120 anni di Udinese: nel 1947 inizia l'era Bertoli

Da D'Odorico all'inizio degli anni '50

120 anni di Udinese: nel 1947 inizia l'era Bertoli

03/12/2016

La promozione nella cadetteria coincide con il ritorno in Friuli di due icone del calcio bianconero, gli attaccanti Walter D'Odorico, reduce dall'esperienza con il Torino e Aldo Spivach proveniente dal Liguria che vengono pure assunti in qualità di funzionari dalla Camera di Commercio di Udine. Viene ceduto il solo Sdraulig che passa al Bologna (con cui vincerà lo scudetto), in compenso si sono definitivamente affermati giovani come Zorzi (che da attaccante si trasforma in terzino) e Degano, vivace ala ed è in rampa di lancio il difensore Severino Feruglio,20 anni. Il presidente Caine blinda anche Tabanelli, determinante l'anno prima per il ritorno in B, per cui c'è giustificato ottimismo sul comportamento dei bianconeri, affidati nuovamente a Oighen Payer (poi sostituito da Luigi Miconi), che sono protagonisti di una felice partenza conquistando tre affermazioni e un pareggio nelle prime quattro giornate. La squadra segna in quantità (vince 6-3 alla sesta giornata con il Verona e 8-1 alla quattordicesima con la Pro Vercelli), D'Odorico è una macchina da gol, alla fine saranno 25 i suoi centri (molti dei quali di testa) su un totale di 60 classificandosi al secondo posto nella classifica dei migliori bomber di B dietro il livornese Vinicio Viani (35 reti). La difesa però non è impeccabile, (è perforata 57 volte) e ciò frena la corsa delle zebrette che concludono in posizione mediana. Nel frattempo l'Italia è entrata in guerra, ma il calcio si fermerà se non al termine della stagione 1942-43. Il presidente Caine (all'inizio di stagione lascerà il posto a Marcello Valentinis) affida la squadra al maestro Pietro Piselli un livornese che ha appena portato in A la squadra della sua città. Piselli (ginnasta pur avendo una gamba di legno) ripudia il modulo e si affida al “sistema inglese” e a farne le conseguenze è Gallo che si vede costretto ad agire in linea con i due terzini dopo aver sempre ricoperto il suo di centrale in mezzo al campo. L'Udinese appare in difficoltà, Piselli ruota continuamente gli uomini a sua disposizione, meno male che c'è sempre “lui”, Walter D'Odorico che a suon di gol (ne segnerà 17) consente alla squadra di tenersi a debita distanza dalla zona retrocessione. Piselli nel frattempo (girone di ritorno) si ravvede e ripropone il modulo e le cose migliorano.

L'Udinese si piazza all'undicesimo posto per poi disputare altri due campionati di B, 1941-42, con Miconi ancora allenatore (arriverà nona) e 1942-43, guidata per tre quarti del torneo da Ferenc Molnar poi rimpiazzato da Gino Bellotto, quando si piazza al terzultimo posto con 26 punti. Va anche detto che in quest'ultima stagione si sono avvertite, eccome, le (inevitabili) cessioni di alcuni “pezzi” pregiati, il centromediano Gallo, il terzino Zorzi e l’ala sinistra Del Medico ceduti al Milano (l’attuale Milan). Inoltre il suo goleador D'Odorico è stato impegnato dall'aprile 1942 sul fronte orientale nella campagna di Russia con il grado di sotto tenente. Senza di lui le sorti dell'attacco bianconero sono affidate a Cozzarin e a Ermenegildo Orzan che comunque fanno la loro parte, 20 reti complessivamente. La squadra nelle prime sei giornate fa giocare nel ruolo di mediano Gastone Rinaldi, 22 anni, che verrà ricordato non per le sue doti di calciatore, ma per essersi affermato come designer. Rinaldi, cresciuto nel Padova, poi passato alla Cremonese, quindi all'Udinese nel 1942-43, chiuderà la sua breve carriera ancora nel Padova a 24 anni per poi dedicarsi all'attività dell' azienda famigliare, la “Rima” fondata nel 1916 da suo padre. Laureatosi in architettura, Rinaldi progetta in particolare sedie in metallo e nel 1954 vincerà il Compasso d'Oro. In campo sportivo si dimostra anche bravo pilota automobilistico e partecipa alle Mille Miglia.

L'Udinese all' inizio del girone di ritorno è in evidente difficoltà, subisce quattro sconfitte consecutive con Spezia, Anconitana, Brescia, Modena e da una posizione di relativa tranquillità scivola nei bassifondi. A complicare la situazione ecco che a gennaio, nella gara di Napoli disputata al mattino (ore 11,30) per motivi di ordine pubblico dopo i bombardamenti degli anglo americani cui la città campana era stata oggetto anche il giorno prima, il centrocampista Salati perde la testa, rifila un calcione all'arbitro Scotti reo di aver favorito con una serie di errori il Napoli; ma la paternità di quel fallo se l'assume da subito l' ala sinistra Obuel che, oltre ad essere espulso, verrà squalificato a vita anche se nell'immediato dopo guerra verrà amnistiato. In occasione della gara con l'Alessandria ad aprile, l'allenatore Belotto ha gli uomini contati e sta per far debuttare il diciottenne attaccante Silvano Pravisano, ma all'ultimo istante l'infortunato Cozzarin, che doveva appunto lasciar spazio al promettente attaccante udinese, recupera e va in campo. I grigi alessandrini sono sconfitti per 2-0. Pravisano si consolerà qualche settimana dopo debuttando in Coppa Italia nei quarti di finale a Venezia dove l'Udinese perderà per 3-2 dopo essersi portata due volte in vantaggio. La compagine bianconera concede il bis con un'altra formazione piemontese, il Novara che è battuto in casa sua ancora con il punteggio di 2-0, poi fa tris sconfiggendo al “Moretti” la Pro Patria per 1-0. L' Udinese respira, ma inconsciamente abbassa la guardia e nei successivi due incontri a Pisa (0-4) e in casa con il Pescara (0-1) subisce altrettante sconfitte. Assistono alla gara con gli abruzzesi Luigi Miconi, spettatore interessato dato che è l' allenatore della Cremonese che, due turni dopo, affronterà proprio i bianconeri, e l' applauditissimo Water D'Odorico reduce di Russia. Dodo non è ovviamente ancora pronto per giocare, ma prima della fine della stagione riacquista una discreta condizione generale e Bellotto lo utilizza nelle ultime tre gare a Cremona, in casa con il Napoli e a Siena. D'Odorico segna tutte le reti dei bianconeri, quattro, due a Cremona (finisce 2-2), uno con il Napoli (1-1), uno a Siena (1-3) che avrebbero potuto essere cinque se non avesse fallito un calcio di rigore contro i senesi. E pensare era rientrato a Udine appena tre mesi prima distrutto nel fisico dalla guerra di Russia!

L'evento bellico sconvolge anche il mondo calcistico. La Federcalcio decide di non iniziare i vari campionati della stagione 1943-44, molte società poco dopo lasciano liberi i loro giocatori fermo restando l'obbligo di rientrare al club di origine alla fine della guerra. Ma, per quanto possibile, il calcio aiuta ad attenuare ansie, paure che genera l'evento bellico e dall'8 dicembre 1943 al 20 luglio 1944, vengono istituiti due campionati, uno dell'Alta Italia suddiviso a gironi, l'altro del Centro e Centro Sud. L'Udinese fa parte del primo campionato ed è inserita nel girone giuliano con Triestina, Ponziana, Cormonese, San Giusto, Monfalcone, Pro Gorizia, Ampelea, Triestina ed è allenata da Alfredo Foni. I bianconeri conquistano cinque affermazioni, tre pareggi e subiscono sei sconfitte.

IL DOPO GUERRA - Al termine del secondo conflitto mondiale, l'Udinese riprende l'attività calcistica come cooperativa di calciatori e l'ingegner Guido Ceccherini, con il contributo del calciatore Severino Feruglio (reduce dalla guerra partigiana nelle file della Divisione “Garibaldi” e che è un'autorità a Udine avendo assunto il comando delle forze di polizia), di Walter D'Odorico, Aldo Spivach e dell'ex bianconero ed ex alabardato, l'avvocato Remo Costa (giocherà ancora sino al maggio 1947) e con quello di alcuni dirigenti del passato, Giovanni Castiglione, Giuseppe Ricobelli, il segretario Fausto Vendrame, ricostruisce l'Associazione Calcio Udinese. Ceccherini, ex arbitro di calcio, diventa commissario del Acu, incarico che mantiene sino al 14 agosto 1945 viene nominato un comitato di reggenza con il medico udinese Guido Butti (ed ex sanitario della squadra bianconera per una quindicina di anni, dal 1940 al 1955) che ne diventa presidente. L'Udinese viene inserita in uno dei tre gironi B-C (girone C) della Lega Alta Italia e le difficoltà non mancano, soprattutto economiche e logistiche dato che i bianconeri non possono allenarsi al “Moretti” (è requisito dalle forze alleate) e devono usufruire dello stadio federale di Sant'Osvaldo e del “Brunetta” in via Mantica. Nel marzo 1946 si conclude il mandato del comitato di reggenza e viene nominato un consiglio direttivo dell'Associazione Udinese Calcio con presidente il commerciante Guido Cappelletto (neo consigliere comunale democristiano di Udine). Il torneo B-C vede i bianconeri concludere al decimo posto dopo una stagione travagliata condizionata da numerosi, troppi rinvii di gare in cui la squadra, guidata da Luigi Miconi, era impegnata. L'unica consolazione è rappresentata dall' “esplosione” del ventunenne Sergio Manente dotato di di raffinata classe che gli ha consentito nella sue lunga carriera di ricoprire tutti i ruoli tranne quello del portiere. A fine stagione Manente viene ceduto all'Atalanta per poi diventare una delle basi portanti della difesa della Juventus. Giocherà anche nel Lanerossi Vicenza per concludere la sua carriera a 36 anni dove l'aveva iniziata, nell'Udinese. Feruglio passa al Livorno in A, Barbot al Grosseto. La Federcalcio intanto ridisegna la mappa dei campionati con la squadra bianconera che - nella stagione 1946-47 - viene inserita nel girone B della serie cadetta e, guidata da Vittorio Faroppa, ottiene un onorevole undicesimo posto (su ventun squadre). Faroppa ha utilizzato i portieri Gremese e Biasatti; i difensori Ferron, Marangoni, Silvestri, Berini, i mediani Martinis, Zarlatti, Coletti Peresani, Tubaro, Ottogalli; ali attaccanti Bertoli, Pravisano, D' Odorico, Costa, Obuel, Boscolo, Pin Zanello, Mariot, Lorenzutti, Moro, De Paoli, Ciardi, Del Bon. Il bilancio della società è sempre in rosso e al termine di quel campionato Guido Cappelletto rassegna le dimissioni.

L'ERA BERTOLI – Nell'estate del 1947 la serie B rappresentava un lusso per l'Udinese sempre oberata di debiti; figurarsi pensare in grande, alla serie A. Erano tempi davvero difficili, l'Udinese viveva alla sostanza, non poteva programmare un futuro decisamente migliore, ma ecco che uno dei contitolari della più grande industria di Udine, le “Officine” di Paderno e di Molin Nuovo, Giuseppe Bertoli , ex podestà di Tavagnacco (comune che, prima della seconda guerra, comprendeva pure il territorio di Pagnacco), accetta di guidare il club. Bertoli si accolla il deficit societario di quasi 9 milioni di lire e ne spende altrettanti per cercare di rinforzare la squadra affidata all'allenatore austriaco Hermann Schramseis poi rimpiazzato nella seconda parte del campionato da Elio Loschi. Tre mesi prima della conclusione dell'annata calcistica la Federcalcio decide di riordinare ancora i campionati: la B dall'anno successivo si riduce ad un solo girone per cui l'Udinese per evitare la retrocessione in C deve classificarsi entro le prime sei. Niente da fare, i bianconeri concludono all'undicesimo posto. Bertoli però non si perde d'animo, punta all'immediato ritorno nella cadetteria, affida la squadra all'ex campione del mondo 1938 , Aldo Olivieri e in soli due anni la squadra approdano per la prima volta in serie A. E' il trionfo di Giuseppe Bertoli che, a partire dall'estate del 1949, trova nel genero Dino Bruseschi, 27 anni, un supporto importantissimo per l' ulteriore crescita del calcio udinese.

Nell'estate del 1949 Bertoli acquista dalla Mestrina Dalle Vacche, Darin, Perissinotto, dalla Lazio il portiere Brandolin, dalla Sampdoria rientra Zorzi e con lui c'è il compagno di squadra, il fiumano Vicich; e l'ultimo acquisto per assestare definitivamente la squadra, è rappresentato dall'irlandese Paddy Sloan, amante del buon whisky, una mezzala che ha giocato nel Torino, prima ancora nel Milan, di cui pochi conoscono l'età (era solito tingersi i capelli) che, pur con movimenti lenti e cadenzati, offre calcio di qualità. Il cammino delle zebrette è trionfale. Stelio Darin è una macchina da gol (19 centri), ma anche Zorzi, specialista sui calci piazzati, non scherza; alla fine l'Udinese segnerà 78 reti subendone esattamente la metà, concludendo al secondo posto con 60 punti, uno in meno del Napoli. Partenopei e bianconeri sono comunque meritatamente promossi nella massima categoria. Terzo è il Legnano (dove milita l'ex bianconero Pravisano) che nell'ultima giornata surclassa l'undici di Olivieri per 6-1 impedendo ai bianconeri di concludere al primo posto.

L'impatto con la massima categoria non è per nulla traumatico, l'Udinese, nel frattempo affidata a Guido Testolina, dopo il il pessimo debutto dell'11 settembre 1950 a San Siro contro il Milan che vince per 6-2, rimane sempre al riparo dalle sabbie mobili della retrocessione e conclude al nono posto. Nel suo primo anno in A, si pongono in evidenza il portiere Brandolin, la coppia dei terzini Vicich, Zorzi, le mezzali Perissinotto e il danese Erling Soerensen, l'attaccante Rinaldi, ex Milan. L'anno successivo aumentano le difficoltà per i bianconeri, a metà torneo ne fa le spese Testolina e Bertoli affida la squadra al binomio Vecchiet-Feruglio (quest'ultimo con il duplice compito di allenatore-giocatore) e alla fine la squadra conclude in quattordicesima posizione. Dolorosa è soprattutto la sconfitta (0-5) a Como, il 25 maggio 1952, quando mancano cinque gare alla conclusione del torneo. Il giorno dopo l'allenatore Feruglio fa un dettagliato rapporto a Bertoli, in particolare gli fa notare che il mediano Mido Bimbi e l'attaccante Giancarlo Bacci non sono usciti dal campo con la maglia sudata. Apriti cielo!. Bertoli dà l'ordine di non utilizzare più i due. Sempre in quella stagione l'attaccante Amos Mariani parteciperà con la nazionale ai Giochi olimpici di Helsinki e viene ricordato come il primo bianconero ad aver indossato la maglia azzurra.

In due anni di serie A il bilancio della gestione Bertoli è di 22 vittorie, 25 pareggi e 29 sconfitte.

(4 – continua)