i bianconeri solamente quando Barbadillo accetta la buonuscita di Pozzo per la risoluzione del contratto diventando nel contempo calciatore dilettante (in quel torneo potevano essere tesserati solo due stranieri, ndr); viene ingaggiato anche Branca dal Cagliari, poi a novembre ecco che Pozzo fa un altro sforzo economico, mette a libro paga un altro ex campione del mondo, Fulvio Collovati (proviene dall'Inter) che debutta il 23 novembre (Udinese-Sampdoria 0-0). La compagine bianconera illude tutti con un avvio vivace. Dopo otto turni ha già annullato il pesante fardello e senza il quale si troverebbe a metà classifica. Conclude il girone di andata con una media di un punto a gara; una media quasi da Uefa. Patron Pozzo è entusiasta, anche il Direttore Generale Franco Dal Cin comincia a credere nel “miracolo”. Ma l'Udinese via, via si disunisce, perde le prime quattro gare del ritorno, inevitabilmente si spegna la fiammella della speranza. Clamoroso è il 2-6 casalingo con l'Avellino di Vinicio che fa imbufalire il patron nel frattempo diventato preisdente. Siamo al 15 marzo 1987, Pozzo accusa i bianconeri di non avere un cuore, é convinto che alcuni di loro si comportino da mercenari. La tifoseria mugugna, poi se la prende pure con l'allenatore De Sisti, ma questi, dopo il successo contro la Roma (2-1) del 29 marzo, risponde con le rime ribadendo la sua onestà professionale, ma ormai è deciso che non rimarrà a Udine anche l'anno successivo e si comincia a vociferare del probabile arrivo di un ex, Massimo Giacomini o Enzo Ferrari. I bianconeri dopo il successo sulla Roma, ottengono tre pareggi consecutivi a Genova con la Sampdoria (0-0), in casa con la Fiorentina (1-1), ancora al “Friuli” con il Como (0-0) per poi deludere a Bergamo contro gli orobici (2-4). Pozzo, dopo una prestazione costellata da errori, reagisce d'istinto, rilascia interviste pesanti nei confronti del tecnico e dei giocatori che reagiscono polemicamente sette giorni dopo al termine della vittoriosa gara casalinga con l'Empoli (3-0). Interviene pure Collovati per annunciare che non rimarrà a Udine. La squadra conclude a più 15, ma senza la penalizzazione si sarebbe salvata. Era un'Udinese niente male con questa formazione tipo: Abate, Galparoli, Storgato, Colombo, Collovati, Edinho; Chierico, Miano, Graziani, Criscimanni, Bertoni.

1987-88 - Gianpaolo Pozzo, come previsto, dà il benservito a De Sisti con cui non ha mai legato. Si affida a Massimo Giacomini per tentare l'immediato ritorno nell'Olimpo del calcio, ma a fronte della dolorosa cessione di Miano al Napoli, di Collovati alla Roma, di Branca (in prestito) alla Sampdoria, di Colombo al Milan, di Zanone al Pascara, al ritorno di Edinho in Brasile e di Bertoni in Argentina, non fa riscontro l'arrivo di adeguati elementi in grado di garantire un campionato d'avanguardia. Arrivano Pusceddu (acquistato dal Cagliari), Righetti (Roma), Bruno (Genoa), Russo e Vagheggi (Campobasso), Manzo (Milan). Solamente il giovane Fontolan (Parma) e Vagheggi (Campobasso), per il quale si tratta di un ritorno, danno un importante contributo anche se il primo per un malanno ad un ginocchio che tarda a guarire, gioca poco. I bianconeri al loro debutto infliggono un perentorio 3-0 al Taranto, ma l'Udinese non è una squadra vera e ben presto si sfalda e a subirne le conseguenze è Massimo Giacomini che viene esonerato dopo lo 0-0 casalingo dell' 11 ottobre 1987 con il Bari (quinta giornata). Dal Cin convince il suo presidente a far arrivare un tecnico che ha diretto varie squadre e nazionali in tutto il mondo, Velibor “Bora” Milutinovic che, però, non può sedere in panchina. Serve un allenatore che faccia da prestatone che viene individuato nel responsabile della primavera, Marino Lombardo. Nel frattempo Milutinovic lancia proclami con cui si accattiva la simpatia dei tifosi bianconeri e per lui ci sono solamente applausi prima e dopo la gara con il Piacenza (18 ottobre 1987), anche se è costretto a seguire l'andamento del match in parterre accanto a Pozzo. L'Udinese vince per 2-0 con doppietta di Vagheggi dopo aver sviluppato un ottimo calcio e Milutinovic a fine gara si rivolge ai giornalisti sottolineando che “qui c'è poco da cambiare, i giocatori sono bravi. Non servono rinforzi”. Va anche ricordato che ai primi di ottobre Pozzo era riuscito a fare suo nientemeno che Beppe Dossena cui viene garantito un contratto faraonico, 800 milioni per due anni. In verità più che il tecnico giramondo, è Dossena che rappresenta la speranza di riscatto del calcio bianconero. E' comunque un'Udinese double face, concreta e vincente al “Friuli” (con Vagheggi che è spietato goleador) confusionaria e perdente in trasferta. Per due mesi il suo cammino è un autentico saliscendi, Pozzo non ci sta, la sua pazienza ha un limite e dopo la sconfitta di Catanzaro del 22 novembre (0-1) se la prende con i giocatori: “svegliatevi, signorini”. Ma è anche un messaggio che rivolge a Milutinovic di cui comincia a non avere più fiducia tanto che dopo altre tre sconfitte consecutive (0-3 in casa con l'Atalanta, 0-2 a Brescia, 0-1 a Lecce) lo esonera e chiama Nedo Sonetti al capezzale dei bianconeri che si trovano al quartultimo posto. Il debutto del nuovo tecnico coincide con la sfida casalinga con la Lazio (0-0), poi la squadra il 3 gennaio inaugura il 1988 con un acuto, travolge (3-0) il Padova all'Appiani cui fanno seguito due pareggi con Arezzo e Modena e il successo 3-2 a San Benedetto del Tronto. L' Udinese risale a metà classifica, c'è ancora modo e tempo per tentare l'aggancio alla zona promozione, ma servirebbe un cambio di marcia che non avviene, al contrario il cammino dei bianconeri torna ad essere tortuoso e l'ultima chance svanisce il 15 maggio, 2-2 in casa con il Lecce che rimonta il duplice vantaggio dei bianconeri con le reti di Baroni e quella di Vanoli, un autentico siluro da trenta metri. La domenica successiva a Roma contro la Lazio succede un episodio che Pozzo non è mai riuscito a digerire: Sonetti affronta i capitolini con l'Udinese schierata per la prima volta a zona; un esperimento deleterio, pagato a caro prezzo perché la squadra è in balia dell'avversario, perde per 2-0. Ormai il pensiero è rivolto alla stagione successiva anche se nelle ultime quattro giornate i bianconeri conquistano tre affermazioni, con Padova, Modena e Sambenedettese e un pari con l'Arezzo. Dossena, reduce da un problema muscolare, preferisce non rischiare e salta le ultime gare per poi far valere una clausola liberatoria che gli consente di accettare l'offerta della Sampdoria con cui conquisterà lo scudetto. Il torneo si conclude con l'Udinese al decimo posto con 38 punti, mentre salgono in A Bologna, Lazio, Lecce, Atalanta. Vagheggi chiude con un bottino di 10 gol che gli vale un premio supplementare da parte della società.

1988-89 - Pozzo ritenta la scalata alla serie A e conferma la fiducia all'allenatore Sonetti il quale chiede e ottiene di eliminare tutte le “incrostazioni”, i calciatori che hanno fatto il loro tempo a Udine. Cambiano aria Brini (passa al Vicenza), Bruno e Caffarelli (Pescara), Federico Rossi e Tagliaferri (Taranto), Russo (Triestina), Chierico (Cesena), Pusceddu (Genoa), Righetti (Lecce), Vagheggi (Sambenedettese) con cui in verità non ha mai legato. Partono anche la promessa Fontolan (Genoa) e Dossena (Sampdoria). In compenso arrivano Catalano (Messina), Garella (Napoli) Lucci (Empoli) che è l'acquisto più costoso, Minaudo (Inter), Zannoni (Parma), Angelo Orlando (Triestina), Antonio Paganin (Sampdoria) soprattutto Totò De Vitis (Taranto) che in quel campionato riuscirà a segnare 15 pesantissimi gol, determinanti per il rilancio delle quotazioni del club bianconero. De Vitis è stato il desiderio di numerosi sodalizidi B, la storia dice che l'attaccante napoletano è il terzo miglior goleador di sempre nella cadetteria con 125 reti. Il primo è Giovanni Costanzo (che giocò dal 1934 al 1947) con 143 reti che comprendono anche le 13 messe a segno nel campionato misto di di serie B-C Alta Italia 1945-46, il secondo Stefan Schwoch, 135 reti realizzate dal 1996 al 2008. Branca rientra a Udine per fine prestito dalla Sampdoria, idem Susic dal Parma. A livello dirigenziale non c'è più Franco Dal Cin cui Pozzo non ha perdonato la scelta di Milutinovic e al suo posto arriva da Arezzo Marino Mariottini che rimarrà a Udine sino alla stagione 1992-93. La squadra (anche se Catalano, il “Platini dei poveri” stenta a ingranare e alla fine la sua sarà una stagione opaca) parte con il freno tirato, 1-2 a Reggio Calabria e non va oltre lo 0-0 casalingo il turno successivo contro l'Avellino che ha in tribuna il suo primo tifoso, De Mita che in mattinata ha partecipato a Udine ad un incontro con la Dc locale. Altro pareggio, 1-1 al terzo atto a Piacenza, poi i bianconeri cambiano marcia, battono dapprima la Ternana, 2-1 al “Friuli”, poi espugnano il campo della Cremonese, 3-2 per fare tris contro il Barletta, 3-1 casalingo. L'Udinese sale in classifica, consolida la posizione, il suo cammino è regolare con De Vitis che è l'uomo in più (nel frattempo dal mercato autunnale è stato acquistato il centrocampista dell'Avellino Agostino Iacobelli). In difesa baluardi pressoché insormontabili si dimostrano Garella e Storgato, con Lucci efficace libero. L'Udinese in casa conquista un importante bottino, 30 dei 45 punti complessivi, perde una volta soltanto, il 27 novembre 1988, 0-1 con il Bari per un autogol di Susic, L'epilogo si ha l'11 giugno 1989, penultimo atto del torneo: l'Udinese per avere la matematica certezza di salire in A necessità di un punticino che conquista contro il Genoa di Franco Scoglio già promosso, 1-1, davanti a 30 mila persone che poi fanno grande festa che proseguirà nelle vie del centro cittadino.

1989-90 – L'Udinese qualche giorno dopo festeggia la promozione all'Astoria Italia, ma Pozzo nel congratularsi con la squadra fa anche capire che Sonetti non verrà riconfermato, La sua colpa è quella di non aver dato un gioco alla squadra, di essere tecnico “sparagnino” più dedito alla difesa che all'attacco e al patron risultano “indigesti” i 15 pareggi per 0-0. Pochi giorni dopo diventa ufficiale la mancata riconferma di Sonetti e al suo posto viene chiamato l'allenatore zonaiolo Bruno Mazzia che ha un passato di centrocampista formatosi nella Juventus. Nel frattempo Pozzo per sanare le perdite di bilancio si vede costretto a sacrificare il capitale sociale (6 miliardi) che comprende il suo pacchetto azionario e quello dell'azionariato popolare (costituito nella precedente gestione). Il nuovo capitale sociale è di un miliardo garantito dalla Finveneta della famiglia Pozzo. Il patron, anche se è impegnato nell'azienda di famiglia a Molin Nuovo e in quella spagnola, interviene in quasi tutte le operazioni di mercato. Ma è ancora inesperto, si fida di “facili” consiglieri, tra cui quello che alla fine gli “sussurra” di puntare su Gallego del Real Madrid che dovrebbe risolvere gran parte dei problemi della squadra. Mazzia invece vorrebbe il friulano Domini regista del Cesena. Pozzo acquista anche il mediano Sensini, 23, (Newell's Old Boy), Oddi (Roma). Manca però la punta centrale per completare l'attacco con Branca, De Vistis e Simonini (arrivato dal Padova). Alla fine viene ingaggiato dallo Standard di Liegi l'attaccante israeliano Ronny Rosenthal, ma il contratto viene annullato il 19 luglio 1989 proprio nel giorno in cui la nuova Udinese viene presentata alla stampa al “Là di Moret” prima della partenza per il ritiro di Ravascletto. Il giorno dopo il procuratore del bomber, Israel, è a Udine e minaccia azioni legali nei confronti della società. Poi esce la notizie che la causa della rinuncia da parte dell'Udinese a Rosenthal è una malformazione congenita alla spina dorsale del giocatore. Il quale non vuole saperne di lasciare l'Udinese, vuole giocare in Italia, si impunta nel rispetto del copione predisposto dal suo manager. Ma ecco che pochi giorni di notte dopo vengono imbrattati i muri della sede bianconera in Via Cotonificio e quelli di alcune case vicine con la scritta “Rosenthal, go home” (con tanto di teschio) e ancora “Rosenthal vai nel forno”. Tutta l'Italia sportiva e non è indignata, ma il Friuli, la città di Udine, con in testa le massime autorità politiche e amministrative, si dissociano subito, condannano senza mezzi termini gli ignoti autori delle scritte e sono solidali con il giocatore. Rosenthal alla fine se ne va (giocherà in seguito nel Liverpool, nel Totthenam e infine nel Watford), arriva un altro bomber (30 luglio), l'argentino Abel Balbo coetaneo di Sensini, vengono acquistati anche i centrocampisti Andrea Bianchi (dalla Roma) e Bruniera (Ancona), il terzino Vanoli (Lecce), l'ala destra Mattei (Fiorentina), arriva anche l'attaccante Simonini dal Padova. Mazzia, a conclusione del ritiro a Ravascletto, rinuncia a Storgato e a Manzo. L'avvio di campionato è positivo, 1-1 in casa con la Roma (segna Simonini per i bianconeri), Gallego fa un figurone, ma le premesse vengono vanificate nelle successive cinque gare in cui l'Udinese conquista due pareggi e subisce tre sconfitte. Poi si riabilita, vince a Pistoia contro la Fiorentina per 2-1 con Balbo che dimostra tutta la sua forza, ma una settimana dopo inciampa in casa con il Genoa, 2-4. Mazzia è già in stato di accusa, gli viene imputato un gioco troppo “aperto”, meno male che alla decima giornata le acque si placano un po' per il successo casalingo, 2-1 sul Verona con gol decisivo di Gallego al 35' della ripresa. Illudono anche due consecutivi 2-2 a Cremona, soprattutto con la Juventus in casa, ma la squadra denuncia carenze nel mezzo e là dietro. Garella non è più Garellik, Mazzia è sempre sotto assedio da parte della società e a Natale Pozzo gli dà il benservito sostituendolo con un allenatore più esperto e più difensivista, Rino Marchesi. Niente da fare, l'Udinese continua a barcamenarsi nei bassifondi, ci si mette anche la sfortuna a inguaiare l'Udinese. Il 14 gennaio è di scena al “Friuli” il Napoli capolista di Diego Armando Maradona, il pronostico è dalla sua parte, ma l'Udinese per 88' è pressoché perfetta, segna con De Vitis dopo 3', raddoppia con Mattei all' 86'. E' fatta, pensano tutti. Ma dietro l'angolo c'è l'atroce beffa: all' 88' l'arbitro Pairetto assegna al Napoli un dubbio rigore che è trasformato da Maradona, poi concede 2' di recupero che consentono al Napoli di pareggiare con Corradini. Apriti cielo!. Pozzo a fine gara è un fiume in piena, attacca l'arbitro la cui direzione viene definita scandalosa e si becca la squalifica. Ma la sfortuna non ha limiti: l'11 febbraio, ecco che la squadra di Marchesi perde il suo “bomber di scorta”, De Vitis, che subisce la lesione del crociato anteriore nella gara casalinga contro la Fiorentina (1-1). Gallego accusa l'usura del tempo, in campo si vede sempre di meno. Pozzo però non demorde, vuole rigenerare la squadra che sembra sul punto di spegnersi, poi, dopo la sconfitta di Ascoli (0-.1) alla trentunesima giornata ordina il ritiro a Majano. Ci sono ancora speranze di salvezza, l'Udinese è a meno uno delle quintultime, Fiorentina, Cesena. Servono almeno cinque punti per evitare il baratro, contro l'Atalanta al “Friuli” la squadra non va oltre lo 0-0. Poi pochi giorni prima della trasferta di Roma con la Lazio (penultimo turno), Pozzo commette una grossolana ingenuità, telefona nella sede del club capitolino, chiede del presidente Calleri, ma riesce a parlare solo con il diesse Regalia. Questi denuncia un tentativo del patron bianconero di addomesticare il match che poi finisce 0-0. E' serie B anche se nell'ultimo atto l'Udinese sconfigge l'Inter per 4-3. A fine gara Pozzo fa delle insinuazioni: “ i nostri punti sono tutti puliti”. Una frase che alimenta il sospetto sulla salvezza conquistata in extremis da altre formazioni. Il patron si chiede soprattutto perché nell'ultimo mese di stagione chi affrontava l'Udinese, pur non avendo problemi di classifica, giocava alla morte. Non succede nulla, c'è fretta di archiviare la stagione perché tiene banco Italia '90, i mondiali che avranno svolgimento nel nostro Paese, con il “Friuli” che é sede di un girone eliminatorio cui fanno parte Spagna, Uruguay, Corea del Sud.

1990-91 – Pozzo conferma Rino Marchesi, soprattutto non demorde. E' un testardo, un amante del calcio, il primo tifoso bianconero. Vuole riportare in A l' Udinese, non vuole essere definito presidente perdente. Rifa la squadra confermando i primattori Balbo e Sensini. Gallego torna in patria, in serie B c'è posto solamente per due stranieri. Anche Garella non viene confermato e al suo posto arriva Giuliani con Battistini suo vice. E' promosso in prima squadra l'emergente Rossitto, 18 anni, vengono acquistati anche l'ala destra Pagano dal Pescara, l'attaccante Marronaro dal Bologna. L'ossatura sembra robusta per centrare l'obiettivo. Ma l'estate sarà caldissima: calato il sipario dei mondiali, ecco che la Giustizia Sportiva dimostra di avere la memoria lunga. La telefonata di Pozzo a Regalia é oggetto di indagine, il patron e l' Udinese sono rinviati a giudizio. Per la Commissione Disciplinare non ci sono dubbi, il comportamento del patron bianconero va considerato un tentativo di illecito sportivo anche se viene definito “atipico” perché non sono state offerte o promesse somme di denaro. Pozzo è indignato, non ci sta, vorrebbe non essere presente al processo, poi cambia idea, vuole salvare l'Udinese, continua a dichiararsi innocente, dà le dimissioni dalla carica di presidente, consegna la sua tessera di dirigente al presidente della Lega Calcio. All'Udinese in primo grado viene inflitta una penalizzazione di quattro punti. Una mazzata per Pozzo che subisce un'inibizione di cinque anni a ricoprire carica sociali. Viene inoltrato immediato ricorso, ma l'appello riserva la beffa, i punti di penalizzazione diventano cinque. Il patron mette all’asta la società il cui destino è nelle mani di un Comitato dei Garanti presieduto dall’Assessore Regionale all’Industria Ferruccio Saro. L’amministrazione della società passa nelle mani di Silvano Meneghini che è presidente della Finanziaria dei Pozzo (la Finveneta), mentre il diesse Marino Mariottini è il responsabile della gestione della squadra e in questa veste porta a Udine dall'Arezzo il regista Francesco Dell'Anno, ex “bambino prodigio” nella Lazio. Rino Marchesi viene riconfermato alla guida tecnica dei bianconeri, ma la sua avventura dura appena otto giornate: dopo la sconfitta di Ascoli del 28 ottobre 1990, viene esonerato da Mariottini e la responsabilità della squadra è affidata al tecnico in seconda Pietro Fontana, ma dopo due turni, in cui i bianconeri conquistano un punticino (1-1 in casa con il Foggia), l'Udinese passa nelle mani dell'esperto Adriano Buffoni. I bianconeri cambiano marcia, risalgono alcune posizioni di classifica, illudono e si illudono di poter centrare la promozione, ma la sconfitta del 12 maggio all'Appiani contro il Padova (1-2 vanifica gli sforzi della squadra di Buffoni che conclude all'ottavo posto con 38 punti. Ma senza la penalizzazione l'Udinese avrebbe concluso al terzo posto e sarebbe stata promossa. Poco prima della fine della stagione Pozzo sembra sul punto di cedere il suo pacchetto azionario a Maurizio Zamparini, poi ci ripensa e rimane al suo posto con un pensiero fisso in testa, riportare il club nel massimo campionato.

25 Commenti
ufodictator

1990-91 le trasferte a trieste e padova in treno speciale. quando siamo andati a padova c'era un olandese che dormiva in stazione a udine col sacco a pelo. è venuto via anche lui..

zico10

1986-87: Bertoni era ormai un giocatore finito, Collovati e Edinho in netta fase calante, Ciccio Graziani nonostante l’etá fece bene.
Io comunque alla salvezza ci credevo fino a quando arrivó il pareggio casalingo contro la Fiorentina, nella quale disputó una grande partita Stefano Borgnonovo.
Durante la sconfitta casalinga contro l’Avellino a metá secondo tempo, quando ormai eravamo sotto giá di una caterva di goal, lasciammo la curva nord e andammo in curva sud, gli steward dopo qualche titubanza ci fecero entrare (oggi una cosa simile non succederebbe mai!!!) e ci mischiammo con i tifosi dell’Avellino, cantando insieme e scambiandoci le sciarpe, uno dei siparietti piú belli e spontanei della storia del tifo friulano.
 
1987-88
Milutinovic era un grande tattico, infatti Dossena lo definí come uno dei migliori allenatori che lui ebbe, non per nulla portó nazionali scarse a ottimi risultati nei mondiali, ma non conosceva il calcio italiano e ne pagó le spese di lí a poco. Giocammo male anche a Trieste con almeno 1000 tifosi friulani al seguito, Triestina con Causio che nonostante l’etá brillava ancora.
Con Sonetti eravamo piú quadrati in campo e poi in mezzo al campo avevamo Dossena che in serie B era una spanna piú forte del resto dei giocatori. In quella stagione lí vinse il campionato il Bologna di Maifredi, probabilmente una delle squadre piú belle mai viste in serie B.
 
1988-89
Quadra quadrata e rodata dove eccelle Totó De Vitis che quella stagione ebbe una percentuale realizzativa impressionante, ogni occasione che capitava la tramutava in goal, un centravanti fantastico.
Aveva ragione il Paron ad essere deluso delle prestazioni in trasferta, eravamo una corazzata e ogni volta che giocavamo in trasferta ci difendevamo come una piccola che doveva salvarsi, ma da neopromossa Sonetti sarebbe stato l’allenatore giusto, anche perché conosceva la squadra alla perfezione.
 
 
1989-90
Arriva Mazzia che fa un bel gioco, zona pura e difesa alta, l’Udinese a fasi é spettacolare, capace di recuperare qualsiasi risultato e tener testa a tutti, ma é un colabrodo in difesa, con Garella non adatto ad uscire fuori dall’area di rigore e a centrocampo Gallego estremamente scarso. Con l’arrivo di Marchesi poi si passa da perdere giocando bene a perdere giocando da schifo. Ad Ascoli, la nostra ultima spiaggia, Marchesi interpreta la partita in maniera completamente errata pensando a una battaglia, mentre invece l’Ascoli ha giá tirato i remi in barca. Cmq non ci viene dato un rigore nettissimo su Balbo che ci condanna. Balbo fa un buon numero di goal ma non ha ancora conquistato i tifosi, le cose cambieranno dalla stagione seguente.
 
1990-91
Dopo un po’ di giornate finalmente viene esonerato Marchesi, arriva Buffoni che si dimostra un allenatore capace, con lui alla guida dall’inizio del campionato le cose sarebbero andate diversamente, ma ormai é tardi e recuperare considerando anche la penalizzazione é praticamente impossibile.

tobanis bis

To
Totò
Devitis facci un gol!

Che tempi, bei tempi.

Le gemelle

Gallego non era scarso.

tobanis bis

od*** era già allora una moviola in campo, ai tempi d'oggi sembrerebbe fermo del tutto.

zico10

Concordo pienamente con tobanis.
Pozzo poteva avere in prestito praticamente gratuito dall'Inter Scifo, lo propose a Mazzia, ma Mazzia non lo volle. I piú grossi problemi quell anno li avevamo in mezzo al campo. Con Scifo o uno come lui (intendo un giocatore dinamico e capace anche di segnare) io son convinto che ci saremmo salvati.

Le gemelle

Era lento e a fine carriera.
Ma non era scarso, anzi...

est.1896

Zinne, se vivi il presente DEVI parlare di holding, tasse, probabili evasioni ecc... Il disonesto intellettuale è colui che copre la realtà di OGGI con i successi del passato...E se leggi bene c'è un bel GRAZIE GIANPAOLO POZZO!!!! Dunque, voi cinque-sei "unici tifosi veri" smettetela di farci la morale quando invece dovreste farvi un esame di coscienza...Ma so già che non capirete, non vorrete capire o non potrete capite.

FORZA UDINESE ... SENZA GINO POZZO!!!!

zinne

dovrei farmi un esame di coscienza??? Forse sei un pò esagerato ed estremo, proprio come quando definisci la gestione Pozzo anche quella attuale.. Est, posso anche concordare su alcune cose, ad esempio avrei preferito anch'io che tutti gli interessi fossero concentrati sull'udinese, ma non è così... però oltre a questo discorso, bisognerebbe tirare fuori delle alternative valide! che in questo momento in una società dalle dimensioni dell'udinese, non trova molti riscontri a livello di investitori!

barpawer

Giuda, il tuo (vostro) problema è che avete voce (sfogo) solo su questo blog, nella casa dei tifosi Friulani, ossia al Friuli... non esistete.

adremozzop

barpawer e zinne come le loro madri: zoccole

tobanis bis

Ecco i miei ricordi di quelle stagioni!

86-87 La penalità di 9 punti, ok, ma oggi sarebbero 13, la vittoria valeva due punti. Vuol dire che per salvarsi servirebbero 53 punti circa, un’impresa quasi impossibile anche per l’Udinese di oggi.
La penalità pare già una condanna, e la nostra campagna acquisti, modesta, pare la conferma. Senza Carnevale che va a vincere lo scudetto a Napoli, Gigi De Agostini che va al Verona quarto, Baroni alla Roma…certo, stupiscono i 7 gol del vecchio Graziani, arriva Collovati in cerca di rilancio, c’è il dotatissimo Branca. Quando arriviamo a quota zero, davanti abbiamo l’Atalanta a 5, la salvezza è a 6 punti (ma la vittoria vale 2). Finiamo l’andata bene, 6 punti dalla salvezza, 3 dalla penultima, senza penalità addirittura decimi, da farci la firma. Ricordiamo i due pali interni con la Fiorentina a Udine, quando la salvezza comincia a essere lontanissima. Ricordiamo la catastrofe con l’Avellino, 2-6 in casa, era 0-5 a un certo punto, per noi segneranno Chierico e Collovati, per loro 2 Benedetti, uno Bertoni, uno Alessio e 2 di Schachner, che poi confesserà nel dopo partita di non sapere più il punteggio e di chiedere in campo “ma quanto siamo?”. Ricordiamo però la Roma seconda, noi quasi retrocessi e lo sgambetto di 2-1 (Graziani e Storgato, per loro Nela). A Bergamo perdiamo 4-2 e siamo matematicamente in B con 3 gg di anticipo. Senza penalità saremmo salvi, la difesa però è stata la peggiore della serie A. Mauro è titolare nella Juve seconda, ma è soprattutto l’anno d’oro dell’ex Virdis, che col Milan vince la classifica marcatori.
87-88 siamo in B, ormai negli ultimi anni la tendenza era quella, la penalità ha solo accelerato. La B è durissima, ci sono città come Roma (Lazio), Bergamo, Bologna, Lecce, Parma, Brescia. UN po’ pateticamente viene richiamato Giacomini, e pure Vagheggi (che però fa 10 gol!). Gli arrivi in realtà sono molto interessanti; tra le partenze, non rimpianta quella di Colombo che invece va al Milan e farà una carriera incredibile, in una delle squadre più forti di tutti i tempi; Collovati rigenerato va alla Roma terza. Giacomini dura poco, arriva la strana coppia Milutinovic Lombardo, perdiamo pure a Trieste, finchè arriva un vero allenatore, Sonetti, che la fa rendere al 101%. La svolta è proprio a Padova, dove sbaglio curva, ingannato dalle riprese tv (Padova era tra le poche a fare le riprese dalla gradinata, non dalla tribuna, e perciò erano al contrario) e ovviamente dilaghiamo 3-0, e mi ricordo i padovani che alla lettura della nostra formazione dicevano “se questi si svegliano, ci fanno neri”. A un certo punto l’impresa pareva possibile, dopo 9 partite di fila senza sconfitte…peccato, avere avuto Sonetti dall’inizio avrebbe voluto dire serie A.
88-89 rivoluzione ma ci va bene. Confermato Sonetti, arrivano e partono a frotte, arriva anche il mitico Garella, epurato a Napoli perché tra i ribelli. Durante l’andata anche 10 risultati utili di fila, la marcia è perfetta. Nel ritorno ricordo un Udinese – Parma 4-0 e se ricordo bene, fu un diluvio anche d’acqua. Alla fine promossi, fortissimi in casa, con uno dei migliori attacchi e una delle migliori difese. De Vitis è il secondo marcatore della serie B, con 15 gol, davanti a lui solo un tale Schillaci, del Messina, con 23! In A Carnevale fa 13 gol nel Napoli che vince lo scudetto. Delneri allena la Pro Gorizia.
89-90 torniamo in A nel momento peggiore. E’ il campionato più bello e difficile del mondo. Basti pensare che vinciamo tutte le Coppe. E che la finale Uefa vede due italiane. Partiamo male, puntando su Mazzia e la sua zona colabrodo. Con gli stranieri abbiamo grande fiuto: vabbè che prendiamo Gallego, amen, ma due sconosciuti come Sensini e Balbo, avercene. Spiace la partenza di Manzo e Storgato, si dice allontanati per lite con la Lady G. Col Bologna subiamo il pari casalingo nel finale, per opera del “mitico” Villa. Non riusciamo a vincerne una, neanche con la Samp che eravamo 3-0 (Sensini, Gallego, Balbo…poi autogol, Vialli e Katanec). La squadra galleggia, un po’ a vista, vince, perde, fa cose buone e meno, comunque è fuori dalla zona retrocessione, e pare un po’ affrettata la fine di Mazzia, cambiato con Marchesi. A fine andata siamo quart’ultimi. Nell’articolo su non si dice che il pari del Napoli è colpa di un INCREDIBILE errore di Abate, il nostro portiere. La salvezza è sempre là, distante 1-2 punti…la sconfitta fuori 1-0 con l’Ascoli ultimo fa passare le speranze. Alla fine battiamo l’Inter 4-3 in una bellissima partita ma retrocediamo per un punto. La peggiore difesa della serie A…ottimo invece Balbo, 11 gol all’esor***. Il Napoli campione d’Italia schiera titolari Carnevale, Mauro e Baroni. Baggio dice che il suo modello è Zico.
90-91 partiamo in B e con il -5. Non bene. Perché per la B abbiamo un piccolo squadrone, ma la penalità ci frega. Abbiamo addirittura il portiere campione d’Italia in carica, Giuliani, Dell’Anno, Balbo, Sensini, Rossitto…Dopo alcune partite, Pozzo è mangiallenatori e un po’ dilettantesco, fa fuori Marchesi, poi Fontana e poi il buon Buffoni. L’andamento è buono, pesa la penalità causata dall’ingenuità di Pozzo. A 4 gg dalla fine siamo a soli 2 punti dalla A, ma perdiamo 2-0 a Verona in quello che è una specie di scontro diretto (vanno su loro). Balbo in B è devastante, 22 gol e primo a pari merito nella classifica marcatori. Dossena è titolare nella Samp che vince lo scudetto. Delneri allena il Teramo in C2 e sfiorano la promozione.

selmosson

mandi, bell'articolo .. è giusto che i giovani sappiano come sono andate le cose senza ascoltare strane verità da gente che probabilmente ha il dente avvelenato verso pozzo -- se non arrivava lui saremo chissà dove , altro che europa , vediamo le altre squadre vicine a noi .. emoticon

zinne

già... a leggere dei commenti sotto, forse qualcuno si aspettava lo scudetto a udine... per me l'emozione di aver festeggiato il terzo posto e la qualificazione champions, vale di più che vincerla per uno juventino... poi si qualcuno troverebbe un investitore migliore disposto ad investire centinaia di milioni ad udine e portarla sul tetto del mondo, sarò il primo a sponsorizzarlo!!!!

Padre bio

Nell'articolo Vagheggi viene definito un'"incrostazione".
E ora? emoticon

fulviofellet

Palermo Genoa Samdoria Bologna Firenze Bari Catania
Venezia Verona Messina Padova Trieste Taranto Brescia Prato Parma Modena Reggio Calabria Reggio Emilia Perugia Livorno Ravenna Cagliari Foggia Rimini Salerno Ferrara Sassari Latina Siracusa Monza Pescara Giugliano in Campania Bergamo Forlì Trento Vicenza Terni Bolzano
Novara Piacenza Ancona Andria Arezzo Cesena Barletta

est.1896

Sampdoria Atalanta Cagliari Verona Pro Vercelli Vicenza Lazio Bologna Fiorentina Genoa Torino Vado Venezia Parma Casale Novese

Pozzese zero tituli .... ed appestati! ....dopo 50 anni consecutivi in A (...con Carpi Frosinone Crotone Bari Pescara Avellino Catania.....WOW che impresa con Serie A a 20 squadre!)....Sai dove puoi metterti i tuoi cinquant'anni consecutivi di A se poi qua non ci vuole più venire nessuno che non sia disperato o giovane dal terzo mondo....

zanetti*

Fulvio mi sai dire quante delle squadre elencate ha una società che sput.tana + 20 mln all'anno in scouting ? ( scusa non in scouting perchè i risultati si vedono li sputta.na e basta ) Ovviamente tutto a discapito dell'Udinese !!! Continua pure a fare elenchi senza senso .

B_and_W

ma sei cerebroleso o cosa? almeno copia la classifica delle aree urbane, non quella della popolazione dei comuni da wikipedia.... sei proprio un minorato mentale... Tieni ecco, sono dati OCSE, almeno questa è più veritiera https://www.oecd.org/gov/regional-policy/functional-urban-areas-all-italy.pdf

B_and_W

Country
ID on the
map Name FUA Class type
Total population
(2000)
Total population
(2014)
Italy IT002 Milan Large metropolitan areas 3,847,991 4,159,854
Italy IT001 Rome Large metropolitan areas 3,702,216 4,149,364
Italy IT003 Naples Large metropolitan areas 3,519,828 3,572,928
Italy IT004 Turin Large metropolitan areas 1,687,005 1,774,507
Italy IT005 Palermo Metropolitan areas 931,194 940,259
Italy IT006 Genova Metropolitan areas 739,138 707,321
Italy IT009 Bologna Metropolitan areas 703,630 763,811
Italy IT007 Florence Metropolitan areas 700,959 732,746
Italy IT010 Catania Metropolitan areas 611,090 630,814
Italy IT008 Bari Metropolitan areas 564,180 583,764
Italy IT011 Venice Metropolitan areas 535,028 545,570
Italy IT012 Verona Medium-sized urban areas 467,565 512,129
Italy IT027 Cagliari Medium-sized urban areas 458,198 470,669
Italy IT028 Padova Medium-sized urban areas 456,405 508,205
Italy IT029 Brescia Medium-sized urban areas 413,739 475,187
Italy IT022 Taranto Medium-sized urban areas 412,939 420,350
Italy IT501 Messina Medium-sized urban areas 288,580 276,317
Italy IT030 Modena Medium-sized urban areas 282,451 316,198
Italy IT503 Parma Medium-sized urban areas 275,606 318,114
Italy IT511 Bergamo Medium-sized urban areas 268,517 299,320
Italy IT502 Prato Medium-sized urban areas 250,684 279,984
Italy IT015 Trieste Medium-sized urban areas 243,222 229,790
Italy IT032 Salerno Medium-sized urban areas 240,756 247,390
Italy IT505 Reggio nell Emilia Medium-sized urban areas 221,555 267,387
Italy IT048 Cosenza Medium-sized urban areas 219,013 218,724
Italy IT025 Reggio di Calabria Medium-sized urban areas 218,236 216,798
Italy IT016 Perugia Medium-sized urban areas 218,112 255,736
Italy IT514 Vicenza Medium-sized urban areas 214,958 240,273
Italy IT035 Udine Medium-sized urban areas 210,838 228,344

zinne

per essere coerenti con i vostri discorsi, dovreste tirar fuori, o almeno provare a fare dei nomi, di investitori disposti ad investire centinaia di milioni per costruire con l'udinese, società dal bacino d'utenza limitato, un grande progetto sportivo... Dovreste convincerli che vincere a udine significa in poche parole, non portare a casa nulla in termini economici, ma solo la gloria di essere gli unici ad aver vinto con una piccola società...
Maddaiii, ma l'avete visto chi ca.zzo ha comprato il Palermo??? Lo vorreste veramente un ceffo così che si spoglia e fa vedere i suoi tatuaggi nella conferenza stampa di presentazione?? Siate onesti intellettualmente e non tirate sempre fuori, holding, tasse, probabili evasioni ecc... tirate fuori delle alternative valide!!!!

Nord

Bei tempi, in cui c era un vero Presidente, una società seria che pretendeva impegno e voglia.
GP Pozzo è stato il vero Presidente.
Dopo di lui solo azioni figlie di troppo stu*** a Cambridge.
Una società e squadra di calcio vera è altra cosa.

ivan.duratti

caro presidente lei purtoppo si e' defilato al cospetto del figlio ....da quando ha lasciato il timone a lui e' sucesso di tutto,buttato via 3 anni di suo sacrificio ,liti con tifosi ,squdra imesistente ..MI ricordo k lei subito dopo la partita se era qualcosa di negativo la sentivamo urlare,mentre ora tutto tace:anzi tutto buonbenista ..RITORNI IN CATTEDRA ...

GARUDA

Con Gino 4 volte in Europa

adremozzop

GARUDA sei solo una p.u.t.t.a.n.a.

Sul piccolo schermo

Conferenze stampa

Primavera e giovanili

Serie B

Lega Pro

Internazionali

Calcio

Invia questa pagina ad un tuo amico
I campti contrassegnati con * sono obbligatori